US Open, Zverev sfida Shelton e punge: “Pensavate a quattro finali tra Sinner e Alcaraz, io ci credevo” (Video partite)
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Alexander Zverev cerca il secondo titolo Slam, Ben Shelton il primo. Alla vigilia della finale degli US Open 2026, le loro parole raccontano due percorsi diversi: il tedesco ha ritrovato fiducia dopo un avvio complicato, mentre l’americano affronta il momento più importante della carriera con entusiasmo e la volontà di non lasciarsi sopraffare dalla pressione.
Per Zverev sarà la terza finale Slam consecutiva, dopo il titolo conquistato al Roland Garros e la finale di Wimbledon. Shelton, invece, ha raggiunto per la prima volta l’ultimo atto di un Major grazie al successo su Frances Tiafoe.
Zverev: “All’inizio pensavo che non avrei combinato nulla”
Il successo su Karen Khachanov ha confermato la crescita del tedesco, che in conferenza stampa ha però respinto l’idea di una semifinale agevole.
“Una vittoria in tre set, ma tutt’altro che semplice. Ha giocato incredibilmente bene e ha lottato altrettanto bene. Il secondo e il terzo set avrebbero potuto andare da entrambe le parti. Ho semplicemente giocato meglio qualche punto qua e là e sono felice della vittoria”.
Le difficoltà dei primi turni sembrano ormai lontane, ma Zverev non le ha dimenticate.
“Credo che il miglioramento sia stato davvero enorme. È fantastico, perché ho iniziato il torneo pensando: ‘Questo non ha senso, non combinerò nulla qui’, e adesso sono seduto qui a preparare una finale per domenica. Nel tennis e nello sport queste cose possono succedere. Tutto può cambiare molto velocemente, in positivo o in negativo. Fortunatamente, per me è cambiato in positivo. Adesso farò tutto il possibile per prepararmi”.
La risposta a chi vedeva soltanto Alcaraz e Sinner
La stagione ha cambiato le prospettive di Zverev, ma non la sua ambizione. Vincere il primo Slam non è stato un punto d’arrivo.
“Naturalmente conquistare un Grand Slam era l’obiettivo principale, ma adesso vogliamo di più. Vogliamo ottenere risultati ancora più grandi. Continuiamo a lavorare molto duramente e siamo concentrati su questo”.
Poi il tedesco si è rivolto direttamente ai giornalisti:
“Io credevo che fosse possibile. Credo che non molti di voi ci credessero. La domanda era sempre se Carlos e Jannik avrebbero disputato di nuovo tutte e quattro le finali Slam tra loro. Era una domanda assolutamente legittima, considerando come erano andati gli ultimi due anni. Sono contento della mia stagione finora, ma domenica ho un’altra grande partita ed è quello il mio obiettivo”.
Un Arthur Ashe pieno, dopo la finale del 2020
Il ritorno in finale a New York riporta inevitabilmente Zverev all’edizione disputata senza pubblico durante la pandemia. Questa volta, anche l’atmosfera sarà completamente diversa.
“Sono successe molte cose. Da allora ho giocato altre finali e tante partite importanti. Quella era la mia prima finale Slam: ero inesperto, ancora un ragazzo. Adesso è tutto diverso. Non vedo l’ora: sarà fantastico giocare una finale su un Arthur Ashe pieno, anziché vuoto”.
Quando ha parlato alla stampa non conosceva ancora il suo avversario, ma su Shelton aveva già espresso un giudizio chiaro:
“Ben è un giocatore grande e potente. Ha un servizio enorme e colpi da fondo enormi. Tutto quello che fa è grande”.
Il sostegno del pubblico al rivale non lo preoccupa: “Un pubblico rumoroso ed energico per me è sempre fantastico, purché sia corretto e non interrompa durante i punti”.
Shelton: entusiasmo e nervi per la prima finale
Dopo aver battuto Tiafoe, Shelton ha spiegato ai giornalisti di sentirsi in un territorio nuovo, ma di voler affrontare la sfida senza ingigantirla. La presenza del team e degli amici lo aiuta a mantenere equilibrio e concentrazione.
“I nervi ci sono sempre”, ha riconosciuto. Non intende negarli: li considera parte della competizione, dal primo turno alla finale.
“Affronto la prima testa di serie, un campione Slam, cercando di conquistare il mio primo titolo”.
L’emozione, dunque, convive con il piacere di mettersi alla prova e scoprire quanto possa spingersi oltre i propri limiti.
Nell’intervista in campo, Shelton aveva anche sottolineato la propria crescita rispetto alla semifinale raggiunta nel 2023: maggiore maturità, più concentrazione e obiettivi più chiari. Un cambiamento che ora dovrà tradurre nella partita più importante della sua carriera.
La curiosità dei rimbalzi prima del servizio
Zverev ha trovato spazio anche per sorridere sulla sua lunga routine alla battuta e sulla statistica dei circa dodicimila rimbalzi accumulati nel torneo.
“Non ho idea del perché. Non lo faccio apposta e non li conto nella mia testa. Ho visto la statistica ed è piuttosto divertente. Prima della semifinale ho pensato: ‘D’accordo, devono essere meno’. Poi ogni tanto me ne dimentico e il numero torna a salire”.
Domenica, però, conterà soprattutto ciò che accadrà dopo quei rimbalzi: Zverev vuole completare la sua rinascita newyorkese, Shelton trasformare la prima finale Slam nel primo grande trionfo.
Francesco Paolo Villarico
TAG: Alexander Zverev, Us Open, US Open 2026

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@ Il quinto set (#4682074)
Perdonami, ma stiamo parlando di “tennis”: bene, partendo da questo presupposto, come si fa a soppesare ed estrapolare che Novak, in una carriera VENTENNALE, con tutti I record umanamente conquistati, abbia vinto con gli avversari non al top, quando li ha battuti negli anni migliori o addirittura da coetanei, battendone in generale, di tre generazioni, a centinaia in un numero di partite che non so quantificare ma che, unicamente negli Slam che ha vinto, sono circa 170…non solo, ma come fai a soppesare anche gli avversari degli altri 2 Big, e soprattutto la forma e la sostanza dei “loro” avversari in carriere altrettanto intense e durature: molto difficile, complicato se non addirittura improbabile, non credi? Rimangono 2 cose certe: gli incroci fra i 3 Big, dove Novak ha battuto più volte entrambi (difficile azzardare che ogni volta i big avversari fossero improvvisamente e più volte azzoppati) mentre Roger 0 vittorie su Rafa al RG e Rafa 1 sola vittoria su Roger a Wimbledon; la seconda cosa certa è che Novak si è trovato di fronte non solo la generazione dei Fritz, Zverev, Medvedev, ma anche quella di campioni precoci come Jannik e Carlitos, cosa che praticamente non ha interessato Roger e Rafa, e Novak è riuscito comunque, con h2h schiaccianti su “quella di mezzo” (credo 12 a 1 con Fritz) e con una resistenza ammirevole sull’imperioso avvento dei giovanissimi, a conquistare fino ai 37 anni i record che ben conosciamo…capisci che appigliarsi, in questo contesto di massiccio e variegato mantenimento
della 1ima posizione mondiale di Novak, ad un eventuale “stato di forma” di alcuni avversari, che comunque ha battuto direttamente e concretamente (mentre Zverev proprio non è ancora riuscito a batterli, arrivando in generale a 30 anni con risultati in assoluto non eclatanti ma totalmente irrilevanti rispetto a Novak), stato di forma che tu stesso, e non potrebbe essere diversamente, definisci “una tua impressione”, può arrivare, se non certamente offensivo, sicuramente pretestuoso e dettato da una “non simpatia” per Novak che induce ad attribuirgli limiti che contrastano con la concretezza dei fatti, che nel tennis sono i risultati sul campo, spesso frutto della fantasia, perdonami, un po’ perversa di chi gli ha preferito, guarda caso,
altri tennisti…e tu credi che, fra 10 anni, si andrà a valutare lo stato di forma di Jannik o Carlitos al di là dei risultati ottenuti? Ti anticipo come andrà: se la spunterà Jannik, i suoi tifosi non faranno certo menzione degli infortuni di Alcaraz e viceversa, anche se, sic stantibus rebus, la continuità della forma fisica dei 3 Big anziani e’ sembrata essere più resistente di quella dei 2 Big giovani…e comunque con la
realistica motivazione che Jannik e Carlitos sono, almeno ad oggi, avversari equipollenti, mentre accostare Novak a Sascha può, come ho già detto, essere suggerito solo da pensieri piuttosto contorti e veicolati da un tifo contrario
I migliori anni (2) Atp tour (2 anni di seguito) inizio 1973
Federer 2005-06 173 V 9 P 95,1%
Connors 1974-75 173-11 94 %
Borg 1979-1980. 154-12 92,8% (3 anni 1979-1981 91,3% 78-80 92,4 %)
Mc Enroe 1984-85 153-12 92,7% (3 anni1984-1986 91,1%)
Lendl 1985-1986 158-13 92,4% (3 anni 1985-1987 92,1%)
Sinner 2024-2025 131-12 91,6% (3 anni2024-2026 175-15 92,1%)
Djokovic 2014-2015 143-14 91,1% (3 anni 2014-2016 90 %)
Grande Detu, fortuna che sei tornato a scrivere, il paragone con Djokovic non sta né in cielo né in terra e in nessun luogo ma è stato espresso senza offendere nessuno quindi si può garbatamente esprimere dissenso che non è mica la fine del mondo..
@ Marco M. (#4681923)
I numeri nn si discutono …Rios nettamente peggio ..kuerten Ferrero safin moya courier del potrò un pochino peggio Hewitt alla pari gli altri menzionati meglio
@ Annie3 (#4681946)
Io non ho letto l’ accostamento tra Djokovic e Zverev che sta circolando in questi giorni come la volontà di paragonare due carriere che per ovvie ragioni non sono minimamente paragonabili, ma piuttosto come l’ intenzione di evidenziare un’attitudine comune ad entrambi a non lasciarsi scoraggiare dalla superiorità sulla carta degli avversari per farsi trovare pronti quando i favoriti dal pronostico non sono per una ragione o per l’ altra al top della condizione. Io non rivendico la paternità del suddetto paragone ma ammetto che mi trova abbastanza d’accordo perché ho spesso percepito Djokovic come uno che vinceva tantissimo soprattutto quando Federer e Nadal non erano più nel loro splendore. Lo stesso dicasi per Zverev. Non avrebbe vinto a Parigi, né raggiunto la finale a Wimbledon e agli US Open se Sinner e Alcaraz fossero stati in forma
Quoto tutto integralmente parola per parola !
Non c’è peggior setta di quella degli ayatollah di Djokovic. Non sto dicendo i tifosi di Djokovic. Ripeto gli ayatollah di Djokovic, rancorosi, rabbiosi, ottusi e maleducati.
Per fortuna ci sono quelli equilibrati ed edecati, magari a volte un po’ sopra le righe e permalosi, ma mai rabbiosi e maleducati.
Ma nessuno dei grandi tennisti ha una percentuale tanto rilevante di tifosi così sgradevoli come Djokovic. Non si può esprimere un’opinione educata, non si può nemmeno paragonarlo con Zverev senza nemmeno criticarlo, solo paragonarlo a qualcuno “meno GOAT” che subito gridano, strillano, insultano, si stracciano le vesti.
E attenzione io NON SONO D’ACCORDO che il paragone con Zverev sia sensato, ATTENZIONE! Ma se uno vuole dirlo che male sta facendo per essere assalito dal fango e dire che “odia Nole”. Ma odio cosa? Ma state male veramente. Ma molto male. Avete proprio bisogno di uno bravo davvero.
Fino ad ora Zverev é come se avesse partecipato ad un 250…