Navone e l’impresa contro Djokovic: “È il GOAT, batterlo sull’Arthur Ashe è un sogno diventato realtà” (Video)
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Mariano Navone ha vissuto la notte più importante della sua carriera sull’Arthur Ashe Stadium. L’argentino ha eliminato Novak Djokovic al primo turno degli US Open 2026 con il punteggio di 7-6(5), 5-7, 4-6, 6-2, 6-1, riuscendo a ribaltare una partita nella quale si era ritrovato sotto due set a uno e di un break nel quarto parziale.
Una vittoria enorme anche per il peso della storia. Djokovic non perdeva al primo turno di un torneo del Grande Slam dagli Australian Open del 2006, mentre Navone non aveva mai vinto una partita conclusa al quinto set: prima della notte di New York il suo bilancio era di quattro sconfitte in altrettanti incontri.
In conferenza stampa l’argentino ha faticato quasi a trovare le parole per descrivere quanto appena accaduto.
“È difficile pensare alla partita in questo momento. È tardissimo. È stata una partita dura, una battaglia. Giocare contro Novak per la prima volta, sul palcoscenico più grande che abbiamo nel mondo del tennis, è una cosa pazzesca. Non perdeva al primo turno di uno Slam da vent’anni, quindi è incredibile”.
Navone ha individuato soprattutto nell’aspetto mentale la chiave della sua impresa. La situazione sembrava infatti essersi fatta quasi disperata quando Djokovic, dopo aver perso il primo set, aveva conquistato i due successivi ed era riuscito a portarsi avanti di un break nel quarto.
“Per me la parte mentale è stata la cosa migliore. Ero sotto due set a uno e anche di un break nel quarto, ma proprio in quel momento ho sentito qualcosa. Da lì il mio gioco ha cominciato a migliorare”.
Nel prosieguo dell’incontro le condizioni fisiche di Djokovic sono però peggiorate sensibilmente. Il serbo ha accusato diversi problemi, ha vomitato durante la partita e nel quinto set era ormai fortemente limitato negli spostamenti. Una situazione che, paradossalmente, Navone ha ammesso non essere stata semplice da gestire.
“Anche il quinto set è stato difficile, perché sapevo che lui aveva problemi fisici e non stava bene. È complicato giocare contro di lui in quelle condizioni perché sai di avere molte possibilità di vincere. Avevo tantissime cose nella testa. Sono davvero molto felice per tutto questo”.
L’argentino ha quindi provato a mettere in prospettiva quanto appena realizzato. Era la prima volta che giocava sull’Arthur Ashe Stadium, la prima volta che affrontava Djokovic e anche la prima vittoria della carriera in una partita al quinto set.
“Non avevo mai giocato sull’Arthur Ashe e non avevo mai affrontato Novak. È anche la prima volta che vinco una partita al quinto set, prima di questa credo di averne perse quattro. Ricorderemo questo momento per molto tempo”.
Per Navone il successo può rappresentare anche un passaggio fondamentale nel proprio percorso di crescita.
“Battere Novak al primo turno di un Grand Slam è qualcosa di molto importante per me, per lo sviluppo del mio gioco e anche della mia mente, perché ho trovato realmente il mio livello mentre stavo giocando contro Novak”.
Poi una frase che racconta perfettamente il significato della serata per il 25enne argentino:
“Non so cos’altro dire. Novak è il GOAT di questo sport. L’ho battuto agli US Open, sull’Arthur Ashe, in una sessione serale. È senza dubbio uno dei momenti più belli che abbia mai vissuto nel tennis”.
Il rapporto di Navone con Djokovic, almeno fino a poche ore prima, era soprattutto quello di un ragazzo cresciuto davanti alla televisione osservando le imprese dei protagonisti della generazione dei Big Three.
“Quando sei un bambino e pensi di giocare a tennis, sogni di trovarti sul palcoscenico più grande del mondo e di avere la possibilità di affrontare questi giocatori. Sono cresciuto guardando Novak, Roger e Rafa”.
Navone ha raccontato anche un ricordo della sua infanzia:
“Molte volte mi alzavo prestissimo per vedere Novak giocare in Australia oppure rimanevo sveglio fino a tardi per guardarlo al Roland Garros o agli US Open prima di andare a scuola. Mia madre mi diceva che mi odiava per questo, ma per me significava tantissimo”.
Da bambino davanti alla televisione ad avversario capace di battere uno dei suoi idoli sul campo centrale di Flushing Meadows.
“Quando hai la possibilità di giocare contro di lui, sogni di poterlo battere su un palcoscenico del genere perché sei cresciuto guardando queste partite. Forse è davvero un sogno diventato realtà. È stato un piacere”.
Nonostante le difficoltà sempre più evidenti di Djokovic, Navone ha spiegato di essersi imposto una regola fondamentale: non osservare continuamente ciò che stava accadendo dall’altra parte della rete.
“Dovevo mantenere la testa sul momento, sul mio gioco e sulle cose importanti dalla mia parte del campo. Non potevo guardare Novak tutto il tempo. Dopo quattro ore e mezza è difficile sentirsi bene, questo è sicuro”.
“Nel quinto set l’ho visto un po’ in difficoltà e aveva mostrato alcuni momenti di stanchezza anche nel primo. Ma è Novak. È il GOAT e trova sempre una soluzione per batterti”.
La vera forza dell’argentino è stata quindi quella di concentrarsi esclusivamente sugli elementi che poteva controllare.
“Credo che la cosa migliore che abbia fatto sia stata pensare alla mia parte del campo, al mio allenatore e alla strategia che dovevo seguire in ogni momento. Quella era la parte che potevo controllare”.
Una lucidità che gli ha permesso di non farsi travolgere né dal nome dell’avversario né dall’enormità dell’occasione. Navone è entrato sull’Arthur Ashe per la prima volta da sfidante di Djokovic e ne è uscito con la più grande vittoria della sua carriera. Da spettatore delle imprese del serbo a protagonista di una delle sue sconfitte più sorprendenti: per l’argentino, davvero, un sogno diventato realtà.
Francesco Paolo Villarico
TAG: mariano navone, Us Open, US Open 2026

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Mariano potrà dire ai nipotini che è stato uno dei pochi insieme a Jannik e al cuginetto Tirante ad aver finito la carriera in vantaggio negli scontri diretti contro Djoko
Oh la Peppa!
Putrefatto, addirittura!
Uno capace di fare semifinale a Uuimbeldon meno di due mesi fa…
Impresa? Ma il vecchio Nole ha ormai 39 anni è come uno yogurt putrefatto,dovrebbe iniziare a ragionare su un doveroso e onorevole ritiro tanto da 24 a 25 che non arriverà mai cosa cambia? La sua carriera è stata grandiosa, il tennista più vincente di sempre,ma il tempo è tiranno per tutti.
Tre finali su tre, tutte perse, perse a WIMBLEDON quando si è trovato di fronte IL RE !
Nella prima Federer aveva 32 anni e rotti (quasi 33) e il GOAT 27
Nella seconda Federer aveva 33 anni e rotti (quasi 34) e il GOAT 28
Nella terza Federer aveva 37 anni (quasi 38) e il GOAT 32
Ecco tanto basta, ed avanza, per capire chi è IL RE DI WIMBLEDON contro il quale Federer ha perso, riperso e stra-perso in tutte le finali.
Djokovic è poi arrivato in finale anche nel 2024 all’ età di 37 anni, tra l’ altro (e anche nel 2023…).
Un bel perdente elegante non può certo essere considerato “re”… al massimo un “re perdente”.
@ beta (#4674643)
Non credo proprio, gli manca l’oro olimpico, Roma, Montecarlo, non può esserlo!
È il goat??? IL GOAT È FEDERER!!!
Si vabbè hai battuto un uomo mezzo morto, non certo il Djokovic dei giorni migliori.
Questa esaltazione mi sembra eccessiva!
Big Ben ha detto stop.
@ Juliette (#4674621)
Mi dispiace Juliette ma non c’è minimamente confronto tra i 3; si ricordi che Federer e Nadal si sono ritirati ben lontani dalla top 10 mentre Djokovic vi è uscito solo ora dall’ormai lontano 2018
Lui e Tirante due asini che hanno dato un calcio al leone morente
Commento tecnico: Mariano hai fatto bene a togliere quella barbetta a capretta, sembri un ragazzino e ti porta pure bene
(A parte che uno dei tre ancora non si è ritirato) La risposta è semplice: nessuno dei tre.
Tra Federer, Nadal e Djokovic è difficile stabilire chi si sia ritirato nella maniera peggiore.
Vola bass e scansa i sass!