Tournée asiatica, obiettivi degli italiani. Dal rientro di Sinner alle speranze di Cobolli, Musetti…
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La stagione 2026 ha imboccato le ultime curve nel mappamondo tennistico prima dello sprint finale, quello riservato alle ATP Finals di Torino e la Final 8 di Davis Cup a Bologna. Il tour si sposta in Asia per una tournée di 4 settimane tra Cina e Giappone (più una, riservata al torneo 250 di Almaty in contemporanea ad altri due eventi indoor in Europa), “leg” del calendario spesso discussa per lo scarso interesse del pubblico cinese, ma ormai consolidata e inamovibile visto il peso economico di due nazioni ricche come il gigante asiatico e il mercato nipponico. Ci sono parecchi punti (e denari) in palio ed è una importantissima occasione per molti giocatori, tra chi è a caccia di un rilancio personale, di punti per far tornare il sereno dopo un periodo grigio, per mettersi al riparo dal rischio di non essere in tabellone agli Australian Open dell’anno nuovo, o perché si è in corsa per un posto alle Finals. Molteplici sono i fattori che stimolano gli atleti a recarsi in Asia (inclusi gli sponsor) ma diverse sono le motivazioni tra di loro, tra chi spinge per un rilancio, cerca un consolidamento o una vera e propria ripartenza, ed è il caso della nutrita pattuglia di giocatori italiani, da Sinner in giù. Andiamo vedere brevemente la situazione dei nostri migliori giocatori, con quel che si prospetta loro per i prossimi appuntamenti.
Tutti gli occhi sono puntati ovviamente su Jannik Sinner, il nostro fantastico n.1 (90 settimane complessive) purtroppo fermo dalla straordinaria vittoria #2 a Wimbledon. Quell’infiammazione al ginocchio proprio non ci voleva: a US Open sarebbe stato stra-favorito e visto come è andato il torneo le possibilità di un suo trionfo erano altissime. Ormai è inutile rimuginare ulteriormente e si guarda avanti, alla doppietta Pechino – Shanghai molto, molto importante per vari motivi. Nel 2025 Jannik fu strepitoso in autunno: solo un attacco violento di crampi lo fermò nel caldo opprimente di Shanghai, poi solo vittorie e una montagna di punti, ora in scadenza… Si partirà da Pechino, quindi Vienna, Parigi e le Finals. Per chiudere il 2026 da n.1 ATP c’è da pedalare e vincere, a partire dal torneo della capitale cinese, dove quest’anno tra gli avversari ci sarà proprio Zverev, colui che ambisce a scalzarlo dal trono ed è già leader nella Race stagionale. L’aspetto più importante per Jannik è rientrare: ritrovare buone sensazioni, forma e fiducia per tornare a far esplodere il suo miglior tennis, quello che a detta dello stesso Zverev è ancora “superiore” al suo. La speranza è che il ginocchio di Sinner sia al 100% e che possa ritrovare velocemente un buon feeling con la partita. A Shanghai avrà l’unica possibile occasione per accumulare più punti rispetto al 2025, quindi oltre a Pechino sarà l’ottavo 1000 in calendario il principale obiettivo. Speriamo non arrivino brutte notizie e che Jannik torni a farci divertire, e vincere.
Sarà interessante vedere che Flavio Cobolli troveremo in Asia. L’attuale n.7 ATP è quinto nella Race, con un bel margine di 1000 punti sul nono Jodar, ma non c’è da rilassarsi troppo e l’occasione di disputare per la prima volta le Finals di Torino è troppo ghiotta per farsela scappare. Il romano ha spinto moltissimo quest’anno e la speranza è che non sia già troppo “scarico” a livello fisico e ancor più mentale. Nei prossimi appuntamenti in Asia ha buona possibilità per conquistare altri punti visto che nel 2025 i suoi risultati in questa trasferta non furono positivi (secondo turno a Pechino, subito out a Shanghai, poi i quarti ad Almaty). È possibile che Cobolli prenda questi tornei per ritrovare buona forma e presentarsi tirato a lucido a Torino e Bologna, quindi forse senza spremersi al massimo; ma il vecchio adagio “vincere aiuta a vincere” è sempre attualissimo, quindi la speranza è che Flavio sia pronto a giocare un buon tennis e fare strada nei due tornei. Un piazzamento nei quarti a Shanghai potrebbe dargli un’ulteriore sicurezza di centrare un posto a Torino, ma perché non puntare anche al colpaccio…
Luciano Darderi sbarcherà a Tokyo forte di una stagione splendida e una top 20 meritatissima. Lo scorso anno di questi tempi era a caccia di un bilanciamento del suo tennis anche sul cemento Outdoor, con buone prestazioni ma ancora meccanismi da affinare. Il percorso di crescita di “Big Luciano” è continuato in modo positivo e progressivo quest’anno, come dimostra l’ultimo US Open dove è stato il miglior italiano per strada fatta nel torneo. Su di lui il vero punto di domanda è sulla resistenza: gioca tanto, forse troppo per un tennista ormai di alto livello che deve presentarsi al meglio nei grandi appuntamenti. Da vero “toro latino” in campo dà sempre tutto, non si risparmia mai e prende ogni torneo come un necessario banco di apprendimento. I risultati sono dalla sua parte, ma la possibilità che arrivi in Giappone e poi a Shanghai un po’ a corto di energie è una possibilità. Nella Race 2026 Darderi è 17esimo, a 640 punti dall’ottavo Medvedev, quindi in linea teorica è pienamente in corsa per un posto alle Finals, visto che ci sono ancora in palio più di 3000 punti tra Masters 1000 e ATP 500. Sognare non costa nulla, ma forse il vero obiettivo è fare meglio dell’anno scorso, quando tra Tokyo, Shanghai e Almaty vinse solo due partite.
Molto diversa la situazione di Lorenzo Musetti. “Il mio 2026 è stata una Odissea”, ha dichiarato pochi giorni fa, e come dargli torto. Dal quel maledetto infortunio a Melbourne, a una manciata di giochi da sbattere fuori Djokovic e issarsi in semifinale, tutto è andato più o meno storto, incluso un US Open assai aperto e nel quale poteva dire la sua. Dalla top 5 Lorenzo è scivolato al n.24 e per questo in Asia sarà un importante occasione per rilanciarsi, non solo a livello di risultati e punti ma proprio a livello personale, di autostima e convinzione. Lo scorso autunno Musetti si impegnò con tutte le proprie forze per arrivare a Torino, e ce la fece (grazie alla rinuncia di Djokovic ma anche a suoi buoni risultati). Quest’anno ha deciso di non giocare a Chengdu dove arrivò in finale (battuto da Tabilo) quindi testa e gambe a Tokyo e poi Shanghai. In questo momento della sua carriera il ranking è relativo: ha giocato troppo poco e nemmeno bene nel 2026, è assai dietro al suo vero valore. È importantissimo ripartire nel tennis e nella fiducia, per riguadagnare qualche posto in classifica ma soprattutto ritrovare la migliore versione di se stesso. Ha affermato di aver un pensierino alle Finals. Forse è giusto tenere alta l’ambizione, ma in questa fase negativa della sua carriera il vero focus deve restare sulla prestazione e sul livello di gioco. Tutto il resto tornerà.
Si può fare un discorso per certi versi simile per Matteo Arnaldi, protagonista assoluto a Roland Garros con una corsa incredibile sino alla semifinale, poi disgraziatamente non giocata. Oltre le due favolose settimane parigine, il ligure ha stentato e nell’ultimo periodo sembra ritornato su problemi che lo bloccano da tempo, una certa difficoltà a dare una direzione chiara al suo tennis, coerente con le sue vere qualità, e quella fretta nel fare qualcosa nei punti chiave che lo portano spesso ad esagerare, e perdere. L’attuale ranking è ottimo (n.37, a soli sette posti dietro il suo best) e c’è spazio per migliorarlo ancora visto che nel 2025 in Asia non fece buoni risultati. Ma come per Musetti, più del risultato sarà importante ritrovare quella mentalità e attenzione vista a Roland Garros, grinta ma anche lucidità di scelte.
Matteo Berrettini nel 2025 sfruttò la tournée asiatica per rimettere insieme i pezzi del suo tennis dopo l’ennesimo infortunio sofferto a Roma e la solita, difficile, ripartenza. L’obiettivo era chiaro: ritrovare forma e colpi per una Final 8 di Davis Cup in Italia da vincere, da protagonista. Possiamo dire missione compiuta. Quale sarà quest’anno l’obiettivo del romano? Potrebbe essere simile, visto che la sua presenza a Bologna il prossimo novembre pare scontata, ma in questa stagione avanzata tra alti e bassi, alcuni ottimi tornei (Parigi) e altri in chiaro scuro, forse il suo principale focus potrebbe essere sulla continuità di risultato. Matteo ha disputato alcune partite favolose in mezzo ad altre dove ha lottato ma non è riuscito a tenere il livello al massimo. Così è complicato ritornare in posizioni migliori di classifica. È vero che per un tennista ormai maturo come lui conta molto più un risultato secco di prestigio che una posizione in classifica, ma è parimenti importante riuscire a giocare di più e vincere un numero maggiore di partite per riuscire a farsi trovare pronto e in forma in un grande appuntamento e magari vincerlo. Matteo a Shanghai vanta la semifinale nel 2019, sono passati molti anni ma chissà che non abbia la chance di strappare un gran risultato, forse a Tokyo (dove è a un passo dall’entrare nel main draw).
Il discorso appena fatto su Berrettini vale anche per il suo grande amico Lorenzo Sonego. È incredibile pensare che proprio il torinese sia stato il giocatore che è andato più vicino a battere Zverev a US Open, gli sono mancati solo due punti nel match di esordio nel torneo… A volte il tennis vive di dannate “Sliding Doors”, ma rivedere un Sonego così arrembante, veloce e offensivo è stata una vera liberazione e grande soddisfazione. Oggi Lorenzo è sceso fin troppo in classifica: anche lui a 31 anni è più a caccia di qualche grande risultato in singoli tornei che una continuità stagionale, ma è necessario metter su un po’ di punti, altrimenti da n.86 rischi di non entrare in molti tornei. Quindi visto che lo scorso anno in Asia non ha raccolto quasi niente, la speranza è di racimolare dei punti sull’onda di quanto mostrato a New York, per chiudere bene l’anno e chissà, fare qualche buon risultato in Europa nei tornei indoor, dove spesso ha giocato bene.
Mattia Bellucci è in tabellone ad Hangzhou, a chiusura degli azzurri in top 100. Per il lombardo l’obiettivo è uno solo: restare tra i migliori cento nel 2026 e se possibile rafforzare la sua classifica di qualche posizione. Non ha punti da scalare quindi ogni risultato sarà benedetto.
Marco Mazzoni
TAG: Flavio Cobolli, Jannik Sinner, Lorenzo Musetti, Luciano Darderi, Matteo Arnaldi, Matteo Berrettini, Tornei Asia 2026

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Forse sarebbe stato bene aggiungere anche Cinà che dopo questo torneo resta in zona per un challenger 100.
Comunque un momento di “convalescenza” del tennis italiano maschile, tuttora il miglior movimento del mondo per qualità e il secondo per quantità dopo gli USA. Ma come riportato in questo articolo quasi tutti i nostri useranno questo swing Asiatico per “ritrovare” qualcosa: salute, condizione, sensazioni, prima ancora che i punti