Alcaraz in semifinale a Tokyo, ma non si accontenta: “Il mio tennis è ancora lontano da dove voglio essere. Ero frustrato con il servizio”
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Carlos Alcaraz continua a vincere a Tokyo, ma sa di avere ancora strada da percorrere per ritrovare il suo livello migliore. Dopo oltre quattro mesi di assenza e un ritorno alle competizioni che lo ha portato fino ai quarti degli US Open, lo spagnolo sta cercando continuità e sicurezza. Il passaggio in semifinale nel torneo giapponese è un altro passo avanti, accompagnato però da un’analisi lucida delle proprie difficoltà.
Contro Denis Shapovalov, Alcaraz era avanti 7-6(3) 2-1 quando il canadese si è ritirato. Prima della conclusione anticipata, il campione in carica aveva dovuto affrontare un primo set complicato, perdendo tre volte il servizio e cancellando un set point.
“Ero frustrato con il servizio”
La battuta è stata il principale motivo di insoddisfazione per il numero 3 del mondo, che nelle dichiarazioni a bordo campo a Tennis TV ha riconosciuto di non aver trovato le sensazioni cercate.
“Mi sono sentito un po’ frustrato con il servizio. Non riuscivo a trovare il modo giusto di servire: facevo molta fatica praticamente in ogni mio turno di battuta”, ha spiegato Alcaraz.
La risposta gli ha però permesso di restare dentro il parziale e di recuperare lo svantaggio. Shapovalov ha servito per il set sul 5-3 e, nel gioco successivo, si è procurato un set point in risposta: Carlos lo ha annullato con una palla corta, prima di risolvere il confronto al tie-break.
“Sono contento di come ho reagito dopo ogni break subito. È stato un primo set fantastico, con grandi punti e grandi scambi”, ha aggiunto.
Un andamento che racconta bene il momento dello spagnolo: qualche passaggio a vuoto, ma anche la capacità di trovare una soluzione quando il punteggio si complica.
Il ritiro di Shapovalov: “Non volevo una semifinale così”
L’interruzione della partita ha lasciato ad Alcaraz soprattutto il dispiacere per le condizioni dell’avversario.
“È un peccato che abbia dovuto ritirarsi. Raggiungere una semifinale così non è quello che volevo, ma a volte lo sport è duro. Bisogna accettarlo. Spero che possa giocare a Shanghai in piena salute”.
“Il mio livello è ancora lontano da quello che voglio”
Il passaggio del turno non ha attenuato l’autocritica. Interrogato sul proprio livello dopo la lunga assenza, Alcaraz ha spiegato che il lavoro quotidiano deve ancora tradursi pienamente nelle prestazioni in gara.
“Direi che sono ancora molto lontano. Il mio livello è lontano da quello che vorrei. Però sto facendo cose molto buone in campo. Mi sto allenando bene e cerco di mettere tutto in pratica quando gioco le partite. Perché la competizione e gli allenamenti sono molto diversi: bisogna trovare il modo di riuscirci”.
È proprio il ritorno agli automatismi della partita uno dei passaggi centrali di questa fase. Allenarsi con buone sensazioni è un segnale positivo, ma affrontare un avversario e gestire i momenti delicati richiede qualcosa in più.
Tokyo come occasione per crescere
Accanto alla consapevolezza delle difficoltà, Alcaraz conserva fiducia nel percorso intrapreso.
“Sono contento di come sto giocando e di come mi sento in campo. Spero che i tornei e le partite che mi aspettano siano un ottimo banco di prova. Cercherò di sfruttarli per migliorare e sentirmi sempre meglio in campo”.
Ora lo attende il derby di semifinale contro Jaume Munar. Un’altra occasione per inseguire la difesa del titolo di Tokyo e, insieme, avvicinarsi al tennis che vuole tornare a esprimere con continuità.
Francesco Paolo Villarico
TAG: ATP 500 Pechino, ATP 500 Pechino 2026, Carlos Alcaraz

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7 commenti
@ Giambitto (#4692343)
Qui si gira sempre intorno al problema ma si vuole far finta di ignorarlo, peggio, si rimuove perché andrebbe a toccare le “emozioni” che si pretendono da questo sport: ma il tennis non è un’isola felice avulsa dalla realtà, che cambia coi tempi e anche il tennis deve tenerne conto…la maggiore potenza con cui i giovani si sono formati e che utilizzano con sempre maggiore intensità, il maggior atletismo per rendere più efficace il sistema difensivo, richiede per forza un
ridimensionamento della durata delle partite perché sono ormai davvero troppi i giovani talenti usciti precocemente dal giro dei
top o preoccupantemente infortunati, magari a vantaggio di uno Zverev che, con un gioco meno audace, più “amministrato”, meno vincente fino a ieri, riesce a “durare” e ad approfittare della maggiore “generosità” in campo dei numeri 1…quando leggo “il 3 su 5 non si tocca” mi chiedo: ma si riflette sul fatto che Sinner è fermo da uno Slam che probabilmente ha vinto tenendo duro dopo un movimento rischioso e dopo in un ciclo di partite lungo e faticoso? Che Alcaraz a 23 anni ha già dato in 6/7 Slam vinti una quantità di risorse che altri campioni hanno utilizzato in 15 anni di carriera, oltretutto con un tennis di un’intensita’ davvero ragguardevole, confezionato davvero anche per il divertimento degli spettatori? Lo stesso Novak adesso vince per l’immensa classe e per l’intelligenza tattica ma a livello di potenza deve dosare le risorse fisiche, per mantenere almeno competitività e fisico integro
Meno male che Alcaraz lo tira un pò su, vista la perdurante assenza di Sinner
Che periodo nero per il tennis di vertice!!
@ Morituri Te Salutan (#4692324)
Esattissimo
Sei lontano da dove vuoi essere ma anche l’atteggiamento in campo è lontano da tanti campioni
Forse ormai ci siamo dimenticati come si era strutturata la situazione, due campioni assoluti che si sfidavano tra di loro e si dividevano gli slam con il disturbo a volte dell’ex marziano quarantenne ma sempre marziano era, poi gli umani a partire da Zverev che infatti perdeva 10 incontri di fila con il campione rosso e tutte le finali con il campione murciano. Il tennis che ci hanno fatto vedere era stratosferico e quello che vediamo senza quei 2, Alcaraz è il lontano parente di quello che tutti ci ricordiamo, è di livello decisamente minore e Zverev ha potuto avere la possibilità di vincere gli slam pur soffrendo oltremodo con Cobolli e Shelton . Forse riuscirà anche a realizzare quello che è sempre stato l’altro sogno irraggiungibile ,diventare n 1. Bravo a sfruttare l’occasione ma il circuito è diventato figlio di un dio minore. Sto tifando e sperando che Alcaraz ritorni Alcaraz al più presto in attesa del messia.
Senza Sinner, se questi sono gli “avversari” di AlcaraZ, lo spagnolo può pure giocare con la racchetta di Bancroft di Borg.
Cè un ABISSO tra i primi tre e il resto della truppa