Tirante, potenza e saggezza: “Bisogna allontanarsi dalla mentalità del voler sempre di più e imparare a essere felici con ciò che si ha”
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Un diritto killer, l’attitudine di chi in campo non ha paura di niente e di nessuno ma anche una visione del mondo e della professione nel tennis lontana dagli stress di molti colleghi, restando sempre coi piedi per terra e considerandosi un vero privilegiato. Questo è l’identikit di Thiago Tirante, l’uomo che ha firmato la più grande sorpresa nella tappa di avvicinamento allo US Open eliminando Novak Djokovic a Cincinnati. Il 25enne di La Plata, al proprio best in carriera di n.50 ATP, rappresenta una voce fuori dal coro nel mondo del tennis. Lo racconta il collega argentino Sebastian Fest, che lo conosce personalmente e lo definisce “un sincero ottimista, uno che con una frase semplice mette in discussione il clima di lamentele, tensioni e insoddisfazione che negli ultimi anni sembra crescere sempre di più tra i giocatori”. Dopo la splendida affermazione in Ohio, Tirante ha una buona chance di continuare la sua corsa nel settimo Masters 1000 della stagione sfidando Martin Landaluce. Il collega albiceleste ha ripubblicato su Clay una chiacchierata fatta alcune settimane fa con Tirante. È interessante perché da queste parole esce il quadro di un ragazzo semplice e profondo, lontano dall’immagine da “picchiatore” feroce con lo sguardo truce per intimidire l’avversario, uno che in partita è arrivato a colpire un diritto a 120 miglia all’ora senza alcuna paura. “Sta mano pò esse fero e pò esse piuma”, rubando la storica battuta pronunciata dall’attore Mario Brega nel leggendario film “Bianco, rosso e verdone”.
“L’Argentina? Sta attraversando un buon momento nel tennis maschile, è frutto della passione per il gioco. È qualcosa che avremo sempre e che non perderemo mai, perché la cultura argentina è fatta così. Mettiamo tutto, e anche di più, in ogni cosa che facciamo. Siamo molto emotivi, più degli europei e degli statunitensi. E questo, se sappiamo gestirlo, sarà sempre un vantaggio, anche se a volte può trasformarsi in un limite. Ma il desiderio di migliorare, di crescere, di arrivare il più in alto possibile, in qualsiasi modo, farà sempre parte di noi. È ciò che ci rende unici e molto forti”.
Allargando il discorso al tennis sudamericano, oltre alla tradizionale presenza di argentini, cileni e brasiliani, sono emersi giocatori provenienti da Perù, Paraguay, Colombia e Bolivia. Qual è il motivo di questa crescita del movimento in America Latina? “Credo che abbiamo iniziato ad avere più coraggio” afferma Tirante. “Abbiamo sempre ottenuto buoni risultati e il Sudamerica ha sempre prodotto grandi tennisti. Però penso che stiamo perdendo la paura delle superfici. Oggi ci sono più giocatori sudamericani capaci di esprimersi bene anche sui campi veloci, mentre sulla terra battuta siamo sempre più forti. Ci alimentiamo e ci motiviamo a vicenda: se uno ottiene risultati importanti, gli altri si convincono che possono riuscirci anche loro. Stiamo osando sempre di più e stiamo giocando un tennis di livello sempre più alto”.
120 MPH
Tirante UNLEASHES the fastest forehand of the 2026 Masters season! #CIncyTennis pic.twitter.com/rxkqlbBWz8
— Tennis TV (@TennisTV) August 15, 2026
Qua il discorso si fa più interessante. Fest chiede a Tirante un parere sul clima non idilliaco che emerge sul tour, con l’impressione che molti tennisti non riescano a godersi il fatto di vivere il proprio sogno, guadagnandosi da vivere con il tennis. Thiago riesce a godersi la professione? “Sì, certo. Ho due psicologi: uno che mi segue sul piano personale e uno che lavora più sull’aspetto sportivo. Riflettiamo molto e parliamo tanto. Godersi quello che si fa è la chiave per avere una carriera lunga e per affrontare il circuito senza sentirne troppo il peso. È chiaro che ogni giocatore è diverso. Alla fine, però, viaggiamo tutto l’anno, ci alleniamo tutto l’anno, giochiamo tutto l’anno, lontani dalla famiglia, e se non riesci a vivere tutto questo con gioia, se ciò che fai non ti riempie davvero, sarà difficile restare nel tennis a lungo. Il tennis significa fare ciò che ami, perché c’è un motivo se lo hai scelto. E forse ognuno lo sceglie per ragioni diverse da quelle che spesso immagina la gente”.
Questa la chiave per Tirante: “Essere in salute è qualcosa di straordinario. Ci sono tante persone malate e spesso, quando sei in campo o in allenamento e le cose non vanno come vorresti, fai una faccia scura e ti arrabbi. Magari ti sei allenato male, ma forse non stai guardando l’altra prospettiva: dirti ‘sono a Parigi, gioco i tornei più importanti del mondo, sulle migliori superfici, ci danno palline, asciugamani, acqua, tutto; e c’è chi magari non ha nemmeno da mangiare’. Se la guardi da questo punto di vista, a un certo punto, come tennista, devi essere felice per quello che stai facendo, per quello che stai vivendo oggi, grazie a Dio. Forse bisogna allontanarsi un po’ dalla mentalità del voler sempre di più e imparare a essere felici con ciò che si ha. Stare bene, godersi il momento ed essere presenti è qualcosa di estremamente gratificante”.
Parole sagge, ma allora come sta la questione sempre più calda della distribuzione dei premi nel tennis? “Ritengo sia una battaglia giusta. Alla fine, i giocatori ricevono una percentuale molto bassa rispetto agli introiti dei tornei del Grande Slam. Sono favorevole al fatto che i top player facciano sentire la propria voce e sottolineino il loro malcontento. Credo che ciò che stanno facendo sia corretto”.
Marco Mazzoni
TAG: Marco Mazzoni, Thiago Agustin Tirante

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Non mi vanterei troppo per aver battuto un giocatore ormai agli sgoccioli, con problemi di salute. Sarebbe stata un’impresa dieci anni fa!enzo