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Roddick cambia idea sul caso Vondrousova: «La sua versione non mi convince, ma la squalifica è durissima»

08/08/2026 07:57 1 commento
Marketa Vondrousova nella foto - Foto Getty Images
Marketa Vondrousova nella foto - Foto Getty Images

Andy Roddick ha modificato profondamente la propria posizione sul caso che ha portato alla squalifica di quattro anni di Marketa Vondrousova. L’ex numero uno del mondo aveva inizialmente mostrato comprensione nei confronti della tennista ceca, ma la pubblicazione della decisione completa e l’emergere di nuovi elementi lo hanno spinto a rivalutare l’intera vicenda.

Nel corso del podcast Served, il campione dello US Open 2003 ha riconosciuto apertamente di non considerare più credibile la ricostruzione fornita inizialmente dalla giocatrice. Roddick continua tuttavia a nutrire dubbi sulla proporzionalità di una sanzione capace di compromettere il resto della carriera di Vondrousova.

«All’inizio provavo una certa comprensione»

Quando il caso era diventato pubblico, Roddick aveva ascoltato la versione della ceca e aveva considerato plausibili le spiegazioni legate alla paura e alla confusione vissute durante il controllo antidoping.

«Lo ammetto: quando questa vicenda è emersa e ho conosciuto le circostanze, ho provato una certa comprensione nei suoi confronti», ha spiegato l’ex tennista statunitense. «Da allora, però, sono arrivate ulteriori conferme, nuovi dettagli e alcuni messaggi. Adesso sembra che le cose non siano andate realmente come erano state raccontate».

Il riferimento riguarda soprattutto gli elementi contenuti nella decisione, compresi i messaggi inviati da Vondrousova durante la sera del controllo. Secondo i giudici, quelle comunicazioni dimostrerebbero che la giocatrice aveva compreso perfettamente chi stesse suonando alla sua porta.

Le contraddizioni nella versione di Vondrousova

Vondrousova aveva sostenuto di non sapere chi si trovasse all’esterno dell’abitazione e di aver temuto per la propria sicurezza. Dalla ricostruzione della vicenda sarebbe però emerso che la ceca aveva riconosciuto l’addetta al controllo antidoping, era scesa con il proprio cane e aveva firmato la documentazione.

È proprio questa successione di eventi a non convincere Roddick.

«Dire di non sapere chi ci fosse dietro la porta e poi ammettere di aver riconosciuto quella persona non è coerente. Sostenere di essere stata spaventata, per poi uscire con il cane e firmare i documenti, semplicemente non mi torna», ha osservato.

L’ex numero uno mondiale ha espresso dispiacere per le conseguenze professionali della vicenda, ma ha anche sottolineato come la tennista non abbia gestito la situazione nel modo migliore.

«Mi dispiace perché la carriera di una persona rischia di terminare, ma non credo che lei abbia fatto molto per aiutare se stessa, né durante quella sera né successivamente».

Roddick difende il lavoro dell’ITIA

Roddick ha promosso il comportamento dell’International Tennis Integrity Agency, definendo l’organismo responsabile e particolarmente accurato nella spiegazione delle proprie decisioni.

Secondo lo statunitense, l’ITIA avrebbe risposto in maniera dettagliata agli interrogativi emersi e avrebbe ricostruito adeguatamente gli avvenimenti. Roddick riconosce inoltre che i controlli fuori competizione devono conservare necessariamente un elemento di imprevedibilità.

«Quando si cerca di sorprendere gli atleti per sottoporli a un controllo antidoping, il sistema sarà sempre inevitabilmente imperfetto. È un elemento che fa parte dell’equazione», ha affermato.

La necessità di effettuare verifiche senza preavviso può generare situazioni spiacevoli, ma rappresenta anche uno strumento fondamentale per garantire la credibilità del programma antidoping.

«Venti minuti possono condizionare un’intera carriera»

Pur ritenendo più solida la posizione dell’ITIA, Roddick non nasconde le proprie perplessità sulla durata della squalifica. Quattro anni lontano dal circuito possono infatti rappresentare una condanna quasi definitiva per una giocatrice già affermata.

«È una finestra di venti minuti destinata a influenzare tutta la sua carriera, ed è terribile», ha riconosciuto. «Forse il caso potrebbe essere riclassificato come meno intenzionale, ma non lo so. Non esiste una risposta perfetta per una situazione del genere».

Vondrousova conserva la possibilità di presentare ricorso al Tribunale Arbitrale dello Sport. Un eventuale appello potrebbe portare a una revisione della decisione o a una riduzione della sanzione, soprattutto se la difesa riuscisse a dimostrare l’assenza di una volontà deliberata di sottrarsi al controllo.

Roddick ha dunque abbandonato la posizione inizialmente favorevole alla ceca: le contraddizioni e i messaggi emersi durante il procedimento hanno modificato il suo giudizio. L’ex campione continua però a domandarsi se sia giusto che una decisione presa nell’arco di pochi minuti possa trasformarsi in una squalifica capace di cancellare un’intera carriera.



Francesco Paolo Villarico


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1 commento

Juliette 08-08-2026 08:40

«C’è una stronza dell’antidoping che suona alla porta»

verba volant, scripta manent

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