US Open, Alcaraz si gode il suo livello: “Voglio giocare per altri 10 o 15 anni, mi prenderò delle pause”
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Carlos Alcaraz continua a mandare segnali impressionanti agli US Open 2026. Dopo quasi cinque mesi di assenza a causa dell’infortunio al polso, il campione in carica ha raggiunto i quarti di finale superando Tommy Paul con il punteggio di 6-4 6-3 6-4. Una prestazione estremamente solida, grazie alla quale lo spagnolo ha confermato di essere uno dei principali candidati al titolo.
Alcaraz ha trovato continuità con il diritto, ha letto bene il servizio dello statunitense ed è riuscito ad alzare il livello nei momenti decisivi. In conferenza stampa, il murciano non ha nascosto la propria soddisfazione, pur individuando ancora alcuni aspetti sui quali lavorare.
“Sono molto felice del livello che sto esprimendo. Battere Tommy Paul offre sempre un ottimo riferimento per capire a che punto sei. Sono contento del modo in cui ho fatto tutto. Ho risposto molto bene, ho letto bene il gioco e ho utilizzato le soluzioni corrette nei diversi momenti della partita”, ha spiegato.
Lo spagnolo continua comunque a pretendere molto da sé stesso: “Spero di poter proseguire in questo modo. Devo essere severo con me stesso e ricordarmi che posso servire ancora meglio, ma nel complesso sono soddisfatto. Adesso voglio godermi questo momento”.
Recupero al centro del programma
Dopo la lunga inattività, la priorità di Alcaraz e del suo staff è evitare qualsiasi sovraccarico. Nei giorni senza partite, il lavoro viene quindi impostato soprattutto sul recupero fisico e mentale.
“Sono rimasto molto concentrato sul recupero insieme a tutto il mio team. Cerco di fare le cose giuste e di mantenere uno stile di vita sano fuori dal campo, in modo da arrivare nelle migliori condizioni al turno successivo”, ha raccontato.
“Indipendentemente dal fatto che mi alleni o meno durante il giorno di riposo, provo a rilassarmi e a pensare alla prossima partita. Il golf, quest’anno, non è un’opzione”, ha aggiunto sorridendo.
Una scelta prudente ma comprensibile, considerando il lungo stop dal quale è appena rientrato e il progressivo aumento dell’intensità degli incontri.
“Mi fermerò quando ne avrò bisogno”
Nei giorni scorsi Alcaraz aveva attirato l’attenzione annunciando l’intenzione di concedersi, in futuro, pause di uno o due mesi durante la stagione. Il murciano ha chiarito di non avere ancora stabilito in quali periodi fermarsi: le decisioni dipenderanno dal numero di partite disputate e dalle sue condizioni.
“Non lo so ancora, dipenderà dalle circostanze. Il tennis è imprevedibile: non sai quante partite vincerai e se un torneo durerà per te un solo incontro oppure sette. Non è possibile programmare tutto con certezza”, ha osservato.
“Dipenderà da come mi sentirò fisicamente e mentalmente, e dalla necessità di prendermi una pausa lunga all’inizio, a metà oppure alla fine della stagione. Vorrei che la mia carriera durasse altri dieci o quindici anni, quindi voglio prendermi cura della mia salute mentale e del mio corpo”.
Alcaraz non ha intenzione di rallentare nell’immediato, ma vuole evitare che gli impegni del calendario finiscano per compromettere la durata della propria carriera: “In questo momento voglio continuare a giocare, ma se penso a una carriera così lunga so che tutto dipenderà dalle sensazioni. Una cosa, però, è sicura: mi prenderò queste pause”.
Le variazioni in risposta per mettere pressione agli avversari
Uno degli aspetti più interessanti mostrati contro Paul è stato il continuo cambiamento della posizione in risposta. Alcaraz ha spiegato che non si tratta di una scelta casuale, ma di un modo per costringere chi serve a riflettere maggiormente.
“Cerco di far pensare i miei avversari. Se mantieni sempre la stessa posizione in risposta, chi serve può concentrarsi solamente su quello che deve fare. Quando invece ti sposti, andando più indietro oppure avvicinandoti alla linea di fondo, lo costringi a considerare soluzioni differenti”, ha raccontato.
“In questo modo eserciti una certa pressione. Succede anche a me quando servo: se vedo l’avversario cambiare posizione, inizio a pensare a quale possa essere il servizio giusto. Il mio obiettivo è muovermi e trovare, in ogni punto, la posizione migliore possibile”.
Quei minuti di allenamento dopo la vittoria su Wu
Dopo il successo del turno precedente contro Yibing Wu, Alcaraz era tornato sul campo di allenamento per lavorare brevemente sul diritto. Una scelta che ha dato risultati evidenti nella partita contro Paul.
“Per noi tennisti è molto importante la sensazione con la quale andiamo a dormire. Può capitare di vincere una partita ma di avere l’impressione di non aver colpito bene la palla. In quel caso è meglio tornare sul campo di allenamento e giocare per cinque o dieci minuti”, ha spiegato.
“Puoi colpire senza essere nervoso e senza pensare ad altro, cercando solamente una buona sensazione prima di lasciare l’impianto. È quello che ho fatto dopo la partita con Wu. Sono andato via soddisfatto e credo che contro Paul tutti abbiano potuto vedere la differenza nel mio diritto”.
Nei quarti arriva Shelton
Al momento della conferenza stampa Alcaraz non conosceva ancora il nome del proprio avversario, ma successivamente Ben Shelton ha superato Stefanos Tsitsipas e si è guadagnato il quarto di finale contro lo spagnolo.
Alcaraz aveva descritto così il possibile confronto con lo statunitense: “Shelton è un giocatore dotato di enorme potenza. Si alimenta dell’energia e del sostegno del pubblico, soprattutto quando gioca qui, davanti ai suoi tifosi. Sono felice di disputare i quarti e dovrò farmi trovare pronto”.
Sarà un confronto tra due giocatori capaci di esaltarsi sull’Arthur Ashe Stadium. Da una parte il servizio mancino e l’esuberanza di Shelton, dall’altra la varietà, la velocità e la qualità in risposta di Alcaraz. Per il murciano rappresenterà il test più impegnativo dal suo ritorno alle competizioni, ma il livello mostrato contro Paul conferma che il lungo periodo di inattività sembra ormai definitivamente alle spalle.
Francesco Paolo Villarico
TAG: Carlos Alcaraz, Us Open, US Open 2026

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Magari ha capito che giocare Montecarlo, Barcellona. Madrid, Roma e Parigi è un po’ troppo..
Avrei voluto vedere questa intervista. Avrei voluto vedere il suo viso e percepire di quanto fosse convinto di quello che dichiarava.
Perché questa intervista mi trasmette la sensazione di un ragazzo che ha fatto grandi passi a livello mentale.
Un ragazzo nettamente più maturo.
Forse è una sensazione priva di fondamento?
Vedremo, ma in questa intervista mi è piaciuto molto.