McDonald e la battaglia per strappare il prize money negli Slam: “Conosco una manciata di giocatori che sono seriamente infortunati ma giocheranno US Open per assicurarsi di guadagnare qualcosa”
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I tornei del Grande Slam restano il motore dell’annata tennistica, non solo perché mettono in palio i trofei più prestigiosi e ambiti ma anche per i loro prize money, i più “pesanti”, indispensabili alla sopravvivenza di molti giocatori, pronti a scendere in campo anche se in pessime condizioni fisiche pur di portare a casa un assegno irrinunciabile con la sconfitta al primo turno. È una situazione nota, che lo statunitense Mackenzie McDonald sottolinea in una intervista al Guardian, poco prima di US Open, torneo che quest’anno mette in palio un compenso record di 140mila dollari per chi esce di scena al primo incontro di singolare. Una quantità di denaro importante, nessuno è disposto a rinunciarvi anche se si trova in un momento di cattiva forma o addirittura infortunato. Dopo dieci anni nel circuito ATP, il 31enne statunitense non è un tennista in difficoltà economiche, ma ha passato momenti non facili quando ha sofferto un grave infortunio al ginocchio e sa bene che la vita da professionista può trasformarsi facilmente in un’esistenza vissuta alla giornata, con il benessere fisico e mentale dei giocatori spesso compromesso dalla necessità di tornare in campo il prima possibile, pena crollare drammaticamente in “rosso” e mettere a rischio la propria carriera.
“Conosco in questo momento almeno una buona manciata di giocatori che sono seriamente infortunati”, racconta McDonald al quotidiano britannico. “Ma so che si presenteranno agli US Open e scenderanno in campo per assicurarsi di poter guadagnare qualcosa, perché hanno delle spese da pagare. Vogliono prendere un appartamento e pagare il proprio team: allenatore, fisioterapista, preparatore atletico… Gli Slam sono il motore che permette loro di vivere di tennis e devono sfruttare al massimo queste opportunità. Per alcuni segna la differenza tra riuscire a mettere il cibo in tavola e potersi mantenere. È questo ciò che è in gioco”.
Questa prospettiva è la realtà per una larga fetta di giocatori che lottano per entrare stabilmente tra i primi 80, 100 del ranking mondiale e per i quali partecipare al main draw di uno Slam segna la differenza tra chiudere una stagione mettendo da parte un po’ di soldi per il futuro o andare in negativo, con ancor più tensione in campo oltre a quella già notevole imposta dagli avversari. Per questi motivi è in corso l’azione dei top player sui tornei dello Slam affinché aumentino i montepremi fino al 22% dei loro ricavi, rispetto all’attuale quota di circa il 15%, battaglia sostenuta da stelle come Jannik Sinner e Aryna Sabalenka, in modo che l’ambiente del tennis Pro diventi più sostenibile e stabile per una platea più ampia di giocatori. “La parole di McDonald offrono una prospettiva più convincente rispetto alle lamentele di giocatori multimilionari” scrive il Guardian. “Con oltre 7 milioni di dollari guadagnati in carriera, è improbabile che lo statunitense sia costretto a fare i conti con difficoltà economiche, ma ci sono stati momenti della sua carriera in cui la situazione è stata molto diversa. Cifre che all’apparenza possono sembrare elevate non tengono conto del fatto che i giocatori devono sostenere personalmente i costi dei viaggi e degli allenatori, oltre a quelli dei loro team, spesso piuttosto numerosi”.
“Le cose sono cambiate, ma ai livelli più bassi i soldi sono sempre stati piuttosto insignificanti”, spiega McDonald. “Direi che se oggi sei numero 250 del mondo guadagni circa 200.000 dollari. So per certo che lo scorso anno soltanto 88 giocatori hanno guadagnato un milione di dollari. Ma questa è una cifra al lordo delle tasse e prima di tutte le spese, che sono molto significative. Molti giocatori passano direttamente dal college, dove è tutto pagato, al tennis professionistico, dove devono prenotare da soli i voli e spesso, alla fine della settimana, pagare costosi biglietti aerei per raggiungere il torneo successivo. Sono diventato un maestro dei trucchi per risparmiare sui viaggi, ma bisogna anche pagare il proprio team, che può comprendere un preparatore atletico, un fisioterapista, uno psicologo o il proprio allenatore principale. E anche le loro spese di viaggio. Come giocatori, siamo un asset sottovalutato rispetto alla quantità di tempo televisivo che garantiamo alle emittenti e ai ricavi che generiamo per gli operatori delle scommesse”.
McDonald è stato stoppato dalla pioggia e disputerà venerdì il suo terzo match di qualificazione a US Open (contro Svrcina) per centrare il tabellone principale a Flushing Meadows. Ormai si può considerare un veterano, ma ha conosciuto anche il lato più oscuro di uno sport nel quale diritti come un’assicurazione sanitaria sono un privilegio per pochi. Dopo essere entrato per la prima volta tra i primi 60 del mondo nel 2019, ha saltato gran parte della stagione a causa di un grave infortunio al ginocchio rimediato al Roland Garros. Il suo ritorno è stato poi frenato dalla pandemia di Covid-19 l’anno successivo. Il suo racconto è la foto delle difficoltà imposte da uno sport individuale come il tennis. “La parte più dura è che quando ti infortuni non guadagni soldi e allo stesso tempo perdi posizioni nel ranking, cosa che limita anche la tua possibilità di competere in futuro”, spiega McDonald. “Non puoi semplicemente tornare sulla ruota e ripartire. Sono passato dall’essere giovane e affamato di successi al ritrovarmi seduto nel mio appartamento, incapace di camminare e intento a cercare di rimettere insieme i pezzi per tornare a guadagnare. Sono stato fortunato perché era il 2019 e i medici avevano le conoscenze necessarie per curare quel tipo di infortunio”.
“Essere in grado di adattarsi a come stai, fisicamente e mentalmente, è una capacità a sé stante. Puoi vivere una stagione fantastica e guadagnare, diciamo, una cifra a sette zeri, ma poi ti infortuni e improvvisamente non incassi più nulla. Se vedeste le cose assurde con cui abbiamo a che fare ogni giorno, sarebbe quasi comico. Quest’anno ho perso la mia borsa più volte e mi sono ritrovato a volare da una parte all’altra del mondo senza avere con me praticamente nulla. Se scendi dalla ruota del criceto, non guadagni più soldi. Quando ci sei sopra, devi continuare a correre. È davvero brutale. Spero che in futuro i motori economici del tennis contribuiscano maggiormente al welfare dei giocatori. Ci stiamo muovendo in quella direzione, ma quanto velocemente accadrà è un’altra questione” conclude McDonald.
Marco Mazzoni
TAG: Mackenzie McDonald, prize money, Tornei del Grande Slam, US Open 2026

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2 commenti
Commento del tutto slegato dal contenuto dell’articolo.
Caro De’Donaldo, mi sa che Lei si sopravvaluta un po’ se pensa di essere uno tra i motivi per cui noi si guarda il tennis in TV.
Io penso che, al netto delle tasse e delle spese, su ipotetici 500.000 dollarazzi a Lei restino almeno 100.000 di reddito vero e proprio.
È poco per tutto il mazzo che si fa per poterli conquistare?
Cambi sport, se Le riesce, o cambi proprio mestiere.
A fare l’idraulico si guadagna bene e, secondo la vulgata, si tromba pure (tanto che dalle mie parti l’idraulico si chiamava “trombee” 😀 )!