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Cobolli: “Nei tie-break riesco a tirare fuori il mio miglior tennis. Le aspettative? Sono benzina”. Berrettini ritrova il sorriso a Wimbledon: “So di poter battere chiunque, soprattutto su questa superficie” (Video)

02/07/2026 21:39 2 commenti
Flavio Cobolli ITA, 2002.05.06
Flavio Cobolli ITA, 2002.05.06

Un’altra battaglia, un’altra vittoria. Flavio Cobolli conquista il terzo turno di Wimbledon superando in quattro set l’australiano James Duckworth, uno degli avversari più insidiosi che potesse trovare sull’erba. Una partita combattuta, nella quale il romano ha alternato momenti di tennis straordinario a qualche attimo di nervosismo, soprattutto nei confronti dell’Hawk-Eye, salvo poi ritrovare sempre lucidità nei momenti decisivi.

A fine partita, però, Cobolli sorride anche parlando delle sue proteste contro il sistema elettronico.

“Credo che la macchina faccia sempre il suo lavoro, quindi sono più io quello che dovrebbe stare zitto. Però mi aiuta anche a restare sempre attivo, sempre dentro la partita. È una lamentela, questo sì, ma non è mai un alibi. Non do mai la colpa ai fattori esterni. Me la prendo con me stesso, con mio padre, ma non cerco scuse. Sono contento che ci sia l’Hawk-Eye e di come funzioni. Ogni tanto può capitare che sbagli, è stato dimostrato che può succedere, ma non credo sbagli così tanto quanto mi lamento io.”

Dopo essere entrato nella top ten, il romano sta imparando a convivere anche con aspettative completamente nuove. Un aspetto che, anziché pesargli, sembra dargli ulteriore motivazione.

“Secondo me sono stato molto bravo nella gestione di queste prime due partite. Non erano incontri scontati, soprattutto quello di oggi. È stata una prova davvero dura e anche il mio team mi ha detto che me la sono cavata per un pelo, perché Duckworth ha giocato veramente una grande partita. Io lotto tutti i giorni contro me stesso, contro le aspettative che mi creo e contro la pressione. Ma tutto questo, per il mio tennis, è benzina. Nella vita di tutti i giorni non mi piace stare al centro dell’attenzione, però in campo è diverso. Mi piace sentire che il mio nome è sulla bocca degli altri giocatori e di chi lavora in questo sport.”

Riprendendo un concetto espresso poco prima da Matteo Berrettini, a Cobolli viene chiesto quanto sia importante accettare di non essere sempre al cento per cento.

“È quello che mi ripete sempre il mio team: quello che hai oggi è quello che hai, quindi lotta con quello e divertiti. Ovviamente tutti vorremmo stare sempre al massimo della condizione, ma nella nostra vita è praticamente impossibile. Su 365 giorni credo di sentirmi al cento per cento forse otto giorni. Per il resto convivi sempre con piccoli dolori o fastidi. Ormai siamo abituati. Anzi, se sto completamente bene significa quasi che non mi sono allenato abbastanza. Preferisco avere qualche fastidio, vuol dire che sto lavorando bene. Però sì, sono assolutamente d’accordo: bisogna accettare quello che si ha in quel momento.”

Uno dei dati che colpisce di più è il rendimento nei tie-break. Contro Duckworth ne ha vinti due, dopo averne già conquistati altri due all’esordio. Quattro su quattro, sempre giocando il suo miglior tennis proprio nei momenti decisivi.

“Su questa superficie è difficile vincere con punteggi netti. La cosa importante è arrivare al tie-break nelle condizioni giuste. Nel primo set, ad esempio, non ho perso nemmeno un turno di servizio e per me questo conta tantissimo. Nei tie-break riesco a tirare fuori quello che magari durante la partita tengo un po’ più dentro: l’istinto e la giocata importante. Quando il punto pesa non mi freno. Oggi credo di aver giocato due tie-break perfetti, quindi non voglio togliere nulla a Duckworth. Penso semplicemente di riuscire a esprimere il mio miglior tennis nei momenti cruciali. È vero che il tie-break si decide in pochi punti, ma proprio lì sento di avere una qualità importante. È una caratteristica che mi riconosco e della quale vado orgoglioso.”

Infine, lo sguardo è già rivolto al terzo turno, dove ad attenderlo ci sarà Karen Khachanov, numero 22 del mondo e testa di serie numero 19 del torneo.

“Sarà sicuramente una partita molto difficile. È un giocatore alto, serve molto bene e tira fortissimo. Su questa superficie è ancora più pericoloso. Però anch’io sto giocando bene, fisicamente mi sento pronto e siamo già al lavoro per preparare la partita nel migliore dei modi.”

Matteo Berrettini torna a sorridere a Wimbledon. L’azzurro ha superato Arthur Fils con il punteggio di 6-4 7-5 3-6 6-3, conquistando una vittoria di grande peso contro un avversario giovane, potente e molto pericoloso sull’erba.

Al termine del match, Berrettini non ha nascosto la soddisfazione per una prestazione che conferma i progressi delle ultime settimane. “Mi sento bene, mi sento felice. Come avete potuto vedere, avevo un grande sorriso sul volto dopo la partita. E ce l’ho ancora adesso”, ha raccontato in conferenza stampa.

Il romano sapeva che per battere Fils sarebbe servita una partita di alto livello: “Sapevo di dover giocare un tennis davvero molto alto per battere Arthur. Penso di esserci riuscito. Sono molto orgoglioso di me stesso. Sono felice, orgoglioso e grato di essere qui, di avere la possibilità di giocare un’altra partita. È per questo che mi alleno”.

Il successo conferma la continuità ritrovata dopo Parigi, nonostante qualche problema fisico accusato nelle scorse settimane. Berrettini vede in questi risultati il frutto di un lavoro iniziato da tempo.

“Significa che il lavoro fatto prima di Parigi e poi dopo Parigi, anche dopo il piccolo infortunio che ho avuto, sta pagando”, ha spiegato. “All’inizio della stagione stavo lavorando molto bene. Dovevo solo collegare alcuni punti per ottenere i risultati. Sono contento di esserci riuscito”.

La parola chiave, per Matteo, è pazienza: “A volte nello sport serve un po’ di pazienza. Penso di esserlo stato abbastanza, ho preso le decisioni giuste al momento giusto. Sono molto contento che il livello sia alto, che l’intensità sia alta, che la voglia di giocare e di godermi il tempo in campo sia alta. Era quello che cercavo, ed è per questo che sono felice”.

Alla domanda se si consideri una persona paziente, Berrettini ha sorriso: “Ci sto lavorando. Penso di essere migliorato con il tempo. Chi è davvero paziente? È qualcosa che devi imparare, a volte nel modo più duro”.

“Il tennis ti insegna a essere paziente”, ha aggiunto. “Puoi giocare meglio dell’avversario, ma il break non arriva, i risultati non arrivano, e devi fidarti del processo. Il tennis è anche questo”.

Curioso anche il passaggio sull’abbigliamento. Berrettini ha spiegato che avrebbe potuto indossare un completo speciale per l’ingresso in campo, ma Wimbledon non lo ha autorizzato: “C’era un’opzione, ma è stata rifiutata da Wimbledon. Non era abbastanza bianca. Era un po’ off-white, e sul colletto aveva una tonalità un po’ marroncina. L’ho visto una volta. C’era questa possibilità, ma non me l’hanno lasciata usare. Va bene così”.

Il tema più profondo è però quello della sua carriera dopo i tanti problemi fisici. Berrettini non parla di una seconda carriera, ma riconosce che il suo approccio è cambiato.

“Non direi che è una carriera diversa. Direi che impari durante tutta la carriera. Sicuramente l’approccio è un po’ diverso”, ha detto. “Quando ero più giovane pensavo: voglio farcela, voglio migliorare, migliorare, migliorare. Ora, a modo mio, ce l’ho fatta. Ovviamente potrebbe sempre andare meglio, ma potrebbe anche andare peggio”.

Oggi Berrettini vuole vivere il percorso con maggiore consapevolezza: “Voglio godermi il processo, gli allenamenti, la tensione, questi momenti, queste vittorie. Da questo punto di vista è un po’ diverso. L’amore per lo sport è lo stesso, l’amore per la competizione e per spingere i miei limiti è sempre lo stesso. Ho 30 anni, non ne ho più 20. La vita è cambiata un po’. A volte mi piace pensare di essere ancora lo stesso bambino che ha iniziato a giocare a tennis tanto tempo fa”.

Berrettini sa bene cosa può fare il suo tennis sull’erba. Le ultime vittorie non cambiano completamente la prospettiva, ma confermano una convinzione già presente.

“Sì e no”, ha risposto parlando di ciò che può essere raggiungibile. “In un certo senso sapevo di poter vincere queste due partite. So che potenzialmente posso vincere la prossima. So anche che posso perdere. Avrei potuto perdere anche le ultime due. È una linea sottile”.

La fiducia resta però fondamentale: “Per noi tennisti è molto importante avere sempre fiducia quando entriamo in campo. Quando non ce l’hai, significa che devi fermarti un attimo e capire perché non ti senti così. Puoi sempre perdere. Nelle prossime due settimane ci sarà un solo vincitore, quindi qualcuno perderà per forza”.

Poi la frase più forte: “Conosco il mio livello. So di poter vincere contro chiunque. So di poter creare problemi a chiunque, soprattutto su questa superficie. So anche che posso perdere partite. Questa linea sottile tra paura e fiducia è molto importante nel tennis”.

Berrettini ha spiegato anche cosa gli permette oggi di godersi il tennis, nonostante pressione, ambizione e tensione.

“Ho capito che mi piace davvero pensare alla partita e a come sto affrontando i problemi che la partita mi propone”, ha raccontato. “Per molto tempo pensavo solo: voglio stare bene, voglio sentirmi libero di servire, non voglio pensare al mio corpo. La felicità passa da lì, dal fatto di non dover pensare al mio corpo”.

Il rapporto con gli infortuni è cambiato: “Anche se qualcosa arriva, so che fa parte del percorso. Prima lo vedevo come qualcosa che non sarebbe dovuto accadere o non poteva accadere. Ho imparato ad accettare che a volte devo fermarmi, a volte devo dire no, non posso farlo. Questo è il mio corpo, questa è la mia carriera. Ma so anche che posso rialzarmi”.

La nuova stabilità mentale è forse la conquista più importante: “Invece di vivere troppi alti e bassi, sono un po’ più stabile ed equilibrato. Penso che questo sia davvero importante”.

Berrettini riparte quindi da una vittoria di grande valore e da parole che raccontano un giocatore più maturo, più sereno e consapevole. A Wimbledon, dove ha già vissuto momenti indimenticabili, il suo tennis può ancora fare male a chiunque. E soprattutto sull’erba, Matteo sa di poter essere ancora un avversario pericolosissimo.



Dal nostro inviato a Wimbledon, Enrico Milani


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2 commenti

Italo (Guest) 02-07-2026 22:25

Berrettini che può battere chiunque?
Quasi dai…

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+1: Betafasan
Lorenzo (Guest) 02-07-2026 21:49

Leggo le dichiarazioni di questi ragazzi, le loro analisi e le confronto a chi dice sempre e solo a cantilena “molto tosto” e “vediamo come va”.
Bella la diversità.

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