Us Open 2026 ATP, Copertina, WTA

US Open, dal Media Day emergono ambizioni e dubbi: Medvedev prudente, Shelton sfida tutti, Sabalenka sogna la storia. Zverev respinge la pressione da numero uno del seeding. Nishikori saluta gli Slam: «È triste non vedere asiatici tra i primi 30»

29/08/2026 08:32 2 commenti
Alexander Zverev nella foto - Foto Getty Images
Alexander Zverev nella foto - Foto Getty Images

Il Media Day degli US Open 2026 ha offerto indicazioni interessanti sulle ambizioni e sullo stato d’animo di alcuni dei grandi protagonisti attesi a Flushing Meadows. Daniil Medvedev abbassa sorprendentemente le aspettative e pensa innanzitutto a ritrovare il proprio tennis, Ben Shelton non nasconde la fiducia dopo l’ottima estate americana, Alexander Zverev prova a togliersi di dosso il peso della testa di serie numero uno, mentre Aryna Sabalenka punta a un risultato storico. La giornata ha avuto anche un sapore particolare per Kei Nishikori, che ha salutato definitivamente i tornei del Grande Slam.

Medvedev cambia prospettiva: prima ritrovare il tennis, poi pensare in grande
Daniil Medvedev arriva a New York in una situazione molto diversa rispetto agli anni nei quali era considerato quasi automaticamente uno dei principali favoriti sul cemento americano. Il russo, numero 8 ATP e campione degli US Open nel 2021, aveva iniziato molto bene il 2026 conquistando due titoli nei primi mesi, ma negli ultimi tornei ha perso continuità e fiducia.

Per questo, almeno pubblicamente, Medvedev non vuole parlare di vittoria finale. «Voglio soltanto ritrovare il mio gioco e superare qualche turno», è la sintesi del suo approccio alla vigilia.

Il russo riconosce che l’assenza di Jannik Sinner rende il torneo più aperto, così come le incognite legate al ritorno di Carlos Alcaraz dopo il lungo stop. Ma non considera questa situazione automaticamente un’occasione personale. Prima deve tornare a essere competitivo.

Medvedev ha spiegato che nel tennis basta perdere una piccola percentuale del proprio livello perché anche giocatori molto più indietro in classifica possano approfittarne. Il problema delle ultime settimane, a suo giudizio, è stato proprio questo: non essere riuscito a esprimere il proprio miglior tennis con sufficiente continuità.

Ha anche preso una decisione curiosa dopo i numerosi dubbi degli ultimi mesi sul materiale: non cambierà più racchetta o corde. È convinto di poter giocare ad altissimo livello con l’attrezzatura attuale e non vuole aggiungere altri pensieri a quelli che già deve gestire durante le partite.

Interessante anche la sua analisi sul ritorno di Alcaraz. Medvedev ritiene che, se lo spagnolo è arrivato a New York ed è pronto a disputare il torneo, significa che lui e il suo team hanno ricevuto rassicurazioni sufficienti sul polso. La maggiore incognita potrebbe essere invece la tenuta generale dopo quattro mesi senza singolare competitivo. E c’è anche una curiosità personale: Alcaraz debutterà contro Roman Safiullin, grande amico di Medvedev.

Shelton non si nasconde: «In questo finale di stagione vado a tutta»
Di tutt’altro umore Ben Shelton. Il numero 9 del mondo arriva agli US Open con fiducia e con la sensazione di essere maturato ulteriormente nella gestione delle partite.

Il titolo conquistato in Canada ha rappresentato una conferma importante soprattutto dal punto di vista mentale. Shelton ha sottolineato la continuità mostrata durante tutto il torneo e la capacità di trasferire nelle partite il lavoro svolto durante gli allenamenti.

New York rimane un luogo speciale per lui. L’americano non nasconde che gli US Open siano il torneo che gli provoca più emozioni e quello nel quale ama maggiormente giocare.

Dopo un 2025 condizionato nella parte finale della stagione dai problemi fisici, Shelton sente di avere davanti una grande opportunità. «Nell’ultimo quarto del 2026 andrò a tutta», ha annunciato.

Questo non significa, però, pensare già alla finale. Shelton sostiene di guardare soltanto il nome del proprio avversario al primo turno e di evitare di studiare troppo anticipatamente il tabellone.

Ha inoltre respinto l’idea che l’assenza di Sinner trasformi automaticamente gli US Open in un torneo senza veri favoriti. Ha ricordato la presenza di Zverev, Djokovic, Arthur Fils e degli altri giocatori americani, citando anche Rafael Jodar tra i tennisti capaci di diventare particolarmente pericolosi.

La grande sfida per Shelton sarà trasferire la continuità mostrata al meglio dei tre set in un torneo Slam: sette possibili partite, cinque set e due settimane nelle quali la concentrazione deve rimanere altissima.

Zverev testa di serie numero uno, ma rifiuta l’etichetta di uomo da battere
L’assenza di Sinner ha portato Alexander Zverev in cima al seeding maschile degli US Open.

Il tedesco arriva inoltre a New York dopo una stagione che ha finalmente cancellato uno dei grandi vuoti della sua carriera: la conquista del primo titolo del Grande Slam al Roland Garros. Successivamente ha raggiunto anche la finale di Wimbledon.

Eppure Zverev non vuole presentarsi come il favorito assoluto.

«Sono uno dei 128 favoriti presenti nel tabellone», ha scherzato durante il Media Day.

Una maniera evidente per allontanare la pressione. Essere testa di serie numero uno, secondo Sascha, dimostra soltanto di aver giocato bene durante la stagione. Ciò che conta realmente sarà vedere quale nome rimarrà in fondo al tabellone tra due settimane.

Il successo di Parigi gli ha dato soddisfazione, ma ha prodotto anche un nuovo effetto: dopo aver inseguito uno Slam per anni, Zverev ha scoperto immediatamente di volerne altri.

Rimane inoltre una piccola ferita legata proprio agli US Open. La finale del 2020 persa contro Dominic Thiem, quando il tedesco si trovò avanti di due set e di un break, continua a essere uno dei grandi rimpianti della sua carriera. Zverev ammette ancora oggi di sentire che avrebbe dovuto vincere quella partita.

Il tedesco ha parlato anche di Alcaraz. Conosce bene le difficoltà di un lungo recupero, anche se ha ricordato come il grave infortunio alla caviglia subito al Roland Garros 2022 fosse molto diverso dal problema al polso dello spagnolo. Secondo Zverev, Alcaraz potrebbe mostrare un po’ di ruggine nei primi incontri, ma se riuscirà a superarli tornerà immediatamente a essere uno dei candidati al titolo.

Nishikori saluta gli Slam: «Mi preoccupa non vedere asiatici tra i primi 20 o 30»
Il momento più emozionante della giornata è stato quello dedicato a Kei Nishikori.

A 36 anni, l’ex numero 4 del mondo ha disputato l’ultima partita della sua carriera in un torneo del Grande Slam. Il giapponese è stato eliminato nell’ultimo turno delle qualificazioni dal connazionale Rei Sakamoto per 6-4 7-6(3) e ha poi ricevuto un omaggio sul campo.

Nishikori chiuderà definitivamente la carriera dopo il torneo ATP di Tokyo.

Il saluto agli Slam non poteva arrivare in un luogo più significativo. Proprio a New York, nel 2014, Nishikori raggiunse la sua unica finale Major, diventando il primo uomo asiatico a disputare l’ultimo atto di un torneo del Grande Slam. Tornò poi in semifinale agli US Open nel 2016 e nel 2018.

Nessun rimpianto per non aver ricevuto una wild card per il main draw. Nishikori ha sottolineato di essere già molto riconoscente per quella ottenuta nelle qualificazioni e ha riconosciuto che Stan Wawrinka, tre volte campione Slam e vincitore a New York nel 2016, meritasse pienamente un invito.

Il giapponese guarda però con una certa preoccupazione alla situazione del tennis asiatico. Dopo essere stato per anni il principale riferimento di un intero continente, vorrebbe vedere nuovi giocatori stabilmente nelle prime posizioni.

«È triste non avere nessun asiatico tra i primi 20 o 30», ha ammesso, indicando proprio Sakamoto tra i giovani che potrebbero raccogliere la sua eredità.

In futuro Nishikori vorrebbe aiutare il tennis giapponese e asiatico, anche se non ha ancora deciso in quale ruolo.

E quando gli è stato chiesto di Federer, Nadal e Djokovic, ha fatto una distinzione interessante: se si guardano soltanto i risultati, riconosce che Djokovic possiede argomenti straordinari; ma il suo idolo personale rimarrà sempre Roger Federer, il giocatore che più amava guardare.

Sabalenka cerca il tris e un posto accanto a Serena ed Evert
Nel torneo femminile una delle storie più importanti sarà la caccia al terzo titolo consecutivo di Aryna Sabalenka.

La bielorussa ha conquistato gli US Open nel 2024 e nel 2025 e arriva quindi a Flushing Meadows da due volte campionessa in carica. Se vincesse nuovamente nel 2026 diventerebbe soltanto la terza donna nell’Era Open capace di conquistare almeno tre titoli consecutivi a New York, dopo Chris Evert e Serena Williams.

Evert ne vinse addirittura quattro di fila dal 1975 al 1978, mentre Serena completò il tris tra il 2012 e il 2014.

Sabalenka conosce bene il valore della possibilità che ha davanti.

«Mettere il mio nome accanto a Serena ed Evert significherebbe moltissimo», ha ammesso.

La numero uno del mondo, però, arriva agli US Open dopo mesi meno brillanti rispetto all’inizio della stagione. Il 2026 era partito in maniera impressionante, ma negli ultimi mesi non sono arrivati gli stessi risultati e soprattutto manca ancora un titolo del Grande Slam in questa stagione.

Sabalenka non vuole cercare scuse. Ha spiegato di aver attraversato alcune difficoltà e di aver lavorato soprattutto sulla componente mentale, convinta che i periodi complicati possano renderla più forte.

Ha parlato anche delle critiche ricevute sui social, comprese quelle riguardanti il nuovo completo preparato da Nike per New York. La risposta è stata molto semplice: ciò che pensa Internet non le interessa particolarmente. Se il vestito piace a lei, è sufficiente.

La bielorussa ha infine commentato positivamente i passi avanti nel dialogo tra giocatori e tornei del Grande Slam sul tema della distribuzione dei ricavi e delle condizioni offerte agli atleti, augurandosi che in futuro non siano più necessarie proteste o limitazioni agli impegni con i media.

Un US Open più aperto, ma non senza favoriti
Le parole del Media Day raccontano bene quanto particolare sia l’edizione 2026.

Jannik Sinner non ci sarà, Carlos Alcaraz rientra dopo oltre quattro mesi senza disputare un singolare, Zverev è per la prima volta testa di serie numero uno a New York e Djokovic continua a inseguire il 25° Slam.

Dietro di loro ci sono giocatori che percepiscono chiaramente l’opportunità.

Shelton arriva con grande fiducia, Fils ha appena vinto Cincinnati, mentre Medvedev rappresenta l’esempio opposto: un ex campione di New York che, almeno per il momento, preferisce non parlare di titolo e pensa soltanto a ritrovare se stesso.
Nel femminile Sabalenka affronta invece una sfida molto diversa: non approfittare di un vuoto, ma difendere ancora una volta il proprio regno e provare a entrare in una statistica che porta i nomi di Chris Evert e Serena Williams.



Marco Rossi


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2 commenti

Junior (Guest) 29-08-2026 10:01

Come sarebbe che non ci sono asiatici tra i primi 30?
Io ne vedo almeno 2 in top 20 di cui uno nei 15

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+1: Juliette
Spinoza (Guest) 29-08-2026 09:26

Tolti Musetti e Cobolli che adoro per motivi diversi io tifo o per il rognoso Medvedev o per lo sborone Shelton! Vediamo come suona questo slam senza la voce del padrone…

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