Troppi infortuni nel tennis? Mouratoglou: “I dati sono chiari, ci si fa male soprattutto nella parte alta del corpo. La causa è come è cambiato il gioco”
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Il problema al ginocchio che ha costretto Jannik Sinner a saltare l’edizione 2026 di US Open continua a tenere banco tra gli appassionati ed addetti ai lavori del tennis, ancor più perché arriva a stretto giro col serio problema al polso che ha costretto Carlos Alcaraz ad un lungo periodo di stop. Curiose le porte girevoli a New York tra i due finalisti del singolare maschile 2025, con Alcaraz al rientro e Sinner invece “out”. Ma il problema degli infortuni non riguarda purtroppo solo i due tennisti più forti e seguiti al mondo in questa epoca – fatto di per sé già grave, i migliori e assai giovani tennisti “k.o.” nella stessa stagione: se andiamo a scorrere il ranking ATP dal vertice verso il basso, è impressionante vedere la quantità di giocatori “rotti”, che convivono con problemi più o meno seri, acciaccati, da poco rientrati sul tour dopo stop prolungati.
Di Sinner (n.1) si è già scritto molto, lo aspettiamo al rientro nella tournée asiatica per terminare al meglio la stagione e soprattutto difendere la prima posizione del ranking di fine anno. Idem per Alcaraz, sperando di vederlo davvero al 100% e competitivo a US Open, al via domenica prossima. Auger-Aliassime si è fermato prima del torneo di casa a Montreal per un problema alla schiena, piccola – per fortuna – ricaduta di un fastidio con cui convive da tempo, e nel 2024 anche il ginocchio l’ha fatto penare un po’. Djokovic è, per così dire, “fuori categoria” vista la sua veneranda età, ma i suoi acciacchi sono molteplici. Medvedev convive da fine 2023 con problemi alla spalla che ogni tanto si ripresentano – anche se lui non ne parla volentieri, ma è sottolineato spesso dalla stampa russa – e non gli consentono di giocare liberamente il servizio, il più più importante di tutto il suo repertorio. Fritz convive da mesi con una infiammazione al ginocchio e la sua situazione è bordeline: non sta così male da doversi fermare per mesi, ma nemmeno così bene da riuscire ad esprimere il massimo della velocità in campo e gli antidolorifici sono parte del suo quotidiano, in attesa di capire se il problema scomparirà oppure dovrà prendere decisioni drastiche. Lehecka soffre di dolori alla schiena e all’anca, anche se non gravi, mentre Musetti da tempo è penalizzato in modo importante da ricorrenti problemi muscolari alle gambe che purtroppo ha pagato a caro prezzo in momenti clou della sua carriera (vedi Roland Garros, Monte-Carlo e soprattutto Australian Open 2026, l’infortunio più amaro in carriera…).
Vacherot ha problemi al piede, con diverse settimane di stop dalla scorsa settimana, mentre Fils – campione a Cincinnati – lo scorso anno ha sofferto un duro infortunio alla schiena con uno stop di molti mesi. Paul è stato fermo per mesi per un problema al piede, mentre Fonseca (solo 19 anni!) si è già fermato più volte per la schiena dolorante. Davidovich Fokina si è tirato fuori da US Open, infortunato, mentre Humbert fa su e giù, con acciacchi ricorrenti, per non parlare di Arnaldi (tantissimi problemi al piede) e Berrettini, frequentemente infortunato. Qua per fermarsi ai primi 35 al mondo – e non considerando problematiche più lievi – e a questa lista nefasta potremmo aggiungere moltissimi altri giocatori, da Rune a Draper, passando per Tsitsipas, Van Assche, Machac, Korda, Kecmanovic, Brooksby, Sonego, Nardi e chi più ne ha, più ne metta. Una sequela tremenda di giocatori infortunati e l’aspetto ancor più grave è che la maggior parte di questi riguarda infortuni piuttosto seri di ragazzi giovani, non a fine carriera e quindi usurati. Moise Kouame, 17 anni, probabilmente futura stella del tennis mondiale, si è fermato alcune settimane per un problema al gomito. E come lui molti altri giovanissimi stentano a trovare continuità perché devono rallentare e curarsi.
Di recente la PTPA ha pubblicato uno studio che ha confermato quanto negli ultimi 7 anni gli infortuni nel tennis siano cresciuti, quasi del 50%, e come i problemi si concentrino soprattutto su problematiche che riguardano la parte superiore del corpo. Non è un fattore da ignorare, anzi per Patrick Mouratoglou confermano una evidenza tecnica: il gioco è cambiato, molto; si scambia tanto da fondo campo alla massima potenza. Troppo per la salute dei giocatori. Il coach francese ha parlato della questione fornendo la sua analisi, attraverso un post sul portale LinkedIn che riportiamo.
“Il calendario viene spesso indicato come la spiegazione più ovvia di questo aumento. Io non ne sono convinto” afferma Mouratoglu. “Non sto dicendo che il calendario tennistico sia perfetto. I Masters 1000 sono diventati più lunghi, ma questo non significa necessariamente che i giocatori disputino più partite e, tra alcuni tornei, hanno anche del tempo per recuperare. A mio avviso, questo da solo non spiega un aumento così marcato”.
“C’è invece un altro dettaglio di questi numeri che trovo particolarmente interessante: gli infortuni che stanno aumentando in modo così significativo sono quelli agli arti superiori. Questo mi porta a cercare le cause altrove. La prima cosa che analizzerei è l’evoluzione delle superfici. Dall’inizio degli anni 2000, le superfici sono diventate progressivamente più lente e uniformi. L’erba ne è un esempio molto significativo. Un tempo anche i giocatori più abituati alla terra battuta dovevano ricorrere al serve&volley su questa superficie. Oggi, invece, la maggior parte dei giocatori rimane sulla linea di fondo. Questa evoluzione ha ridotto anche la varietà degli stili di gioco. I giocatori trascorrono molto più tempo a scambiarsi la palla da fondo campo ad altissima intensità, colpendo con estrema potenza un colpo dopo l’altro. Questo sottopone a uno stress enorme il braccio, il gomito e la spalla”. Una considerazione questa che sposiamo al 100%: tante volte nelle nostre analisi abbiamo sottolineato come il modello di gioco ormai dominante non sia sostenibile nel lungo periodo. Infortuni agli arti superiori per la continua spinta al massimo; ma parimenti anche il numero crescente di scambi ad altissima intensità finisce per sottoporre anche gambe, ginocchia e caviglie a stress importanti.
“Poi ci sono le palle” continua Mouratoglou. “I giocatori possono competere con un tipo di palla in una settimana e con una completamente diversa la settimana successiva. Alcune sono più pesanti, altre più leggere, altre ancora più esplosive. La parte superiore del corpo deve continuamente adattarsi a sollecitazioni differenti. Ho anche sentito molti giocatori lamentarsi del fatto che alcune palle perdano molto rapidamente le loro caratteristiche. Quando la pallina diventa meno vivace, per ottenere la stessa profondità, velocità e pesantezza di palla è necessario imprimere maggiore forza al colpo. Se moltiplichiamo questo per migliaia di colpi effettuati in allenamento e in partita, è un aspetto che merita di essere analizzato seriamente”. Questo è uno dei punti che i giocatori hanno sollevato da tempo. Pare che l’ATP ci stia lavorando.
La situazione da un certo punto di vista è paradossale: le carriere dei giocatori si sono allungate grazie ai progressi enormi fatti dalla scienza dello sport, con studi accurati su preparazione, recupero, alimentazione… niente è lasciato al caso, si è raggiunto livelli di eccellenza completamente nuovi, e quindi i giocatori dovrebbero essere oggi in una posizione migliore per prevenire gli infortuni. Mourtoglou per questo si dice quindi perplesso di fronte all’aumento del numero di giocatori costretti a ricorrere alle cure mediche. “Trovo questi numeri ancora più frustranti perché la medicina dello sport e la preparazione fisica hanno fatto enormi progressi. Quando ho fondato la mia Academy, nel 1996, lavoravo già con fisioterapisti di alto livello che mi spiegavano quanto si potesse fare attraverso la prevenzione degli infortuni. Negli ultimi 20 anni, questo lavoro è diventato incredibilmente sofisticato. E ora vediamo i numeri muoversi in modo drammatico nella direzione sbagliata. Non pretendo di avere la spiegazione definitiva, ma questi dati dovrebbero spingere gli organi di governo a esaminare le superfici, le palle e ogni altro fattore che possa spiegare perché gli infortuni agli arti superiori siano aumentati così rapidamente. Bisogna individuare le cause e poi trovare le soluzioni. Perché questi numeri non sono accettabili quando è in gioco la salute dei giocatori” conclude Mouratoglou.
Spesso pubblichiamo i punti di vista del “loquace” coach francese, e spesso sono provocazioni. Stavolta Patrick va dritto al punto, e fa centro. Oggi è toccato a Jannik Sinner, prima di US Open, quindi è normale che l’argomento sulla bocca di tutti gli appassionati in Italia sia quello degli infortuni. Ma chi segue il tennis tutti i giorni sa benissimo quanto il problema sia grave, diffuso, quasi incancrenito. L’aspetto più negativo della faccenda non è che il n.1 del mondo salterà US Open perché “rotto”, gli infortuni fanno parte del gioco. Quello che non si può più accettare è che la massima parte dei giocatori, atleti giovanissimi e allenati al meglio, cadano uno dopo l’altro vittima di problemi fisici e nonostante tutto non sembra ci sia la volontà di affrontare la questione con la necessaria forza, andando a cercare la vera causa del problema, che ormai anche rilievi statistici sottolineano: è il gioco stesso che non va più bene. Non più sostenibile. È necessario adottare cambiamenti importanti, rivedere il modello di tennis dominante agendo su superfici, palle, materiali, e tornare ad un gioco meno fisico e incentrato sulla destrezza e qualità, non sull’atletismo. Altrimenti continueremo a scrivere, sempre più spesso, di infortuni, forfait e delusioni.
Marco Mazzoni
TAG: infortuni, Jannik Sinner, Marco Mazzoni, Patrick Mouratoglou

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Volete un esempio di uno sport con materiali leggeri? “L’aumento degli infortuni nel badminton è un fenomeno reale documentato da recenti studi epidemiologici e revisioni sistematiche. Questo incremento non è casuale, ma è strettamente legato all’evoluzione della disciplina a tutti i livelli, dal settore amatoriale fino a quello d’élite. Perché gli infortuni sono in aumento? Aumento dell’intensità e della velocità: Il badminton moderno è diventato uno sport estremamente rapido, dominato da scambi ad alta intensità. I movimenti ripetitivi generano un numero crescente di infortuni da sovraccarico (overuse), che arrivano a coprire fino al 74% dei casi totali. Livello di gioco più alto: Gli studi confermano che il rischio di infortuni aumenta proporzionalmente con l’innalzamento del livello competitivo e degli anni di pratica intensa. Cambiamenti nei materiali: Racchette sempre più leggere (Sic..) e performanti permettono di colpire il volano a velocità d’impatto elevatissime, trasferendo però uno stress maggiore sulle articolazioni di spalla, gomito e polso..
Stavolta il loquace Patrick fa centro… ma riesce lo stesso a metterci dentro uno sproposito,quello degli arti superiori che in pratica riguarda solo Alcaraz. La maggior parte soffre di altri problemi (ginocchio piede schiena addome tallone ecc.)
@ JOA20 (#4671830)
Grazie! 12 anni fa non sono certo pochi
Le statistiche dicono che ci fa più male nella parte bassa 56%, seguite dalla spalla 25% dalla colonna 20% che con le palline c’entrano poco ma hanno molto a che fare con il servizio e infine polso 18% e gomito 14%. Poi il 75% degli infortuni avvengono in allenamento. Come è ovvio che sia visto che in un’anno i professionisti giocano in media 50-45 partite e stando in campo due ore di media che significa intorno alle 100 ore nella stagione. L’usura delle palline durante la partita avrà un suo peso ma alla luce di quanto detto mi sembra piccolo. Il problema, in parte irrisolvibile, è che, come in tutti gli sport, si è spinto il corpo al limite sostenibile e se la macchina viaggio tutto il tempo a 200km/h dura di meno “of course”..
Ecco un altro, Mouratoglou, scopritore dell’acqua calda. Un sistema per non farsi male nella parte alta del corpo, a volerlo davvero c’è. Dare a tutti la racchetta di Sampras, cioè con un ovale 85 (meglio 80). Scomparirebbero i monofilamenti; non ci sarebbe più l’inaudita violenza dei colpi; non ci sarebbero più i recuperi da una tribuna all’altra in allungo, scivolata, spaccata…
poi se volete saperla tutta Vilas nel 1977 giocò quasi 150 match, vincendo a Melbourne e Parigi, ma non arrivò mai numero 1… all’epoca in Argentina c’era una dittatura e l’atp si inventò le più assurde regole per giustificare il fatto che il numero 1 fosse Connors.. da quel che leggo tuttora la querelle è aperta e un giorno a Guillermo riconosceranno che quell’anno era lui il numero 1
@ Antoz (#4671823)
2014
AO Wawrinka
RG Nadal
Wimbledon Djokovic
USO Cilic
Il solito cazzaro… il tennis è forse l’unico sport che non ha pietà con nessuna muscolatura, articolazione o tendini… ti puoi infortunare negli arti superiori come in quelli inferiori, o all’addome, alla schiena e quant’altro… poi in tutti gli sport agonistici l’infortunio è la regola, non certo l’eccezione
Faccio una domanda per le memorie storiche del gruppo: quando è stato l’ultimo anno in cui i 4 Slam sono stati vinti da 4 giocatori diversi? Con Sinner ai box, Zverev non in gran forma e Alcaraz totale incognita potrebbe succedere.
Quella degli infortuni sul lavoro è, ahimè, una piaga generale e va affrontata.
In italia abbiamo l’INAIL. Quando un’INAIL anche nell’ATP?
Oramai sempre di più, seguendo le giuste ovvietà di pm, nel modus operandi del tennis di vetta sta prendendo sempre più piede la modalità virtuale play station, anche su l’erba… non si scappa. Con tutto ciò che ne consegue a livello di naturale ricaduta psicofisica…ci si rompe, si va in tilt
Io l’ho scritto qualche giorno fa. Sinner e Alcaraz in pratica giocano solo gli slam e i 1000 ( e nemmeno tutti ) e uno o due 500. Saranno circa 12 o 13 tornei l’anno infilandoci un paio di esibizioni, eppure si infortunano lo stesso e non solo loro. Rune ha praticamente perso un anno. Fils e Musetti hanno perso un anno. Di berrettini non parliamo nemmeno.
Negli anni 90 non era così. Vedevi i top players giocare tantissimi tornei e non saltare nemmeno i 250.
E i motivi sono spiegati nelle ultime 3-4 righe di questo articolo
Ha ragione il Guru Patrick, infatti quando parla lui mi fa male la testa!
Ahahahah 😀
E per non parlare del tendine d’achille di Rune altra parte del corpo superiore….il francese sempre illuminato
Il solito sapientone che si parla addosso a caso….il ginocchio sarebbe una parte alta del corpo? Comunque in uno sport in cui si usano le braccia sarebbe una ovvietà….Mamma mia che saccenza….