Un commento dopo l'epica battaglia a New York ATP, Copertina

Alcaraz, il bicchiere è “mezzo pieno”. Shelton, il futuro è adesso

09/09/2026 16:05 2 commenti
Alcaraz e Shelton, che partita a New York (foto Getty Images)
Alcaraz e Shelton, che partita a New York (foto Getty Images)

“C’è qualcosa nell’aria di New York che rende il sonno inutile”. Già. Ha davvero ragione Simone de Beauvoir, scrittrice e filosofa francese. Perché sprecare ore col sonno quando sei nella città che non dorme mai, che propone spettacoli indimenticabili come nei teatri di Broadway, in Jazz Club dove nascono tendenze e melodie, o come quello andato in scena sull’Ashe ieri notte tra Ben Shelton e Carlos Alcaraz? Non vale la pena, meglio vivere a mille all’ora e farsi attraversare da continue scariche di adrenalina, emozioni a non finire e pazienza se all’indomani davanti alla luce di un pc l’occhio resta cadente… La notte è splendida, ti rapisce e cattura, rende possibile cose che forse alla luce del sole non avresti mai immaginato osare. Tuttavia finire alle 3.33 una partita di tennis è sicuramente un po’ oltre e non per gli spettatori ma per gli atleti, qualcosa su cui un serio dibattito (altro che prize money…) andrebbe come minimo organizzato, ma al momento tant’è, e allora godiamoci uno show che non dimenticheremo facilmente. Anche l’esito di questa partita non lo dimenticheremo e potrebbe aprire scenari estremamente interessanti sia per il torneo, che per la stagione e carriera di Shelton. Che Ben potesse battere un Carlos appena rientrato sul tour, anche se rientrato molto molto bene, era più di una possibilità. Quel che personalmente mi ha stupito è come l’americano abbia battuto lo spagnolo. Questo è vero cuore della faccenda, il fatto ancor più importante della vittoria stessa.

I due hanno dato vita ad un match memorabile, ma solo nel quinto set hanno giocato davvero bene allo stesso tempo. Carlos è partito meglio, poi Ben con uno strappo leonino e striscia di game vinti ha girato la partita verso la sua parte. Poi è girata di nuovo, e poi ancora. Quinto set, a notte fonda, si tira una riga e si riparte. C’è stato buon tennis, tensione agonistica, occasioni. Ma niente, l’equilibrio non si spezza e si arriva al tiebreak da 10 punti, una sorta di mini-partita nella partita, con la fatica nelle gambe ma anche l’adrenalina a tutta. Qua conta la capacità di prendersi rischi, la battuta, la risposta, la freddezza ma, più di ogni altro aspetto, la lucidità. È incredibile che, per una volta, Shelton sia stato più lucido, calmo e focalizzato di Alcaraz. Ben è volato subito via 3 punti a 1, quindi ha scelto di tirare fortissimo una battuta sul diritto di Alcaraz, e Carlos da super campione qual è non si è fatto pregare, tirando una mazzata incrociata in risposta che ha fulminato l’avversario. Spettacolo, che classe, che campione. Una scelta percentuale non sbagliata quella di Shelton, perché la logica voleva la botta al centro e la soluzione esterna con molto “Kick” poteva essere la sorpresa e l’allungo. Lo spagnolo intuisce ed lui quindi ad allungare. In quel momento, col fardello di un vantaggio di due set a uno non sfruttato, e con un allungo sul 3 punti 1 non capitalizzato, tutti pensavano che per Shelton fosse game over. Invece, Ben in quel momento si calma e inizia a giocare un tennis perfetto per scelte di gioco, potenza ma anche margine. Carlos invece concede qualcosa, è frenetico e meno lucido, si fa riprendere e quell’errore col diritto, tirato con troppa fretta, concede all’avversario il punto che spacca l’equilibrio. Shelton chiude con un Ace imprendibile. Sipario su US Open per Alcaraz. Shelton torna in semifinale a NY e stavolta non ci sarà Mr. record Djokovic da battere, ma il connazionale Tiafoe e in caso di vittoria (non scontata, vista la “garra” e momento di Frances) probabilmente Zverev.

Shelton ha il destino nelle proprie mani e se l’è meritato ampiamente coronando un percorso di crescita umana e tecnica molto importante e assai sottovalutato. Forse in molti si dimenticano che Ben fu catapultato una manciata di stagioni fa dal tennis del College al mondo Pro, ottenendo immediatamente risultati grandi. Superiori alla sua maturazione personale e tecnica. Per questo è avanzato tra fiammate e cadute, perché non era pronto. Papà Bryan, il coach tutti i giocatori sognano a suo fianco, restava sereno e sorridente lungo il fiume, vedendo l’acqua scorrere e predicando pazienza. Era sicuro che il figlio avesse un potenziale enorme, ma anche che il tempo per arrivare al suo massimo non sarebbe stato breve. La vittoria di stanotte vs. Alcaraz non ci garantisce che gli USA abbiano trovato quel campione Slam che manca maledettamente da 23 anni, ma di sicuro è la certificazione di come Shelton sia ulteriormente migliorato come tennis e attitudine. È pronto, altrimenti non batti Alcaraz al quinto (aveva perso solo una volta su 16, contro Berrettini, e mai contro Sinner) e reggi così.

Quest’anno negli Slam Ben mica era andato bene. La sconfitta pessima patita a Wimbledon era stata troppo brutta per essere vera, ma nella stagione aveva comunque vinto e lavorato molto. Quel rovescio ballerino ora gira molto più, non scappa sempre via, non lo sparacchia a casaccio ma anzi segue in avanti con tagli e impatti più calibrati. Il suo istinto e prepotenza col servizio restano il punto di forza, ma c’è meno caso nel suo gioco. Nel match vs. Alcaraz di ieri notte Ben ha giocato tutti i game. Non li ha buttati via. È rimasto sempre lì, nel bene e nel male, nella buona e nella cattiva sorte, cercando una via per dare il suo massimo e non dare mai un segnale negativo all’avversario. In questo c’è del nuovo e lo porterà a brillare, se non domenica sera sull’Ashe prima o poi altrove. US Open 2026 è un torneo a dir poco anomalo. Manca Sinner, che sano e in forma probabilmente avrebbe vinto a mani basse o quasi; Alcaraz è rientrato facendo quasi un mezzo miracolo, ma non è bastato. Zverev è molto forte, ma Shelton deve crederci. Dopo questa vittoria vien da dire che l’occasione è incredibilmente ghiotta. Il suo futuro è adesso.

La partita di Alcaraz l’ha commentata da solo con le poche parole nella sua press conference. E ha detto tutto bene. Il mondo del tennis su di lui ha dimostrato una isteria esagerata. In pochi giorni si è passati da un de profundis totale (è rotto, non tornerà mai, gioca solo il doppio misto, ci proverà così tanto per fare) ad una esaltazione esagerata (è già tornato forte quanto prima, non ha avversari…). La verità, come spesso accade, sta nel mezzo. Carlos è talmente forte e ha così tanto talento di aver mascherato nei primi match la mancanza del tempo necessario ad accumulare una condizione sufficiente a reggere al massimo in una battaglia feroce come quella vs. Shelton, e comunque è arrivato a tre punti dal vincere, avrebbe potuto vincere. Questo US Open è per lui una rinascita, in tutti i sensi. Deve prendere tutto il buono dall’esperienza: l’esser tornato, sentirsi sicuro nello spingere la palla a tutta senza dolore e senza timori; l’aver ritrovato il piacere di giocare, l’adrenalina del pubblico e della partita. Sentirsi di nuovo se stesso nel contesto a lui ideale. Chiedergli di dominare anche questo torneo era troppo, e non è andato nemmeno così lontano darsi una possibilità per farcela.

L’aspetto forse più positivo del rientro di Carlos a US Open 2026 è la conferma che il suo tennis non è cambiato affatto. Non era scontato. Un serio infortunio al polso – e manco sappiamo davvero che diavolo ha avuto, perché ufficialmente nemmeno lui ce l’ha raccontato – è il peggior nemico di un tennista. Prendo a prestito le parole della nostra mitica Flavia Pennetta, una che col polso ha penato parecchio: “Dopo esser rientrata, c’ho messo più di un anno a ritrovare il feeling di prima perché spontaneamente ti viene di colpire in modo diverso e non va bene”. Molti colleghi hanno di fatto chiuso la propria carriera al top dopo un crack all’articolazione della mano dominante (Thiem per dirne uno), quindi la vera paura per Alcaraz era che non riuscisse a tornare quella meraviglia che era prima di farsi male. Le quattro partite disputate a New York ci hanno confermato che Charlie c’è, è ancora in grado di accelerare la palla con quella potenza, anticipo e qualità che lo rendono un vero mago, uno che crea spettacolo come nessuno. Tirando le somme, questa partita notturna a New York avrà deluso i milioni di fan di Alcaraz, ma ci ha regalato emozioni enormi, la possibilità di rivedere un campione Slam a stelle e strisce (con un statunitense di sicuro in finale, è almeno al 50%) e forse un Ben Shelton pronto a diventare uno di quelli che ce l’hanno fatta, oggi e in futuro. È proprio vero che in questo caso il sonno è del tutto inutile…

Marco Mazzoni


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2 commenti

OspiteSgradito (Guest) 09-09-2026 16:21

Disamina perfetta.
Complimenti.

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Urcaz! (Guest) 09-09-2026 16:12

Alcaraz può essere soddisfatto e orgoglioso del torneo disputato

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