Murray sul tema degli infortuni: “L’evoluzione della tecnologia delle racchette ha probabilmente aumentato lo stress fisico nei giocatori”
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L’evoluzione tecnologica dei materiali, con racchette progressivamente più leggere abbinate a corde molto rigide, può spiegare parte degli infortuni sofferti da un numero sempre maggiore di giocatori? La risposta è affermativa per Andy Murray. Lo scozzese era molto atteso a Wimbledon come nuovo coach di Jack Draper, ma una brutta ricaduta del problema al braccio già patito nel 2025 ha impedito al nativo di Sutton di giocare i Championships, tanto che Andy è apparso solo nel Royal Box accanto alla principessa Kate, invece che nei campi di allenamento e poi all’angolo di Jack. Presenziando ad un evento collaterale a Wimbledon, Murray è stato interrogato sul tema tecnologia e infortuni. Forte della sua lunga carriera da giocatore e pure di seri infortuni sofferti, Andy ha affermato che il tennis attuale dovrebbe lavorare molto di più nel raccogliere dati per analizzare in modo scientifico la prestazione dei tennisti, gli sforzi a cui il corpo viene sottoposto nei vari colpi e situazioni di gioco e le varie condizioni di campi e palle, in modo da avere un supporto analitico globale che potrebbe dare un contributo importante alla tutela della salute e, possibilmente, fornire spunti per i cambiamenti necessari. Molto interessante poi le sue parole in merito alle cause degli infortuni che gravano su tanti giocatori, spesso molto giovani.
Draper è di nuovo k.o. per un infortunio al braccio, ma in generale tanti sono i tennisti bloccati o comunque sofferenti per problemi muscolari o articolari a braccio, spalla, polso. Murray punta la lente sulla combinazione racchetta – corde, con un punto di vista interessante.
“Sembra effettivamente che oggi ci siano molti più infortuni agli arti superiori rispetto al passato e, a mio avviso, questo è dovuto all’evoluzione della tecnologia delle racchette e delle corde utilizzate dai giocatori” afferma Andy. “I tennisti sono passati a racchette molto più leggere rispetto a quelle di una volta, abbinate a corde piuttosto rigide. Di conseguenza, una parte molto maggiore delle sollecitazioni si scarica direttamente sul braccio. In passato, invece, si utilizzavano corde più elastiche e telai più pesanti, che assorbivano meglio l’impatto, facendo sì che una quota maggiore della forza venisse dissipata dalla racchetta anziché dall’arto. Credo che sia un aspetto sul quale alcuni giocatori dovrebbero riflettere”.
“Con un tennis sempre più veloce e intenso, molti sentono la necessità di utilizzare una racchetta più leggera. Quando la palla viaggia a velocità elevate, la sensazione è quella di dover muovere il telaio il più rapidamente possibile. Per questo motivo penso che l’evoluzione della tecnologia delle racchette abbia probabilmente aumentato lo stress a cui sono sottoposte le braccia dei giocatori”, conclude Murray.
Si parla in pratica di fisica, di pesi e bilanciamento della forza e degli impatti. Una catena cinetica fondamentale per produrre energia all’impatto e colpire la palla con potenza e precisione. Non è facile fare un discorso assoluto, poiché i materiali sono diversi tra di loro e anche le tecniche esecutive dei vari atleti differenti. Tuttavia la riflessione di Murray appare corretta e interessante, e bisogna anche aggiungere l’effetto delle palle utilizzate negli ultimi anni, a detta di tutti i giocatori assai cambiate dopo il periodo del Covid-19 e messe sul banco degli imputati da tanti tennisti. Vedremo se ci saranno novità in futuro, ma il tema dei materiali e della loro evoluzione è di sicuro un tema su cui gli studiosi del gioco e della salute dei tennisti devono porre massima attenzione.
Marco Mazzoni
TAG: Andy Murray, Corde, infortuni, Marco Mazzoni, Racchette

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Anche secondo me il problema é quello che dice Murray e non i tornei su due settimane o il calendario