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Incredibile in Argentina: il campo per la Davis Cup a Neuquén (Patagonia) è arrivato in nave dalla Spagna

18/09/2026 17:35 3 commenti
Una foto del campo a Neuquén, pronto per gli incontri (foto La Nacion)
Una foto del campo a Neuquén, pronto per gli incontri (foto La Nacion)

“Può sembrare curioso, se non addirittura romanzesco, ma il campo da tennis in cemento che oggi fa bella mostra di sé al Ruca Che, l’impianto della Patagonia che sabato e domenica ospiterà la sfida di Davis Cup tra Argentina e Turchia, ha iniziato il suo viaggio verso il Sudamerica il 23 luglio scorso. Da Barcellona è stato trasportato al porto di Algeciras, nella provincia di Cadice, la grande porta d’accesso al sud della Spagna. Il 27 luglio ha iniziato la traversata dell’oceano, ovviamente via nave. È arrivato a Buenos Aires il 14 agosto e il primo settembre il carico, del peso complessivo di 20.000 chili, è partito su un camion di grandi dimensioni alla volta di Neuquén, raggiunta due giorni più tardi”. Così recita un articolo a dir poco curioso che il collega Sebastian Torok scrive su La Nacion per raccontare come è nato e costruito il campo da tennis che ospiterà gli incontri di Davis Cup questo weekend a Neuquén, la città più popolosa dell’affascinante Patagonia e scelta per sfida del World Group I tra Argentina e Turchia.

Il campo, creato in Spagna, smontato e quindi ricollocato dopo un paio di mesi in Patagonia, è della azienda specializzata GreenSet, tra i cui proprietari figura l’ex tennista Javier Sánchez (insieme a Fernando Cánovas Llopis), azienda selezionata dall’Associazione Argentina di Tennis per l’occasione. Sembra che la volontà fosse quella di ottenere una superficie di gioco il più possibile simile a quella della Final 8 di Bologna, ma per diversi motivi non si è trovato il modo di averla direttamente in Argentina, o da più vicino, tanto a ricorrere addirittura a un trasporto oceanico. “Qui in Sudamerica non abbiamo trovato fornitori”, ha spiegato Eddie Fiumara, direttore sportivo dell’AAT. “In Sudamerica, tra quelli che rispettavano i requisiti ITF, avevamo trovato un’azienda in Cile, ma ci ha proposto un costo molto più elevato. Dopodiché non abbiamo trovato altri fornitori nella regione. Abbiamo consultato anche le federazioni dei Paesi vicini. C’erano un fornitore del Nord Europa, uno asiatico e uno statunitense, ma considerando prezzo, qualità e referenze, quello spagnolo era il migliore”.

La scelta pare sia ricaduta sull’azienda spagnola anche perché c’erano due precedenti: nel confronto contro la Serbia del 2015 a Tecnopolis e nel 2018 a San Juan, contro il Cile, la stessa società aveva provveduto a costruire il campo da gioco, ma nei due casi si trattava di terra battuta studiata per le condizioni indoor. Stavolta la costruzione è stata assai più complessa. “A differenza dei campi all’aperto, con una superficie rigida in cemento o asfalto, sui quali è possibile verniciare direttamente, qui abbiamo lavorato sopra una superficie in parquet del Ruca Che. È stata applicata una protezione speciale e sopra sono stati assemblati i pannelli di legno”, racconta Fiumara nell’articolo.

“Vengono incastrati uno nell’altro, con un sistema maschio-femmina, quindi il montaggio è piuttosto rapido. Successivamente vengono applicati diversi strati di sigillante, in modo da rendere uniforme la superficie del legno, e poi una vernice più spessa, con uno strato di sabbia silicea che viene miscelata alla vernice. La sabbia utilizzata negli ultimi strati della superficie ha una granulometria più arrotondata: questo permette ai giocatori di scivolare senza che il piede si blocchi improvvisamente. In questo modo si riduce il rischio di infortuni. Il risultato è una superficie con una certa sensazione di morbidezza”. Il sistema di montaggio è talmente rodato che in soli quattro giorni si è passati da zero al campo “pronto”. Sui social l’ATT ha pure mostrato una curiosa clip dell’operazione.

 

Il campo, su richiesta del capitano albiceleste Javier Frana, ha una velocità media (3 punti su 5); la rapidità viene ottenuta dalla quantità di sabbia silicea che viene miscelata con la resina, in modo che sia più abrasiva al contatto della palla o più liscia e quindi rapida. Il riscontro dei tennisti è stato ottimo. Tirante, uno dei prossimi protagonisti per l’Argentina, ha affermato che “All’inizio degli allenamenti l’ho sentito piuttosto lento, ma continuando a giocarsi si sta velocizzando, il rimbalzo lo trovo non diverso da quello di US Open, anche se è su di una base di legno. La palla rimbalza abbastanza e credo si possano costruire anche scambi lunghi”.

Una ultima curiosità: terminato il weekend di Davis, questo campo arrivato da lontano resterà in Argentina, per una futura occasione? La risposta è no! “È un noleggio, con i pallet, la vernice, la rete portatile… Montano tutto e poi riportano ogni cosa in Spagna”, ha dichiarato Fiumara. Un’operazione a dir poco singolare e, a quanto pare, anche piuttosto onerosa (nell’articolo si parla di una somma a “sei cifre in euro”).

Marco Mazzoni


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3 commenti

Claudio (Guest) 18-09-2026 18:36

e poi si lamentano dell’inquinamento, del riscaldamento globale

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Dr Ivo 18-09-2026 18:08

*sennò tanto valeva soprassedere 😉

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Dr Ivo 18-09-2026 18:07

Se l’obiettivo era avere un campo il più possibile simile a quello di Bologna, la miglior cosa sarebbe stata rivolgersi alla stessa ditta che ha preso l’appalto a Bologna. Sennò tanto val

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