US Open, la favola di Alex Michelsen: “A 16 anni nessuno pensava che sarei diventato professionista”
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Alex Michelsen è una delle grandi rivelazioni degli US Open 2026. Lo statunitense ha raggiunto per la prima volta in carriera i quarti di finale di un torneo del Grande Slam, completando un percorso finora impeccabile: quattro vittorie senza perdere neppure un set e la sensazione di poter continuare a sorprendere.
Negli ottavi il californiano ha superato Tomas Martin Etcheverry con il punteggio di 7-6(6) 6-4 6-4, guadagnandosi il derby contro Frances Tiafoe. In palio ci sarà un posto in semifinale e, di conseguenza, la certezza di avere almeno un giocatore statunitense tra i migliori quattro del torneo.
Michelsen ha compiuto 22 anni lo scorso 25 agosto ed è professionista dal 2023. Nato a Laguna Hills, in California, è alto 193 centimetri e ha costruito la propria crescita su un tennis essenziale, sostenuto da un buon servizio, da colpi profondi e da una notevole predisposizione per il gioco di volo.
“Ho lavorato come un pazzo per arrivare fin qui”
La qualificazione ai quarti ha suscitato emozioni contrastanti nello statunitense. Michelsen non si aspettava di ottenere un risultato così importante proprio a New York, soprattutto considerando le sensazioni non eccezionali avvertite nelle settimane precedenti al torneo. Allo stesso tempo, però, il risultato rappresenta la conseguenza del lavoro svolto negli ultimi anni.
“Ho tantissime cose positive in testa in questo momento. Non posso lamentarmi. Ho giocato molto bene per tutta la settimana e non ho ancora perso un set. Provo tante emozioni e faccio anche un po’ fatica a trovare le parole, ma sono davvero felice”, ha raccontato.
“In un certo senso non mi aspettavo questo risultato, ma non è neppure qualcosa che considero inconcepibile. Sono un po’ sorpreso perché prima del torneo sentivo che il mio livello non fosse particolarmente alto. Allo stesso tempo, però, lavoro come un pazzo da tanti anni per giocare a questo sport. Mi sorprende che il risultato sia arrivato proprio adesso, ma ho sempre pensato che un giorno sarebbe successo”.
Michelsen ha iniziato a giocare a tennis quando aveva appena tre anni, colpendo rovesci nel garage di casa. La prospettiva di diventare un professionista, tuttavia, è diventata concreta soltanto molto più tardi. Fino ai 16 anni, nessuno gli aveva mai presentato il circuito ATP come un obiettivo realmente raggiungibile.
L’allenatore che per primo ha creduto in lui
Il percorso di Michelsen è differente rispetto a quello di molti giovani celebrati fin dall’infanzia come futuri campioni. Non è cresciuto con l’etichetta del predestinato e per molto tempo ha vissuto il tennis senza immaginare che potesse diventare la sua professione.
“Non mi disturba affatto essere rimasto lontano dai riflettori. Mi piace moltissimo. Nessuno mi aveva detto che sarei potuto diventare professionista fino a quando non ho compiuto 16 anni. In casa non se ne parlava, nessun allenatore aveva mai affrontato l’argomento. Per me non era mai stata una possibilità concreta”, ha spiegato.
A cambiare la sua prospettiva è stato un allenatore di nome Jay, con il quale lavorava frequentemente sul diritto.
“Stavo migliorando sempre di più. Con Jay svolgevo delle sessioni dedicate al diritto alle nove del mattino. Un giorno mi disse: ‘Penso che tu possa entrare tra i primi cento del mondo’. Io gli risposi: ‘No’. Lui insistette: ‘Io credo che tu possa riuscirci’. È stato il primo a dirmelo e alla fine ha avuto ragione”.
Nel 2023 Michelsen ha rinunciato al percorso universitario per diventare professionista. La decisione è arrivata dopo la prima finale ATP raggiunta a Newport, quando aveva appena 18 anni. Da quel momento la sua crescita è stata molto rapida, anche se non priva di passaggi difficili.
L’impatto con il circuito: “Sono tutti incredibili”
Michelsen ha ricordato quanto sia stato complicato adattarsi al livello del circuito maggiore. Dopo un avvio brillante, i primi problemi sono arrivati sulla terra battuta, superficie sulla quale il suo tennis ha avuto bisogno di più tempo per diventare competitivo.
“Il mio primo anno nel circuito era iniziato molto bene. Poi è arrivata la stagione sulla terra battuta e la mia fiducia ha probabilmente raggiunto il punto più basso di sempre. Prima ero abituato a vincere tante partite; quando arrivi nel circuito ti accorgi che questi giocatori sono tutti dei pazzi, sono incredibili. Diventa davvero difficile”, ha ammesso.
La consapevolezza nei propri mezzi è stata fondamentale per superare quei momenti: “La fiducia cambia continuamente, ma dentro di me continuo sempre a credere nelle mie possibilità. Senza questa convinzione probabilmente avrei perso partite come quella contro Etcheverry o quella contro Nakashima. Cerco di avere più fiducia possibile in me stesso”.
Nessun problema a rimanere lontano dai riflettori
Nel corso degli ultimi anni, l’attenzione mediatica si è concentrata soprattutto su alcuni coetanei o su giocatori persino più giovani di lui. Michelsen non considera questa situazione un problema e ritiene che la notorietà debba essere conquistata attraverso i risultati.
“Ci sono tanti giocatori più giovani di me che hanno espresso un tennis incredibile. Si può dire che non avessi ancora meritato tutta quell’attenzione e sono perfettamente d’accordo. Ricevi quello che riesci a guadagnarti. E adesso siamo qui”, ha sottolineato.
Un atteggiamento coerente con la sua personalità. Michelsen non cerca continuamente il centro della scena, ma preferisce lasciare che siano le vittorie a far crescere la sua reputazione. Quella ottenuta contro Etcheverry gli ha permesso di raggiungere un traguardo che, soltanto pochi anni fa, sembrava estremamente lontano.
I nervi e il tie-break contro Etcheverry
Il primo set degli ottavi è stato deciso da un tie-break combattuto. Michelsen ha ammesso di non averlo interpretato bene fino alle battute conclusive, quando ha scelto di liberare il braccio e accettare il rischio.
“Naturalmente ero nervoso. Nel tie-break ho giocato malissimo fino al 6-4, se devo essere completamente sincero. Ho commesso tanti errori e preso diverse decisioni sbagliate”, ha raccontato.
“A quel punto ho pensato: ‘Non merito di vincere questo set, quindi proverò a giocare con maggiore libertà’. Sono arrivate un paio di buone volée e ho disputato un grande punto sul 7-6. È successo così e sono stato fortunato a conquistare il set”.
La gestione dei nervi è stata uno dei principali passi avanti compiuti durante il torneo: “Li ho sentiti al primo, al secondo e al terzo turno, praticamente durante tutte le partite. È un’esperienza umana. Bisogna entrare in campo e provare a gestirli nel miglior modo possibile. Credo di esserci riuscito molto bene”.
La sua strategia mentale è semplice soltanto in apparenza: “Cerco di concentrarmi su un punto alla volta. So che può sembrare una frase fatta, ma non sono sempre riuscito a farlo. A volte guardi troppo avanti oppure continui a pensare a quello che è appena successo. In realtà puoi controllare soltanto il punto successivo”.
“In un torneo al meglio dei cinque set è ancora più importante. Se pensi troppo a quanto manca alla fine, tutto può diventare opprimente: devi conquistare tantissimi punti, game e set per vincere una partita”.
Ora il derby con Tiafoe
Il prossimo ostacolo sarà Frances Tiafoe, vittorioso negli unici due precedenti disputati contro Michelsen: a Dallas nel 2024 e sulla terra di Houston nel 2025. Il più giovane dei due sa che dovrà modificare qualcosa per avere la meglio su un avversario capace di esaltarsi a Flushing Meadows.
“Credo di aver visto Frances per la prima volta quando affrontò Federer sull’Arthur Ashe nel 2017. Avrò avuto dodici o tredici anni e ricordo di aver seguito quella partita da casa. Ci siamo affrontati due volte e sono sotto 0-2, quindi dovrò cambiare alcune cose”, ha dichiarato Michelsen.
Tra i due esiste anche un ottimo rapporto fuori dal campo: “È passato molto tempo dall’ultima volta che abbiamo giocato e sento di essere migliorato. Frances è una persona incredibile ed è un mio grande amico. Spero che ci facciano giocare sull’Arthur Ashe, perché sarebbe un’esperienza unica”.
Michelsen non sottovaluta la grande familiarità di Tiafoe con lo Slam statunitense: “Frances possiede tutti i colpi ed è un concorrente straordinario. Fa tutto molto bene e non presenta grandi punti deboli. L’ho già detto: secondo me, agli US Open vale uno dei primi cinque giocatori del mondo. Qui riesce sempre a giocare benissimo”.
“Sarà un compito molto difficile, ma entrerò in campo e darò tutto quello che ho”. Sei anni dopo aver ascoltato per la prima volta qualcuno dirgli che sarebbe potuto entrare tra i migliori cento, Alex Michelsen è a una sola vittoria dalla semifinale degli US Open. Il ragazzo rimasto a lungo lontano dai riflettori ha finalmente conquistato il centro della scena.
Marco Rossi
TAG: Alex Michelsen, Us Open, US Open 2026

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Me lo ricordo bene a Miami, quando ha impegnato Sinner (7-5 7-6) soprattutto grazie ad un ottimo servizio.
Mi piace perché è un bravissimo ragazzo, umile e lavoratore, che ho sentito in un paio di interviste, non ricordo se da Roddick o Isner.
Lui e Tien sono davvero dei ragazzi “normali” che non se la tirano per niente… bravi e avanti così!
I risultati dicono che sta giocando molto bene.
E’ un giocatore che ha qualità, anche se uno come Tiafoe ha un po’ di duttilità in più.