Impressionante la lista dei giocatori infortunati o che convivono con problemi ATP, Copertina

Troppi infortuni nel tennis? Mouratoglou: “I dati sono chiari, ci si fa male soprattutto nella parte alta del corpo. La causa è come è cambiato il gioco”

24/08/2026 09:33 4 commenti
Jannik Sinner, non giocherà US Open perché infortunato - Foto Getty Images
Jannik Sinner, non giocherà US Open perché infortunato - Foto Getty Images

Il problema al ginocchio che ha costretto Jannik Sinner a saltare l’edizione 2026 di US Open continua a tenere banco tra gli appassionati ed addetti ai lavori del tennis, ancor più perché arriva a stretto giro col serio problema al polso che ha costretto Carlos Alcaraz ad un lungo periodo di stop. Curiose le porte girevoli a New York tra i due finalisti del singolare maschile 2025, con Alcaraz al rientro e Sinner invece “out”. Ma il problema degli infortuni non riguarda purtroppo solo i due tennisti più forti e seguiti al mondo in questa epoca – fatto di per sé già grave, i migliori e assai giovani tennisti “k.o.” nella stessa stagione: se andiamo a scorrere il ranking ATP dal vertice verso il basso, è impressionante vedere la quantità di giocatori “rotti”, che convivono con problemi più o meno seri, acciaccati, da poco rientrati sul tour dopo stop prolungati.

Di Sinner (n.1) si è già scritto molto, lo aspettiamo al rientro nella tournée asiatica per terminare al meglio la stagione e soprattutto difendere la prima posizione del ranking di fine anno. Idem per Alcaraz, sperando di vederlo davvero al 100% e competitivo a US Open, al via domenica prossima. Auger-Aliassime si è fermato prima del torneo di casa a Montreal per un problema alla schiena, piccola – per fortuna – ricaduta di un fastidio con cui convive da tempo, e nel 2024 anche il ginocchio l’ha fatto penare un po’. Djokovic è, per così dire, “fuori categoria” vista la sua veneranda età, ma i suoi acciacchi sono molteplici. Medvedev convive da fine 2023 con problemi alla spalla che ogni tanto si ripresentano – anche se lui non ne parla volentieri, ma è sottolineato spesso dalla stampa russa – e non gli consentono di giocare liberamente il servizio, il più più importante di tutto il suo repertorio. Fritz  convive da mesi con una infiammazione al ginocchio e la sua situazione è bordeline: non sta così male da doversi fermare per mesi, ma nemmeno così bene da riuscire ad esprimere il massimo della velocità in campo e gli antidolorifici sono parte del suo quotidiano, in attesa di capire se il problema scomparirà oppure dovrà prendere decisioni drastiche. Lehecka soffre di dolori alla schiena e all’anca, anche se non gravi, mentre Musetti da tempo è penalizzato in modo importante da ricorrenti problemi muscolari alle gambe che purtroppo ha pagato a caro prezzo in momenti clou della sua carriera (vedi Roland Garros, Monte-Carlo e soprattutto Australian Open 2026, l’infortunio più amaro in carriera…).

Vacherot ha problemi al piede, con diverse settimane di stop dalla scorsa settimana, mentre Fils – campione a Cincinnati – lo scorso anno ha sofferto un duro infortunio alla schiena con uno stop di molti mesi. Paul è stato fermo per mesi per un problema al piede, mentre Fonseca (solo 19 anni!) si è già fermato più volte per la schiena dolorante. Davidovich Fokina si è tirato fuori da US Open, infortunato, mentre Humbert fa su e giù, con acciacchi ricorrenti, per non parlare di Arnaldi (tantissimi problemi al piede) e Berrettini, frequentemente infortunato. Qua per fermarsi ai primi 35 al mondo – e non considerando problematiche più lievi – e a questa lista nefasta potremmo aggiungere moltissimi altri giocatori, da Rune a Draper, passando per Tsitsipas, Van Assche, Machac, Korda, Kecmanovic, Brooksby, Sonego, Nardi e chi più ne ha, più ne metta. Una sequela tremenda di giocatori infortunati e l’aspetto ancor più grave è che la maggior parte di questi riguarda infortuni piuttosto seri di ragazzi giovani, non a fine carriera e quindi usurati. Moise Kouame, 17 anni, probabilmente futura stella del tennis mondiale, si è fermato alcune settimane per un problema al gomito. E come lui molti altri giovanissimi stentano a trovare continuità perché devono rallentare e curarsi.

Di recente la PTPA ha pubblicato uno studio che ha confermato quanto negli ultimi 7 anni gli infortuni nel tennis siano cresciuti, quasi del 50%, e come i problemi si concentrino soprattutto su problematiche che riguardano la parte superiore del corpo. Non è un fattore da ignorare, anzi per Patrick Mouratoglou confermano una evidenza tecnica: il gioco è cambiato, molto; si scambia tanto da fondo campo alla massima potenza. Troppo per la salute dei giocatori. Il coach francese ha parlato della questione fornendo la sua analisi, attraverso un post sul portale LinkedIn che riportiamo.

Il calendario viene spesso indicato come la spiegazione più ovvia di questo aumento. Io non ne sono convinto” afferma Mouratoglu. “Non sto dicendo che il calendario tennistico sia perfetto. I Masters 1000 sono diventati più lunghi, ma questo non significa necessariamente che i giocatori disputino più partite e, tra alcuni tornei, hanno anche del tempo per recuperare. A mio avviso, questo da solo non spiega un aumento così marcato”.

C’è invece un altro dettaglio di questi numeri che trovo particolarmente interessante: gli infortuni che stanno aumentando in modo così significativo sono quelli agli arti superiori. Questo mi porta a cercare le cause altrove. La prima cosa che analizzerei è l’evoluzione delle superfici. Dall’inizio degli anni 2000, le superfici sono diventate progressivamente più lente e uniformi. L’erba ne è un esempio molto significativo. Un tempo anche i giocatori più abituati alla terra battuta dovevano ricorrere al serve&volley su questa superficie. Oggi, invece, la maggior parte dei giocatori rimane sulla linea di fondo. Questa evoluzione ha ridotto anche la varietà degli stili di gioco. I giocatori trascorrono molto più tempo a scambiarsi la palla da fondo campo ad altissima intensità, colpendo con estrema potenza un colpo dopo l’altro. Questo sottopone a uno stress enorme il braccio, il gomito e la spalla”. Una considerazione questa che sposiamo al 100%: tante volte nelle nostre analisi abbiamo sottolineato come il modello di gioco ormai dominante non sia sostenibile nel lungo periodo. Infortuni agli arti superiori per la continua spinta al massimo; ma parimenti anche il numero crescente di scambi ad altissima intensità finisce per sottoporre anche gambe, ginocchia e caviglie a stress importanti.

Poi ci sono le palle” continua Mouratoglou. “I giocatori possono competere con un tipo di palla in una settimana e con una completamente diversa la settimana successiva. Alcune sono più pesanti, altre più leggere, altre ancora più esplosive. La parte superiore del corpo deve continuamente adattarsi a sollecitazioni differenti. Ho anche sentito molti giocatori lamentarsi del fatto che alcune palle perdano molto rapidamente le loro caratteristiche. Quando la pallina diventa meno vivace, per ottenere la stessa profondità, velocità e pesantezza di palla è necessario imprimere maggiore forza al colpo. Se moltiplichiamo questo per migliaia di colpi effettuati in allenamento e in partita, è un aspetto che merita di essere analizzato seriamente”. Questo è uno dei punti che i giocatori hanno sollevato da tempo. Pare che l’ATP ci stia lavorando.

La situazione da un certo punto di vista è paradossale: le carriere dei giocatori si sono allungate grazie ai progressi enormi fatti dalla scienza dello sport, con studi accurati su preparazione, recupero, alimentazione… niente è lasciato al caso, si è raggiunto livelli di eccellenza completamente nuovi, e quindi i giocatori dovrebbero essere oggi in una posizione migliore per prevenire gli infortuni. Mourtoglou per questo si dice quindi perplesso di fronte all’aumento del numero di giocatori costretti a ricorrere alle cure mediche. “Trovo questi numeri ancora più frustranti perché la medicina dello sport e la preparazione fisica hanno fatto enormi progressi. Quando ho fondato la mia Academy, nel 1996, lavoravo già con fisioterapisti di alto livello che mi spiegavano quanto si potesse fare attraverso la prevenzione degli infortuni. Negli ultimi 20 anni, questo lavoro è diventato incredibilmente sofisticato. E ora vediamo i numeri muoversi in modo drammatico nella direzione sbagliata. Non pretendo di avere la spiegazione definitiva, ma questi dati dovrebbero spingere gli organi di governo a esaminare le superfici, le palle e ogni altro fattore che possa spiegare perché gli infortuni agli arti superiori siano aumentati così rapidamente. Bisogna individuare le cause e poi trovare le soluzioni. Perché questi numeri non sono accettabili quando è in gioco la salute dei giocatori” conclude Mouratoglou.

Spesso pubblichiamo i punti di vista del “loquace” coach francese, e spesso sono provocazioni. Stavolta Patrick va dritto al punto, e fa centro. Oggi è toccato a Jannik Sinner, prima di US Open, quindi è normale che l’argomento sulla bocca di tutti gli appassionati in Italia sia quello degli infortuni. Ma chi segue il tennis tutti i giorni sa benissimo quanto il problema sia grave, diffuso, quasi incancrenito. L’aspetto più negativo della faccenda non è che il n.1 del mondo salterà US Open perché “rotto”, gli infortuni fanno parte del gioco. Quello che non si può più accettare è che la massima parte dei giocatori, atleti giovanissimi e allenati al meglio, cadano uno dopo l’altro vittima di problemi fisici e nonostante tutto non sembra ci sia la volontà di affrontare la questione con la necessaria forza, andando a cercare la vera causa del problema, che ormai anche rilievi statistici sottolineano: è il gioco stesso che non va più bene. Non più sostenibile. È necessario adottare cambiamenti importanti, rivedere il modello di tennis dominante agendo su superfici, palle, materiali, e tornare ad un gioco meno fisico e incentrato sulla destrezza e qualità, non sull’atletismo. Altrimenti continueremo a scrivere, sempre più spesso, di infortuni, forfait e delusioni.

Marco Mazzoni


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4 commenti

Junior (Guest) 24-08-2026 10:18

Io l’ho scritto qualche giorno fa. Sinner e Alcaraz in pratica giocano solo gli slam e i 1000 ( e nemmeno tutti ) e uno o due 500. Saranno circa 12 o 13 tornei l’anno infilandoci un paio di esibizioni, eppure si infortunano lo stesso e non solo loro. Rune ha praticamente perso un anno. Fils e Musetti hanno perso un anno. Di berrettini non parliamo nemmeno.

Negli anni 90 non era così. Vedevi i top players giocare tantissimi tornei e non saltare nemmeno i 250.

E i motivi sono spiegati nelle ultime 3-4 righe di questo articolo

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JannikUberAlles 24-08-2026 09:49

Ha ragione il Guru Patrick, infatti quando parla lui mi fa male la testa!

Ahahahah 😀

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+1: piper
Juliette 24-08-2026 09:45

Scritto da DavidAce
Il solito sapientone che si parla addosso a caso….il ginocchio sarebbe una parte alta del corpo? Comunque in uno sport in cui si usano le braccia sarebbe una ovvietà….Mamma mia che saccenza….

E per non parlare del tendine d’achille di Rune altra parte del corpo superiore….il francese sempre illuminato

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DavidAce 24-08-2026 09:39

Il solito sapientone che si parla addosso a caso….il ginocchio sarebbe una parte alta del corpo? Comunque in uno sport in cui si usano le braccia sarebbe una ovvietà….Mamma mia che saccenza….

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+1: Juliette, Inox