Us Open 2026 - Day 2 Italiani ATP, Copertina

US Open, le voci degli azzurri: Berrettini denuncia le minacce, Darderi punta alla Top 10. Arnaldi e Cinà tra problemi fisici e autocritica. Arnaldi questo mese si sposerà (Video)

01/09/2026 08:03 1 commento
Matteo Berrettini ITA, 1996.04.12 - Foto Getty Images
Matteo Berrettini ITA, 1996.04.12 - Foto Getty Images

Gli US Open degli italiani raccontati direttamente dai protagonisti. Matteo Berrettini e Luciano Darderi hanno commentato le rispettive vittorie al primo turno, mentre Matteo Arnaldi e Federico Cinà hanno analizzato con lucidità le sconfitte e i problemi emersi durante i loro incontri.

Berrettini: “Nei momenti importanti ho fatto le scelte giuste”

Quello tra Matteo Berrettini e Stan Wawrinka sembrava un film già visto. Sul Grandstand di New York, come poche settimane prima sul Campo numero 1 di Wimbledon, il romano e la leggenda svizzera hanno dato spettacolo. Ancora una volta è stato l’azzurro a imporsi, questa volta in tre set, conquistando il pass per il secondo turno.

«È stata una bella lotta. La partita è iniziata come era finita quella di Wimbledon. Ero partito bene, poi mi sono un po’ incastrato. La cosa positiva è che nei momenti importanti sono riuscito a fare le scelte giuste e a trovare l’energia necessaria. Vincere due tie-break dopo due set così complicati mi ha permesso di partire subito forte nel terzo e, da quel momento, mi sono sentito meglio», ha spiegato Berrettini.

A inizio terzo set si è verificato anche un episodio controverso. Berrettini ha chiesto la revisione di un colpo di Wawrinka, convinto che lo svizzero avesse toccato due volte la pallina.

«Stan scherzava e diceva: “Sono vecchietto, sono lento, ho la mano lenta: era un solo movimento”. Siamo amici e abbiamo un ottimo rapporto, quindi sono sicuro che avrebbe accettato qualsiasi decisione. Mi sorprende, però, che abbiano cambiato la regola. L’arbitro mi ha spiegato che durante la revisione non viene più utilizzato il rallentatore, perché vogliono che l’episodio sia valutato a velocità normale. Secondo me, invece, il senso del VAR è proprio vedere al rallentatore ciò che è successo. Ho rivisto le immagini ed era un doppio tocco incredibile. Gli errori possono capitare a tutti, ma mi sorprende questo cambiamento».

Il romano ha costruito molti punti attraverso lo slice di rovescio, un colpo meno appariscente rispetto al servizio e al diritto, ma particolarmente efficace contro Wawrinka.

«Ho giocato bene lo slice e sono riuscito a variarlo. Non è facile affrontare il top spin di Stan, perché la sua palla pesa e hai la sensazione che, più ritmo gli dai, più riesca a spingere. Ho pensato che lo slice potesse essere un’arma importante e ha funzionato. Quando trovo solidità dalla parte del rovescio e riesco a girarmi sul diritto, le cose iniziano ad andare nella direzione giusta».

Al secondo turno Berrettini non affronterà Novak Djokovic, ma Mariano Navone. L’argentino rappresenta un ostacolo tutt’altro che semplice.

«Ho visto pochissimo del suo incontro. Navone non sbagliava mai, correva come sempre e colpiva bene. Djokovic faceva fatica a superarlo e a vincere il punto da fondo. Ho visto anche le immagini di quando Novak si è sentito male: è impressionante ciò che continua a fare, nonostante tutto quello che ha vinto e la sua età. È giovanissimo per la vita, un po’ meno per il tennis. Gli auguro di stare meglio, perché da quanto ho capito si tratta di un problema che ha già avuto. Quanto a Navone, sarà una partita molto complicata. Ci conosciamo bene, l’ultima volta ho perso e lui ha alzato il proprio livello anche sul cemento».

In chiusura, Berrettini ha affrontato un argomento molto più delicato: le minacce ricevute dai giocatori a causa delle scommesse.

«È un tema complesso, perché molti giocatori, me compreso, hanno ricevuto messaggi. Ho vissuto situazioni nelle quali non mi sono sentito a mio agio, con persone attorno ai campi che disturbavano e facevano cose che non ritengo legate al tennis».

Il racconto successivo è stato ancora più inquietante: «Dobbiamo proteggere i giocatori e creare un ambiente sicuro. Mio fratello, durante il Roland Garros, ha ricevuto sul telefono delle minacce rivolte alla mia famiglia. Avevo vinto una partita e il senso dei messaggi era: “Matteo è scarso, se non gli dici di perdere, uccideremo la tua famiglia”. Abbiamo segnalato tutto all’ATP e presentato una denuncia. Noi abbiamo trent’anni e siamo adulti, ma penso alle ragazze e ai giocatori più giovani: ricevere messaggi del genere può essere spaventoso. Servirebbe una struttura più forte, un comitato incaricato di proteggere i giocatori».

Berrettini ha sottolineato come il problema sia particolarmente evidente nei tornei minori: «Soprattutto nei Challenger la situazione era davvero difficile. Non è semplice stabilire chi possa entrare e chi no, perché non puoi sapere in anticipo come si comporteranno le persone, ma qualcosa deve essere fatto. Se le scommesse vengono gestite in maniera controllata e senza provocare le conseguenze peggiori del gioco d’azzardo, possono anche rappresentare una forma di intrattenimento. Personalmente non ho mai scommesso e non credo che lo farò: non mi piacciono i casinò. Però fanno parte del nostro sport e molti soldi nel circuito arrivano da quel settore. La cosa fondamentale è gestire tutto nel modo giusto».

Darderi rilancia: “Ora voglio entrare tra i primi dieci”

Anche Luciano Darderi ha superato il primo turno, battendo il qualificato britannico Harry Wendelken al termine di una battaglia durata quasi quattro ore. L’italo-argentino continua a guardare in alto e ha ribadito il proprio grande obiettivo.

«Inizialmente volevo entrare tra i primi venti, adesso proviamo ad arrivare tra i primi dieci. Da qui alla fine dell’anno, dopo questo torneo, non difendo praticamente nulla. Ci proverò».

La partita d’esordio è stata più complicata del previsto: «È stata una sfida tosta. Lui non aveva nulla da perdere e nel quarto set ha alzato il livello. Sono contento della mia reazione: dal 5-4 mi sono sentito meglio e ho concluso in crescendo, giocando un tennis di grande qualità. Non è mai facile, soprattutto dopo quasi quattro ore, perciò sono soddisfatto».

Al secondo turno Darderi ritroverà Dalibor Svrcina, contro il quale conduce 3-2 nei precedenti.

«Svrcina è un giocatore ostico. Non realizza molti vincenti, ma ti costringe a correre e a lottare su ogni punto. Le nostre partite sulla terra sono sempre state molto dure. Da fondo è solido, sbaglia poco e devi conquistarti ogni punto. Qui i campi non sono velocissimi e, quando le palline si aprono, rischi di giocare scambi di venticinque o trenta colpi. Bisognerà stare bene fisicamente. Giocherò giovedì e avrò due giorni per recuperare».

Darderi è tornato anche sulla pesante sconfitta per 6-1 6-0 subita contro Botic Van de Zandschulp a Winston-Salem: «Mi faceva un po’ male il ginocchio e lui ha disputato una grande partita. Non volevo ritirarmi, perché non mi piace farlo: anche quando sono al limite cerco comunque di provarci. È stato un risultato strano, perché nel turno precedente avevo giocato bene contro Bellucci. Non volevo arrivare allo Slam dopo più di due settimane senza incontri e credo che la scelta sia stata giusta. La partita giocata a Winston-Salem mi è servita e oggi si è visto».

L’azzurro avverte progressi evidenti anche sul cemento: «Mi sento molto più a mio agio, più pronto e sicuro rispetto allo scorso anno. I risultati parlano da soli: in Australia e a Montréal ho ottenuto risultati che due anni fa non riuscivo a raggiungere sul cemento. Anche sulla terra sono cresciuto. Ho ancora ventiquattro anni, sono molto giovane e ho tanto tempo davanti. Devo migliorare sotto tutti gli aspetti e rimanere sano mentalmente, perché soltanto così una carriera può essere lunga».

Arnaldi e il problema al piede: “Mi manca giocare libero”

È terminato invece al primo turno il torneo di Matteo Arnaldi, sconfitto dall’australiano James Duckworth. Il sanremese ha riconosciuto i meriti dell’avversario, senza nascondere le difficoltà fisiche che continuano a condizionarlo.

«È stata una partita davvero difficile. Il mio avversario ha giocato molto bene ed è rimasto solido per tutto l’incontro. Io avrei potuto fare meglio, ma, pensando a tutti i problemi che ho avuto ultimamente, credo di poterla considerare comunque una buona partita».

Arnaldi non ha particolari rimpianti per i quattro set point non sfruttati nel quarto parziale: «Non credo che avrei potuto fare qualcosa di diverso. Lui ha giocato molto bene e bisogna riconoscerglielo. Sono contento di essermi creato quelle opportunità, ma non ero più brillante come all’inizio. Nel tie-break siamo andati in lotta, lui ha servito meglio di me ed è riuscito a portare a casa la partita».

A pesare è soprattutto il problema al piede, diventato fonte di un notevole dispendio mentale ed energetico.

«Portarsi dietro questi infortuni per tanto tempo non mi permette di essere concentrato soltanto su quello che voglio fare in campo. Devo riuscire a risolverli per tornare a giocare come vorrei, libero come vorrei. Quanto mi manca!».

Una lunga pausa, tuttavia, potrebbe non rappresentare la soluzione: «Gli specialisti ci hanno spiegato che è un problema che può ripresentarsi anche dopo sei mesi di stop. Non posso semplicemente fermarmi, ma devo gestire gli allenamenti, la stagione e i tornei. È stancante mentalmente e non mi permette di essere sereno o di esprimermi come vorrei. Quando questi problemi saranno passati, sarò un’altra persona».

Nonostante l’eliminazione a New York, il bilancio stagionale negli Slam rimane positivo grazie soprattutto alla semifinale raggiunta al Roland Garros, che Arnaldi non ha potuto disputare a causa di un virus.

«Per certi versi è stata una stagione sorprendente. Considerando tutti i problemi degli ultimi due anni, posso ritenerla molto positiva. In un mese sono riuscito a fare quello che molti non riescono a ottenere in un’intera stagione. Ci sono tante cose buone da prendere da quel periodo. Sono contento, ma anche stupito della posizione in cui mi trovo: continuo a disputare buone partite e quel mese straordinario mi ha dato tanta fiducia».

L’azzurro dovrebbe proseguire la stagione in Asia, ma prima lo attende un appuntamento molto più importante: il matrimonio con Mia Savio.

«Sono iscritto ai primi tornei in Cina, ma prima ho il matrimonio e voglio capire come starò fisicamente. Da un anno e mezzo vivo abbastanza alla giornata, quindi deciderò in base alle mie condizioni. Non ho avuto alcun ruolo nell’organizzazione del matrimonio, però sono molto contento. In un anno difficile sarà una cosa bellissima da vivere», ha concluso sorridendo.

Cinà fa autocritica: “Devo imparare a lottare anche quando non ho buone sensazioni”

Si è concluso anche il percorso di Federico Cinà, capace comunque di superare le qualificazioni e di conquistare l’accesso al tabellone principale. Il giovane azzurro non ha cercato alibi e ha analizzato con grande lucidità gli aspetti sui quali dovrà lavorare.

«Rispetto al giorno precedente, il mio avversario ha giocato meglio mentre io sono sceso di livello. Quando le cose non vanno bene e non mi sento molto energico, devo trovare la forza per lottare e restare attaccato alla partita. Invece, a volte, mi lascio un po’ andare. Nel primo game ho avuto delle palle break, nel secondo ho commesso quattro errori: bisogna continuare a combattere, perché qualcosa di positivo può sempre accadere».

Cinà ha riconosciuto di avere già vissuto situazioni simili durante la stagione: «Sto lavorando su questo aspetto, perché mi è già capitato di perdere alcune partite in questo modo. Devo imparare a lottare anche quando non sento bene i colpi o commetto tanti errori. Mi dispiace che sia successo proprio qui, ma bisogna guardare anche il lato positivo: ho disputato due buoni incontri, superato le qualificazioni e lottato bene nei momenti difficili».

Il diciannovenne palermitano vuole sviluppare un tennis maggiormente propositivo: «Il mio gioco dovrebbe essere quello di un giocatore che cerca di spingere e di prendere l’iniziativa. Quando affronti avversari più forti fisicamente e più abituati a mantenere un livello alto per tutta la partita, emergono chiaramente le cose da migliorare. Sto lavorando molto sul servizio e devo imparare a variarlo maggiormente, perché a un certo punto lui riusciva sempre a rispondere, anche quando servivo bene».

Nonostante la delusione per la sconfitta, l’esperienza newyorkese resterà speciale. Cinà aveva frequentato i grandi tornei da bambino insieme al padre Francesco, storico allenatore di Roberta Vinci, e questa volta vi è tornato da protagonista.

«Sono molto felice. Da piccolo venivo in questi tornei con mio padre e Roberta. Adesso essere riuscito a giocare il tabellone principale, con mio padre come allenatore, è stato molto bello. Prima li guardavo da bambino, ora li gioco io: è una grande emozione».



Marco Rossi


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1 commento

italo (Guest) 01-09-2026 08:12

darderi” non volevo arrivare allo us open con 2 settimane senza giocare”…
non sia mai…..GIOCARE SEMPRE RIPOSARE MAI!

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