Il bolognese è commentatore nei grandi appuntamenti Altro, ATP, Copertina

Paolo Canè si propone: “Musetti? Aspetto solo che mi chiami per allenarlo, per portarlo nei primi cinque per dieci anni. Voglio zero euro”

15/09/2026 14:43 3 commenti
Paolo Canè, classe '65
Paolo Canè, classe '65

Paolo Canè crede fortemente di poter dare un contributo importante alla definitiva consacrazione di Lorenzo Musetti, tanto da affermare che sarebbe disposto ad aiutarlo da subito e lo farebbe anche senza compenso. Il talento bolognese, gloria italiana in Davis a cavallo tra anni 80 e 90, oggi è uno stimato commentatore in occasione dei grandi tornei, e in un’intervista concessa a Marco Beltrami su Fanpage.it ha spaziato su molti temi di attualità, tra la vittoria di Zverev a US Open, la situazione ormai precaria di Djokovic e quella di Musetti e Sinner, il primo spesso infortunato e non sempre convincente, e il secondo prossimo al rientro dopo l’assenza a New York. Questi i passaggi più interessanti del suo pensiero, in particolare su Musetti per il quale sente qualcosa di “forte” e non da oggi.

“Musetti? Aspetto solo che mi chiami per allenarlo” afferma Canè. “Per portarlo nei primi cinque e farlo stare lì dieci anni. Sennò continuerà a fare così. È una cosa semplice, è una cosa che io sento dentro da anni. Ho un’empatia con lui a distanza. Lo sento come se fosse un mio giocatore”. Chiedono a Paolo se ci sono stati dei contatti reali, ma la risposta del bolognese è questa: “Lì vai a lottare con Tartarini e con gli altri. Io mi sono proposto varie volte. Feedback positivi? No perché non ti avvicini a loro, perché c’è tutto un entourage di staff che non ti fa neanche avvicinare a parlare”.

Canè quindi racconta la sua ferma determinazione a dare una mano a Lorenzo: “Voglio zero euro. Voglio lavorare con lui per una collaborazione. Ma bisogna vedere quanto si possono mettere in gioco i ragazzi al giorno d’oggi, perché ascoltano poco gli allenatori, fanno molto di testa loro. Una sera, quando lo fermai dopo le Olimpiadi due anni fa a Parigi gli dissi: ‘Ti posso parlare?’. Lui rispose: ‘Assolutamente’. ‘Ti rubo un minuto. Ti posso dare un consiglio?’Gioca a tennis. Gioca come sai’. Basta. Non ci sono altre chiavi, lui non gioca come sa. Per me è così. Poi mi posso sbagliare, ma siccome lo vedo, lo conosco, lo seguo e lo commento da cinque anni, c’è poco da fare. Quando vedi che gioca in una certa maniera è il Musetti che conosciamo. Quando sta lontano dieci metri… Ripeto: lui deve giocare come sa. Ogni singola partita, a costo anche di perdere trenta partite di fila, ma deve giocare il proprio tennis”.

Il discorso quindi vira su Sinner, fermo da Wimbledon ma, a meno di imprevisti, al rientro tra due settimane a Pechino. “Jannik ha capito che, per quanto ti alleni ventiquattr’ore al giorno e programmi ogni minimo dettaglio, lungo il percorso ci sono degli imprevisti che semplicemente non puoi gestire. L’esperienza del Roland Garros, ad esempio, è servita molto: gli ha fatto capire che, se vuoi far correre la macchina ai massimi livelli per tanti anni, devi essere sempre al 100% della condizione. Non puoi pensare di scendere in campo al 50% sperando di portarla a casa comunque, perché il rischio a livello fisico diventa troppo alto. E quando arrivano gli infortuni non si tratta di stare fermi una o due settimane, ma molto di più. Proprio alla luce di questa lezione, credo sia diventato ancora più maniacale nella gestione del calendario: scende in campo solo quando sente di stare davvero bene”.

“Quello che è successo a Parigi lo ha fatto riflettere” continua Canè su Sinner. “Poi c’è stata la vittoria a Wimbledon, che ha portato a termine pur non stando benissimo, no? Diciamo che il problema se l’è creato durante la semifinale o la finale: quella scivolata che hanno mostrato, in cui sul contropiede mette male il ginocchio e da lì è partito tutto. Ora sta giocando e si sta allenando, mi sembra che ci siamo. Avrebbe potuto giocare anche agli US Open all’80% o a mezzo servizio, arrivando comunque in fondo al tabellone. Però, se vai a compromettere ulteriormente un infortunio aggravando la situazione, poi ci vuole ancora più tempo per rientrare”.

Secche le parole di Canè su Djokovic, campione immenso ma ormai apparso in seria difficoltà fisica a New York, sconfitto in un match sportivamente drammatico da Navone. “Vado contro milioni di persone” afferma Paolo. “Lui ha grande ego, è ancora un giocatore che ha bisogno dell’applauso del pubblico, in uno sport in cui è stato numero uno o tra i primi negli ultimi trent’anni. Ma la prima cosa che mi viene da pensare è: Ma chi te lo fa fare? Djokovic tra Australia, al Roland Garros, Wimbledon e US Open, è andato molto bene in due occasioni e maluccio nelle altre.  Nell’ultimo ha fatto pensare al fatto che non sia mai stato bene, ha sempre trovato condizioni difficilissime. Ma questo secondo me è una cosa a cui deve abituarsi, perché a quell’età lì, con quegli sforzi, può succedere. (…) Quando comincia a perdere al secondo turno però le scelte diventano personali. Questo ego di continuare, come quello delle Williams. Io non sono stato un campione come loro ma ho un’altra testa e avrei già mollato da tempo”.

Marco Mazzoni


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3 commenti

MarcoP 15-09-2026 15:11

Che esperienza ha Cané come allenatore?

Fa più comparsate come telecronista; e con scarsa qualità.

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lucky (Guest) 15-09-2026 14:53

Condivido pienamente tutte le parole di Cane’, chiaramente nessuno dello staff di Musetti e’ disposto a rimanere senza stipendio. Chi glielo fa fare?

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JannikUberAlles 15-09-2026 14:49

Vuole essere pagato in DOLLARI?

Ahahahah 😀

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+1: Setrakian, MarcoP