Naomi Osaka, il kimono conquista Wimbledon: tradizione giapponese e stile nel rispetto del total white
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LONDRA – C’è chi entra in campo con la borsa in spalla e chi trasforma il tragitto dallo spogliatoio alla linea di fondo in un piccolo evento. Naomi Osaka appartiene da tempo alla seconda categoria e anche a Wimbledon 2026 non ha deluso le aspettative. Prima del suo incontro, la quattro volte campionessa Slam ha catturato l’attenzione del pubblico con uno spettacolare soprabito ispirato al kimono giapponese, rigorosamente bianco, che ha saputo coniugare tradizione, moda e perfetto rispetto del severissimo dress code dell’All England Club.
Le immagini parlano da sole. Il lungo mantello ricamato, con motivi floreali e richiami alle gru, simbolo di longevità nella cultura giapponese, copriva completamente l’abito da gioco Nike. A completare il look, un elaborato ornamento tra i capelli e una silhouette che ricordava gli abiti cerimoniali giapponesi. Una volta raggiunta la panchina, Osaka ha tolto il soprabito, rivelando il completo tecnico con cui ha poi disputato il match. Dietro questo outfit non c’è soltanto la ricerca dell’effetto scenico. Il progetto nasce dalla collaborazione con la stilista giapponese Hana Yagi e dal direttore creativo Marty Harper, che hanno voluto rendere omaggio alle origini nipponiche della tennista reinterpretando lo shiromuku, il tradizionale kimono bianco utilizzato nelle cerimonie nuziali giapponesi. La stessa Osaka ha spiegato di non essersi sentita limitata dal regolamento di Wimbledon: al contrario, l’obbligo del bianco le ha permesso di concentrarsi su tessuti, ricami e dettagli, trasformando l’ingresso in campo in un racconto della propria identità culturale.
Perché a Wimbledon si gioca in total white
Il bianco assoluto è uno dei simboli più riconoscibili di Wimbledon. Il regolamento prevede che i giocatori siano vestiti “quasi interamente di bianco” fin dal momento in cui entrano sul terreno di gioco. Sono consentite soltanto minime finiture colorate, mentre anche cappellini, polsini, calze e scarpe devono rispettare criteri molto rigidi. La tradizione affonda le radici nell’epoca vittoriana. All’epoca si riteneva che il sudore fosse poco elegante da mostrare in pubblico e il bianco aveva il vantaggio di rendere meno visibili le macchie di sudorazione rispetto ai tessuti colorati. Con il passare dei decenni quella che era nata come una convenzione sociale è diventata uno dei tratti distintivi del torneo londinese, tanto che ancora oggi Wimbledon è l’unico Slam a mantenere un dress code tanto rigoroso. Negli anni non sono mancate le polemiche, da Andre Agassi che preferì rinunciare al torneo piuttosto che adeguarsi alle regole, fino alle scarpe con la suola arancione di Roger Federer o alle modifiche introdotte più recentemente per consentire alle giocatrici di indossare sottoshort scuri durante il ciclo mestruale. Ma il principio del “total white” resta intoccabile.
Tradizione e personalità possono convivere
Osaka ha dimostrato che anche all’interno di un regolamento così rigido esiste spazio per la creatività. Il suo kimono non ha infranto alcuna regola, ma ha aggiunto un elemento di forte personalità a un torneo che fa della tradizione il proprio marchio di fabbrica. Dopo gli eccentrici ingressi agli Australian Open e al Roland Garros, la giapponese ha trovato il modo di lasciare il segno anche sull’erba londinese. Senza colori sgargianti, senza eccessi, ma con un omaggio raffinato alla cultura giapponese che ha raccolto applausi ben prima del primo scambio.
Dal nostro inviato a Wimbledon, Enrico Milani
TAG: Naomi Osaka, Wimbledon, Wimbledon 2026

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4 commenti
@ enzolab (#4646506)
E quindi?!
Che poi la Osaka è giapponese solo per parte di madre. Il padre, se non ricordo male è haitiano
La solita esibizionista, ormai non le resta che questo
una vera protagonista