Fonseca, in Brasile timori per i troppi stop tra infortuni e pressione psicologica
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Le lacrime di Joao Fonseca dopo il sofferto successo in Davis Cup contro Dominic Stricker hanno colpito il mondo della racchetta, e non solo in Brasile. Una liberazione, per la forte tensione accumulata alla sua ancora giovane età in una partita importante giocata di fronte al pubblico della sua Rio. O forse, potrebbe esserci anche dell’altro. È la domanda che in tanti si stanno facendo, amplificata dalla decisione del giovane talento carioca di rinunciare alla trasferta in Asia per riprendersi al 100%, fisicamente e mentalmente. “Devo ascoltare il mio corpo”, ha scritto nell’ormai canonico post Instagram Fonseca, affermando che per colpa del problema muscolare all’addome sofferto prima di US Open (non disputato), è stata una corsa contro il tempo quella per recuperare e scendere in campo con la maglia verde oro, in casa, per non deludere il suo pubblico e vivere le emozioni uniche che solo la Davis di fronte ai propri appassionati può regalare. Tutto giusto. Ma… in Brasile le parole del loro talento sono state accolte anche col timore che il classe 2006 sia in un periodo più complicato di quello che si poteva ipotizzare, tra problemi fisici troppo ricorrenti, la difficoltà nel trovare una stabilità nella prestazione e far valere con risultati l’innegabile talento tecnico e di “colpitore”. Il Brasile è un paese grande, di passione per il tennis ce n’è a sufficienza e forse Joao inizia a sentire un peso non indifferente sulle proprie spalle, rendendo un momento di crescita atletica e tecnica difficile da vivere. Per questo forse ha scelto una pausa, non si sa quanto lunga.
Sui media specializzati brasiliani si ipotizza che Fonseca non giocherà nemmeno i tornei indoor in Europa, seppure abbia vinto lo scorso anno a Basilea (suo miglior risultato in carriera) con 500 punti da difendere. Alcuni si lanciano in previsioni ultra-pessimistiche: è esausto e non giocherà più nel 2026. Un noto analista brasiliano su TenisNews ha commentato: “La mia impressione, fin dal sorteggio di Coppa Davis di giovedì scorso, era quella di un Joao molto appesantito, che più di una volta aveva parlato del fatto di non sentirsi al 100% né fisicamente né mentalmente. Il pianto a dirotto dopo la vittoria contro Dominic Stricker lo ha espresso in maniera molto forte, così come il comunicato diffuso lunedì”.
Nel seguito podcast brasiliano New Balls Please, la coppia Fernando Nardini e Fernando Meligeni ha espresso una certa preoccupazione per la componente mentale di Fonseca. Si è arrivati anche a tracciare un parallelo tra la situazione di Joao e il percorso vissuto da Bia Haddad, che l’ha portata a prendersi una prima pausa lo scorso anno e una seconda, adesso, più lunga e che potrebbe avere conseguenze definitive sulla sua carriera. Un processo che la stessa brasiliana raccontava di vivere già dal 2024. “Joao vive sotto una forte pressione alimentata da ogni parte. Non soltanto dalla stampa brasiliana, ma anche da quella internazionale specializzata, dalle grandi figure del passato del tennis e dai protagonisti attuali, che vedono nel brasiliano un giocatore da battere per via del suo talento e di tutto l’hype che si è creato attorno a lui” si commenta nel programma. “Ricordo una vittoria al Roland Garros nel 2025, quando Joao si commosse e pianse anche in campo, parlando della pressione di giocare da favorito. Quel giorno era anche il compleanno di sua nonna. Erano segnali evidenti di un tennista che aveva già iniziato a portare sulle proprie spalle il peso che il successo comporta”.
Forse in Brasile viene enfatizzato fin troppo, sia nel percorso 2026 che nella crescita generale di Fonseca, l’impatto di sconfitte considerate “a sorpresa”, tralasciando quello che invece è forse il vero cuore del problema nel suo tennis: la difficoltà nel reggere dal punto di vista atletico lo sforzo enorme richiesto dal giocare al tutta contro i migliori. Tutti abbiamo ancora negli occhi che razza di tennis, che potenza, che intensità, Joao è riuscito ad esprimere a Roland Garros contro Djokovic, una partita “brutale” per quando la palla è stata maltrattata, e quindi la conferma con la canonica “prova del 9” contro Ruud nel turno successivo. Due partite super, con un dispendio enorme, che ha pagato poi contro Mensik nei quarti a Parigi e pure nelle settimane successive su erba, con acciacchi che si è trascinato. La sensazione è che oggi Fonseca abbia un braccio di una cilindrata troppo superiore al suo fisico, e che abbisogni di un lavoro certosino, importantissimo e profondo sulle gambe, la schiena e tutto il corpo per diventare un atleta migliore, più vicino alla sua eccellenza come “colpitore”.
A Montreal, in Canada, al servizio è apparso sensibilmente più lento: un riscontro questo che potrebbe essere stato il riflesso del nuovo problema fisico, che lo ha poi costretto a interrompere la sua programmazione e interrompere Cincinnati, lo US Open e ora anche i tornei asiatici. Sono otto i tornei saltati o compromessi nel corso della stagione, considerando anche il forfait in Ohio arrivato al terzo turno. Questo sembra il vero punto debole di Fonseca, più di una difficoltà a reggere mentalmente la competizione e quindi necessitare pause per operare un reset mentale e rigenerarsi. Di sicuro la pressione su di lui in Brasile è enorme, e anche a livello internazionale molti lo vedono come il prescelto per sedersi tra Sinner e Alcaraz da terzo incomodo. Di strada Joao deve farne ancora parecchia, ma l’auspicio è che possa arrivarci, visto il potenziale di spettacolo che può creare in campo quando sta bene. La domanda quindi, più che su una traiettoria simile a quella di Bia Haddad come tanti si stanno facendo oggi in Brasile, è più sul fisico, su come riuscirà a plasmarsi per reggere e competere al massimo del suo potenziale. Lo attende una lunga strada, e serve pazienza e resistenza, anche mentale.
Marco Mazzoni
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Il n.1 juniores è il connazionale Miguel Queiroz e visto lo Staff con cui gira già ora temo stiano ripetendo lo stesso errore.