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Il tennis in Asia: quando il business vince sulla passione

01/10/2017 01:22 32 commenti

La tranche asiatica entra nel vivo della stagione tennistica, con tappe e tornei importanti in città affascinanti come Shanghai, Pechino e Wuhan: tanti punti in palio, tanto denaro nelle tasche dei partecipanti eppure… zero pubblico sugli spalti.
Situazione surreale quella cui assistiamo giorno dopo giorno: la tournée asiatica dovrebbe rappresentare un ricco aperitivo del finale di stagione, occasione importante per dare una bella accelerata in classifica, giocatori e giocatrici di livello che dovrebbero richiamare orde di spettatori…eppure non c’è nessuno.

Che si tratti di un Premier5, un Premier Mandatory, un ATP500 o un Masters1000, le cornici sono più in linea con un challenger piuttosto che con un appuntamento clou di questa parte dell’anno. È un vero peccato perché si capisce immediatamente che la cultura tennistica in Asia è ancora un work in progress e a che spingere verso queste zone siano forti investimenti economici e pubblicitari piuttosto che una risposta a una domanda costante di eventi cui assistere.
La globalizzazione nello sport è uno dei traguardi più nobili che ci si possa prefiggere, una multiculturalità non solo fra i giocatori in campo ma anche in un’offerta che si propone di soddisfare un pubblico sempre più esigente: solo che qui manca proprio il pubblico.

Gli spalti, le tribune, sono quasi desolatamente vuote, pochi spettatori e le televisioni internazionali che devono inventarsi numeri di alta scuola per evitare inquadrature scomode: forse l’inserimento di questa fetta di mercato tanto grande e tanto appetitosa poteva essere fatto in maniera più graduale, magari soddisfacendo maggiormente le esigenze di un’Europa che invece brama per avere più eventi e progressivamente inserire tornei di richiamo in Cina o Giappone, con l’Italia ad esempio in prima linea “stanca” di avere solo lo specchietto per allodole del Foro Italico e che sono sicuro, risponderebbe in ben altra maniera riempiendo spalti e facendo segnare record di affluenza giorno dopo giorno.

Però purtroppo viviamo nell’epoca del business, del puro guadagno fine a se stesso, poco importa se sull’altare del dio denaro venga sacrificata ciò che dovrebbe essere il motore del tutto: la passione per il tennis. Così facendo cosa spingerà un bambino a prendere la racchetta in mano? C’è ancora spazio appunto per la passione?


Alessandro Orecchio


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32 commenti. Lasciane uno!

Luca_nl 01-10-2017 23:04

Cioè spiegatemi, Palermo ha rinunciato al suo WTA International per colpa dei Cinesi?
Se Milano o altra città italiana voleva rilevare il torneo siciliano non poteva farlo a causa dei cinesi?

Mi sembra un articolo sul genere: “ciò che non va è sempre colpa degli altri”, con questa mentalità si va poco lontano, anzi presto tanti italiani diventeranno dipendenti dei cinesi, basta guardare alle squadre di calcio milanesi, e non solo.
Dalla mie parti, i saloni italiani di parrucchiere chiudono e vengono riaperti dai cinesi che assumono personale italiano.

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cataflic (Guest) 01-10-2017 20:51

Scritto da makko

Scritto da Carl
Un momento, spiegatemi dove è il “business”.
Cioè spiegatemi come e quanto riescono a guadagnare gli organizzatori cinesi, pur pagando lautissimi prize money ai giocatori (e forse anche importanti appearance fees) e salate parcelle ad ATP e WTA, ma praticamente senza o con minimi incassi dalla vendita dei biglietti.
Non credo che i diritti televisivi siano diversi da quelli degli altri paesi, quindi la cosa non torna molto.
A meno di non ribaltare il ragionamento: gli organizzatori cinesi, pur di promuovere il tennis nel loro paese, sono disposti a rimetterci di tasca propria per avere grandi tornei, sperando che prima o poi la sua popolarità aumenti.
Mentre quelli che badano solo al business sono quelli, ad esempio, europei, che dai tornei organizzati ricavano una vagonata di soldi, esempio Roma, ma se ne guardano bene dal reinvestire il malloppo.

Credo che gli eventi in sé siano in perdita ma che la perdita sia finanziata nell’ambito di una politica statale di affermazione in campo internazionale che ha poi un ritorno indiretto difficilmente quntificabile anche perché sinergica con tante altre iniziative similari

Mi sembra una osservazione sensata.
Fa parte della vendita del “marchio” Cina.

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Tifoso degli italiani (Guest) 01-10-2017 20:02

@ Pierre herme the Picasso of pastry (#1962960)

Penso che i numeri della criminalità,in un paese come la Cina, siano molto sottostimati dalle autorità locali..

30
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Luca Martin 01-10-2017 18:45

@ Pierre herme the Picasso of pastry (#1962960)

Vero, ma anche nel resto del Mondo sarebbe quasi come in Cina, se non ci fosse certa marmaglia importata per buonismo o cecità ideologica.

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Pierre herme the Picasso of pastry (Guest) 01-10-2017 16:53

Scritto da MarcoP
@ emilio (#1962883)
A Pechino potevamo trovare delle ottime imitazioni della Nike.
Mentre i colleghi cinesi ci chiedevano di portargli dall’Italia autentiche Prada, per potersi distinguere dalle imitazioni.

Esatto
I cinesi le imitazioni le producono ma non le comprano , sono materialisti puri ed estremisti
Cmq tutto cambia , le societa’ evolvono in un modo o nell’ altro , la Cina e’ un paese ” safe ” come pochi al mondo , mai uno scippo , mai nessuno che ti punta un coltello in gola per 100 Eur ( Brasile ) o nessuno che da di matto e spara sulla folla ( USA ) poi in negativo hanno le polveri nell aria , l acqua sporca e l aria irrespirabile ma il paese e’ un paese civile ve lo assicuro….

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+1: Luca Martin
MarcoP 01-10-2017 16:33

@ emilio (#1962883)

A Pechino potevamo trovare delle ottime imitazioni della Nike.
Mentre i colleghi cinesi ci chiedevano di portargli dall’Italia autentiche Prada, per potersi distinguere dalle imitazioni.

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MarcoP 01-10-2017 16:30

Scritto da emilio
i cinesi lavorano dalla mattina alla sera…

Ci ho lavorato e non ho avuto questa impressione.

26
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Pierre herme the Picasso of pastry (Guest) 01-10-2017 16:10

Non so a Wuhan ma ho visto in TV la finale di Shenzhen , non sara’ stato tutto esaurito ma di gente ce n era parecchia
Bella vittoria di Goffin , giocatorino ( nel senso vezzeggiativo ) perfetto 🙂

25
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Giorgio (Guest) 01-10-2017 15:54

a me sembra che a tokyo di pubblico ce ne sia, e mica poco!

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+1: MarcoP
Carl 01-10-2017 15:46

@ makko (#1962836)

Esatto, quindi tutto il contrario del business come unico idolo per guadagnare soldi, ma un investimento per conseguire traguardi non esclusivamente economici.

23
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Luca Martin 01-10-2017 14:47

Scritto da Pierre herme the Picasso of pastry

Scritto da Luca Martin
L’economia in Cina e nei paesi asiatici si basa, (io temo, è una mia idea personalissima) sul FALSO IN BILANCIO. Tutto è truccato. Invece che la svalutazione dei nostri magnifici economisti ai tempi della Lira, loro agiscono con ‘gomma e inchiostro delebile’.
Non se ne fanno problemi.
E’ un’economia basata su una manifattura di qualità bassissima, risibile, a costi quasi nulli, con salari da epoche lontanissime (schiavitù? ma anche noi ci siamo vicini!: a una mia conoscente hanno offerto un lavoro da 40 h settimanali a 400 euro al mese!).
Bisognerebbe chiedersi quindi, se lo spettatore è in grado di poter accedere a questi tornei. Ovvero: a cosa equivale in percentuale un biglietto rispetto al loro salario?
In Italia non crediate che la situazione economica consenta di riempire gli stadi. CI riesce Roma, perchè è l’unico appuntamento.
Milano, dico MILANO, ha dovuto rinunciare da anni, ad un appuntamento tennistico. Il problema secondo me, è (lasciatemi usare un’espressione strana) FISICO. Nel senso che organizzare la vendita dei biglietti è un grossissimo problema. A Montecarlo ho visto gente che piuttosto che vendere dei biglietti, ti aspettava sotto il pullman, quasi in mezzo alla strada. Un’organizzazione casereccia, fisica, ma molto concreta e fattuale.

Guarda sono in Cina per lavoro da 18 anni , sul discorso dei falsi in bilancio sulle grandi aziende statali non mi pronuncio ma la piccola ( in italia media ) – media ( in italia grande ) azienda ti garantisco che le banche ti danno zero , o sei strutturato ed efficiente o salti in aria ( nel senso che chiudi – fallisci )
Cio che e’ avvenuto qua negli ultimi 30 anni non e’ facilmente spiegabile ma ti garantisco che i cinesi – asiatici in genere hanno oggi un etica del lavoro superiore a cio’ che si pensa in Italia – Europa
Circa la qualita dei prodotti c e di tutto dipende da cio che vuoi spendere
Quello che ci salva in Italia – Europa e’ ( ancora ) la creativita’ , il design ….per il resto in asia ci hanno messo sotto perche hanno piu voglia di lavorare farsi il mazzo e migliorare, in altre parole sono ambiziosi , vogliono che domani sia meglio di oggi quando noi cerchiamo solo di mantenere cio’ che abbiamo.

Ti ringrazio per il tuo apporto fatto di esperienze sul campo. Un saluto!

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Pierre herme the Picasso of pastry (Guest) 01-10-2017 13:14

Scritto da Luca Martin
L’economia in Cina e nei paesi asiatici si basa, (io temo, è una mia idea personalissima) sul FALSO IN BILANCIO. Tutto è truccato. Invece che la svalutazione dei nostri magnifici economisti ai tempi della Lira, loro agiscono con ‘gomma e inchiostro delebile’.
Non se ne fanno problemi.
E’ un’economia basata su una manifattura di qualità bassissima, risibile, a costi quasi nulli, con salari da epoche lontanissime (schiavitù? ma anche noi ci siamo vicini!: a una mia conoscente hanno offerto un lavoro da 40 h settimanali a 400 euro al mese!).
Bisognerebbe chiedersi quindi, se lo spettatore è in grado di poter accedere a questi tornei. Ovvero: a cosa equivale in percentuale un biglietto rispetto al loro salario?
In Italia non crediate che la situazione economica consenta di riempire gli stadi. CI riesce Roma, perchè è l’unico appuntamento.
Milano, dico MILANO, ha dovuto rinunciare da anni, ad un appuntamento tennistico. Il problema secondo me, è (lasciatemi usare un’espressione strana) FISICO. Nel senso che organizzare la vendita dei biglietti è un grossissimo problema. A Montecarlo ho visto gente che piuttosto che vendere dei biglietti, ti aspettava sotto il pullman, quasi in mezzo alla strada. Un’organizzazione casereccia, fisica, ma molto concreta e fattuale.

Guarda sono in Cina per lavoro da 18 anni , sul discorso dei falsi in bilancio sulle grandi aziende statali non mi pronuncio ma la piccola ( in italia media ) – media ( in italia grande ) azienda ti garantisco che le banche ti danno zero , o sei strutturato ed efficiente o salti in aria ( nel senso che chiudi – fallisci )
Cio che e’ avvenuto qua negli ultimi 30 anni non e’ facilmente spiegabile ma ti garantisco che i cinesi – asiatici in genere hanno oggi un etica del lavoro superiore a cio’ che si pensa in Italia – Europa
Circa la qualita dei prodotti c e di tutto dipende da cio che vuoi spendere
Quello che ci salva in Italia – Europa e’ ( ancora ) la creativita’ , il design ….per il resto in asia ci hanno messo sotto perche hanno piu voglia di lavorare farsi il mazzo e migliorare, in altre parole sono ambiziosi , vogliono che domani sia meglio di oggi quando noi cerchiamo solo di mantenere cio’ che abbiamo.

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+1: MarcoP
emilio (Guest) 01-10-2017 13:01

Scritto da Luca Martin
L’economia in Cina e nei paesi asiatici si basa, (io temo, è una mia idea personalissima) sul FALSO IN BILANCIO. Tutto è truccato. Invece che la svalutazione dei nostri magnifici economisti ai tempi della Lira, loro agiscono con ‘gomma e inchiostro delebile’.
Non se ne fanno problemi.
E’ un’economia basata su una manifattura di qualità bassissima, risibile, a costi quasi nulli, con salari da epoche lontanissime (schiavitù? ma anche noi ci siamo vicini!: a una mia conoscente hanno offerto un lavoro da 40 h settimanali a 400 euro al mese!).
Bisognerebbe chiedersi quindi, se lo spettatore è in grado di poter accedere a questi tornei. Ovvero: a cosa equivale in percentuale un biglietto rispetto al loro salario?
In Italia non crediate che la situazione economica consenta di riempire gli stadi. CI riesce Roma, perchè è l’unico appuntamento.
Milano, dico MILANO, ha dovuto rinunciare da anni, ad un appuntamento tennistico. Il problema secondo me, è (lasciatemi usare un’espressione strana) FISICO. Nel senso che organizzare la vendita dei biglietti è un grossissimo problema. A Montecarlo ho visto gente che piuttosto che vendere dei biglietti, ti aspettava sotto il pullman, quasi in mezzo alla strada. Un’organizzazione casereccia, fisica, ma molto concreta e fattuale.

ti sbagli.solo che in Italia si importa solo roba difettosa,che loro di solito buttavano via,poi hanno visto che ce chi compra anche cosi pero a costo molto basso.i cinesi hanno i telefoni migliori di iphone,molto migliori.

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bYE (Guest) 01-10-2017 12:52

Non si puó imporrelo sport alla gente

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makko (Guest) 01-10-2017 12:20

Scritto da Pierre herme the Picasso of pastry

Scritto da makko
…quei capoccioni dell’ITF vogliono la finale Davis in campo neutro (decisione non revocata ma solo posticipata di un anno): hanno si’ scelto Ginevra ma secondo me prima o poi, più prima che poi, la faranno giocare in una cattedrale nel deserto.

La finale Davis in campo neutro e’ da suicidio ….

Assolutamente! Anche se Ginevra dovesse riempirsi, sarebbe un pubblico di signori accravattati è signore eleganti, meglio un pubblico pittoresco e sanguigno! Inoltre e soprattutto sarebbe assurdo togliere proprio a una delle due squadre più meritevoli il premio di offrire ai propri appassionati quell’evento.

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Pierre herme the Picasso of pastry (Guest) 01-10-2017 12:06

Scritto da makko
…quei capoccioni dell’ITF vogliono la finale Davis in campo neutro (decisione non revocata ma solo posticipata di un anno): hanno si’ scelto Ginevra ma secondo me prima o poi, più prima che poi, la faranno giocare in una cattedrale nel deserto.

La finale Davis in campo neutro e’ da suicidio ….

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alexalex 01-10-2017 12:06

Scritto da emilio
i cinesi lavorano dalla mattina alla sera…

Anche questo è vero

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makko (Guest) 01-10-2017 11:07

Scritto da Carl
Un momento, spiegatemi dove è il “business”.
Cioè spiegatemi come e quanto riescono a guadagnare gli organizzatori cinesi, pur pagando lautissimi prize money ai giocatori (e forse anche importanti appearance fees) e salate parcelle ad ATP e WTA, ma praticamente senza o con minimi incassi dalla vendita dei biglietti.
Non credo che i diritti televisivi siano diversi da quelli degli altri paesi, quindi la cosa non torna molto.
A meno di non ribaltare il ragionamento: gli organizzatori cinesi, pur di promuovere il tennis nel loro paese, sono disposti a rimetterci di tasca propria per avere grandi tornei, sperando che prima o poi la sua popolarità aumenti.
Mentre quelli che badano solo al business sono quelli, ad esempio, europei, che dai tornei organizzati ricavano una vagonata di soldi, esempio Roma, ma se ne guardano bene dal reinvestire il malloppo.

Credo che gli eventi in sé siano in perdita ma che la perdita sia finanziata nell’ambito di una politica statale di affermazione in campo internazionale che ha poi un ritorno indiretto difficilmente quntificabile anche perché sinergica con tante altre iniziative similari

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makko (Guest) 01-10-2017 10:46

…quei capoccioni dell’ITF vogliono la finale Davis in campo neutro (decisione non revocata ma solo posticipata di un anno): hanno si’ scelto Ginevra ma secondo me prima o poi, più prima che poi, la faranno giocare in una cattedrale nel deserto.

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Luca Martin 01-10-2017 10:43

L’economia in Cina e nei paesi asiatici si basa, (io temo, è una mia idea personalissima) sul FALSO IN BILANCIO. Tutto è truccato. Invece che la svalutazione dei nostri magnifici economisti ai tempi della Lira, loro agiscono con ‘gomma e inchiostro delebile’.
Non se ne fanno problemi.
E’ un’economia basata su una manifattura di qualità bassissima, risibile, a costi quasi nulli, con salari da epoche lontanissime (schiavitù? ma anche noi ci siamo vicini!: a una mia conoscente hanno offerto un lavoro da 40 h settimanali a 400 euro al mese!).
Bisognerebbe chiedersi quindi, se lo spettatore è in grado di poter accedere a questi tornei. Ovvero: a cosa equivale in percentuale un biglietto rispetto al loro salario?
In Italia non crediate che la situazione economica consenta di riempire gli stadi. CI riesce Roma, perchè è l’unico appuntamento.
Milano, dico MILANO, ha dovuto rinunciare da anni, ad un appuntamento tennistico. Il problema secondo me, è (lasciatemi usare un’espressione strana) FISICO. Nel senso che organizzare la vendita dei biglietti è un grossissimo problema. A Montecarlo ho visto gente che piuttosto che vendere dei biglietti, ti aspettava sotto il pullman, quasi in mezzo alla strada. Un’organizzazione casereccia, fisica, ma molto concreta e fattuale.

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Roberto (Guest) 01-10-2017 10:39

Una cosa però assurda c’è… 2 tornei nella stessa nazione nella stessa settimana è semplicemente assurdo!!!

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Pierre herme the Picasso of pastry (Guest) 01-10-2017 10:07

Le cornici in Cina ( dico Cina e non genericamente Asia ) sono spesso desolanti, non sempre
Sono stato spesso a shanghai al Master di fine anno ( sostituito poi da Londra ) , ricordo una finale tra Roger e Nalbandian in cui c era il pienone ma anche in altre occasioni il pubblico ha risposto , certo anche questi stadi sono talmente grandi che centinaia di persone sembrano 4 gatti.
Altro esempio : la finale di Zhuhai nel 2016 ( challenger ) tra Fabbiano e Ze Zheng ebbe una bella cornice di pubblico ed anche il Masterino femminile attirava migliaia di spettatori
Certo una cornice come al Foro o al Palatrussardi dei miei tempi e’ un’ altra cosa.
Ai cinesi il tennis piace ma non esageratamente , certo la spinta che ha dato Li Na e’ stata importante ma poi ci si e’ un po’ fermati forse perche manca il tennista maschile che possa fare da traino.
Se oggi in finale contro Dolgopolov ci fosse stato Zhizen Zhang penso che ci sarebbe stato il tutto esaurito o quasi…..
Circa il fatto che i cinesi lavorano e basta e’ un vecchio stereotipo del passato , qua’ la gente lavora ma spende anche tanti soldi , l economia gira un po’ meglio che in Europa e i cinesi spendono tantissimo in viaggi , ristoranti ed altro….

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+1: MarcoP
Carl 01-10-2017 10:02

Un momento, spiegatemi dove è il “business”.

Cioè spiegatemi come e quanto riescono a guadagnare gli organizzatori cinesi, pur pagando lautissimi prize money ai giocatori (e forse anche importanti appearance fees) e salate parcelle ad ATP e WTA, ma praticamente senza o con minimi incassi dalla vendita dei biglietti.

Non credo che i diritti televisivi siano diversi da quelli degli altri paesi, quindi la cosa non torna molto.

A meno di non ribaltare il ragionamento: gli organizzatori cinesi, pur di promuovere il tennis nel loro paese, sono disposti a rimetterci di tasca propria per avere grandi tornei, sperando che prima o poi la sua popolarità aumenti.

Mentre quelli che badano solo al business sono quelli, ad esempio, europei, che dai tornei organizzati ricavano una vagonata di soldi, esempio Roma, ma se ne guardano bene dal reinvestire il malloppo.

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The Renegade 01-10-2017 09:53

Grande Orecchio,articolo interessante che pone un problema ,tristemente,attualissimo!

9
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+1: MarcoP
emilio (Guest) 01-10-2017 09:28

i cinesi lavorano dalla mattina alla sera…

8
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-1: MarcoP
jambovillage (Guest) 01-10-2017 09:09

discorso che non fa una piega, purtroppo

7
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+1: MarcoP
alexalex 01-10-2017 08:34

Purtroppo è così! Lo spettacolo va dove ci sono sponsor che pagano e non dove ci sono gli spettatori! Triste ma vero! È lo stesso discorso delle finali si Supercoppa Italiana (di calcio) giocate in Asia su campi indecenti ed orari i proponibili! Anche se lì di spettatori ce ne sono di più. Ma i tifosi italiani devono guardare la partita a mezzogiorno!

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+1: MarcoP
cataflic (Guest) 01-10-2017 08:31

D’accordo, ma non mischiamo il Giappone che ha una storia tennistica antica, con la Cina, dove sembra che il tennis attechisca come da noi la pelota basca.

5
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+1: MarcoP
Hagakure (Guest) 01-10-2017 08:26

Scritto da Fantumazz
D’accordo con Orecchio.
Solo una puntualizzazione. In questo desolante scenario va segnalata la felice eccezione di Seul: pubblico numeroso, partecipe ed educato, fra l’altro in presenza di un field nemmeno di prim’ordine.

Si vero ad anxhe a Tokyo ATP c’ è abbastanza pubblico quest’anno magari un po’ meno perché manca Nishikori
Comunque ieri pomeriggio la regia ha mostrato il ‘poco’ pubblico e non la stretta di mano tra Sharapova e Sevastova,che nervi quando succede così

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Fantumazz 01-10-2017 08:15

D’accordo con Orecchio.
Solo una puntualizzazione. In questo desolante scenario va segnalata la felice eccezione di Seul: pubblico numeroso, partecipe ed educato, fra l’altro in presenza di un field nemmeno di prim’ordine.

3
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+1: MarcoP
Sottile 01-10-2017 07:31

Condivido in pieno l’articolo di Orecchio, ma oggi purtroppo il business prevale su tutti gli altri aspetti. Magari un domani vedremo più tornei di livello nei paesi arabi.
Quando é così, allora teniamoci gli spalti vuoti

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Alan Mark nigro (Guest) 01-10-2017 07:10

Giuste valutazioni

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