Per il presidente della Federazione Russa, Muchova potrebbe essere la sorpresa Copertina, WTA

Tarpischev analizza le WTA Finals: “Per Mirra sarebbe un successo superare la fase a gironi. La sorpresa? Muchova”

07/11/2026 09:15 Nessun commento
Shamil Tarpischev
Shamil Tarpischev

Non senza polemiche per il discusso incidente della registrazione di Pegula, le WTA Finals 2026 sono alle porte. Sarà un torneo incerto: Sabalenka proverà a riscattare una annata per lei deludente, senza alcuna vittoria Slam? Rybakina riuscirà a confermare il suo ruolo di n.1 anche ad Indian Wells in una insolita versione autunnale? Vincerà una statunitense con il supporto del pubblico di casa? O ci sarà la classica sorpresa a far saltare il banco? Secondo Samil’ Tarpischev, presidente della Federazione tennistica russa, Mirra Andreeva potrebbe già essere felice di passare la fase a gironi. Una dichiarazione forse sorprendente da parte del leader del tennis russo, ma fondata su argomentazioni tecniche raccolte dal media sportivo Championat. Tarpiscev poi conclude con una similitudine tra il tennis e gli scacchi, disciplina molto seguita in Russia e sull’impatto del tennis in tv.

“Le Finals si caratterizzano per il fatto che, alla fine della stagione, le giocatrici arrivano con condizioni molto diverse. E non si tratta tanto di stanchezza fisica, quanto di quella psicologica, che si accumula mese dopo mese” afferma Tarpiscev. “Nikolay Davydenko, ad esempio, vinse le Finals battendo tutti e tre i principali favoriti. Tuttavia, non era un giocatore capace di vincere partite importanti al meglio dei cinque set. Sulla distanza dei tre set, invece, riusciva a esprimersi al meglio, perché era rapido ma non particolarmente resistente”.

Il torneo si disputerà quest’anno nella struttura del primo Masters e WTA 1000 della stagione, un passaggio prima dell’approdo a Charlotte. Per Tarpischev le condizioni del deserto californiano si addicono principalmente a Sabalenka. “Se guardiamo ai dati, quella che si esprime meglio su questa superficie è Aryna Sabalenka, che ha già vinto a Indian Wells. Per Elena Rybakina, invece, non è una situazione altrettanto favorevole, perché il tennis indoor si gioca in condizioni ideali. Per il servizio di Rybakina sarebbe preferibile avere condizioni più uniformi, come quelle al coperto. In un palazzetto è più facile giocare: le condizioni sono più controllate, senza vento, sole o sbalzi di temperatura. E Rybakina serve molto bene. La battuta rappresenta il fondamento dei suoi successi. All’aperto, la palla rimbalza piuttosto alta. Durante il giorno fa caldo, mentre nelle serate di novembre le temperature si abbassano e la pallina diventa più pesante. Sono condizioni che favoriscono le giocatrici capaci di adattarsi durante la partita. Analizzando vantaggi e svantaggi, possiamo dire che Sabalenka ha vinto il WTA 1000 di Indian Wells a marzo, battendo proprio Rybakina. Dal punto di vista psicologico, è un campo che sente particolarmente suo. Mirra Andreeva? Ha vinto a Indian Wells 2025. Le sue armi principali sono le rotazioni, la capacità difensiva e l’abilità nel cambiare ritmo. Sono caratteristiche che funzionano bene all’aperto. Anche Elina Svitolina e Linda Noskova hanno raggiunto le semifinali quest’anno, ma non possono essere considerate favorite assolute. Coco Gauff e Jessica Pegula potranno contare sul sostegno del pubblico di casa. Secondo le statistiche, Gauff tende a giocare leggermente peggio nelle sessioni serali, quando le temperature si abbassano”.

“Tra gli aspetti negativi, rispetto al tennis indoor, Rybakina perde qualcosa al servizio in queste condizioni. Nonostante questo, è stata sia finalista sia campionessa a Indian Wells. Non si tratta di un problema particolarmente grave, ma resta comunque un dettaglio da non sottovalutare. E cosa cambia rispetto al torneo di marzo? In quell’occasione partecipano 96 giocatrici e la competizione si sviluppa nell’arco di due settimane, avvicinandosi per caratteristiche a uno Slam. A novembre, invece, scendono in campo soltanto le otto migliori. Fa più freddo e giocare la sera diventa più complicato. A parità di condizioni, sono tutti fattori che possono incidere. Mi è difficile valutare il livello di stanchezza, perché ho viaggiato poco, ma è indubbio che si accumuli nel corso della stagione”.

Andreeva debutterà alle Finals, ma per Tarpischev deve tenere un profilo basso: “Per una giocatrice così giovane, Mirra è molto costante. Questo sarà il suo debutto nel singolare, mentre nel doppio ha già raggiunto la finale. Insieme a Diana Shnaider ha giocato una finale di doppio, quindi conosce già l’atmosfera di questo appuntamento. Bisogna considerare che è campionessa del Roland Garros e numero 3 del mondo: sono risultati che testimoniano la sua continuità. È molto vicina al livello delle principali favorite del torneo. Ha vinto circa 50 partite in stagione, un altro dato che conferma la sua regolarità. Se riuscirà a superare la fase a gironi, sarà già un ottimo risultato per lei. Se guardiamo ai suoi risultati in autunno, troviamo la finale raggiunta a Pechino e il terzo posto nel ranking, il miglior piazzamento della sua carriera. Andreeva dispone di un repertorio tennistico piuttosto vario. La prima partita del girone risolve già metà della questione relativa alla qualificazione. È pur sempre un torneo molto breve e, soprattutto per le giovani, vincere all’esordio crea un’ottima base psicologica per il prosieguo della competizione. Bisognerà vedere in quali condizioni di freschezza arriveranno le giocatrici. In generale, dieci-dodici giorni di riposo dopo i tornei asiatici rappresenterebbero la situazione ideale“.

Sabalenka non ha mai vinto le Finals e quest’anno non ha conquistato nessuno Slam. Se riuscisse a vincere questo torneo, si potrebbe dire che avrebbe salvato la stagione? “Senza dubbio. Già il secondo posto in classifica, se prescindiamo dal fatto che in precedenza fosse numero uno, è un risultato straordinario. Anche questo dimostra la sua continuità. Inoltre, ha perso due volte contro Rybakina in tornei importanti. Se avesse vinto il loro ultimo confronto, avrebbe anche potuto chiudere al primo posto nel ranking. Non ritengo affatto che la sua stagione sia stata negativa. Se Sabalenka dovesse vincere le Finals, potrebbe considerare il suo anno decisamente positivo”.

La sorpresa del torneo? Tarpischev punta su Muchova: “Direi Karolina Muchova. È quella che propone il tennis più vario: gioca bene a rete, utilizza le smorzate e cambia continuamente ritmo. Su un campo all’aperto e in presenza di vento, il suo gioco può diventare particolarmente scomodo per le avversarie. Immaginiamo una partita tra Muchova e Sabalenka con un vento piuttosto sostenuto: in quel caso darei un vantaggio a Muchova. Anche lei, del resto, ha già partecipato diverse volte alle Finals. Karolina ha uno stile che le permette di spezzare il ritmo di qualsiasi avversaria, soprattutto quando c’è vento. Per le altre giocatrici potrebbe diventare un problema enorme, perché non avrebbero il tempo necessario per adattarsi”.

Curiosa la conclusione dell’intervista, con il fattore spettatori tv, età media, durata degli incontri. “Se analizziamo le statistiche degli ultimi anni, notiamo che l’età media degli spettatori di tennis è aumentata. Dopo i 50 anni si diventa più pazienti. Perché? I giovani amano l’adrenalina immediata e i continui cambiamenti. I veterani, soprattutto quelli cresciuti in un’epoca più vicina a quella sovietica, apprezzano maggiormente la componente scacchistica del gioco. Il tennis viene spesso definito proprio come gli scacchi dello sport. A questo pubblico piace più la strategia che una continua ricerca dell’adrenalina. Per questo motivo il tennis mondiale è alla ricerca di un equilibrio: come rendere tutte le partite più godibili, evitando che gli spettatori debbano rimanere seduti per cinque ore? A suo tempo ho stabilito un record personale: nove ore e quindici minuti. Il tennis mondiale sta quindi cercando nuove soluzioni: uniformare le superfici, intervenire sulle palline, introdurre game che si concludano a quattro punti, come accade in alcune competizioni giovanili. Sono tutti tentativi per trovare la formula ottimale e aumentare la fruibilità dello spettacolo. Eppure, secondo le statistiche, nel corso dell’anno il tennis viene seguito da oltre un miliardo di persone. Mi pare sia il terzo sport più seguito al mondo. In passato anche nel tennis femminile si disputavano partite al meglio dei cinque set, ma il tennis femminile è più godibile quando gli incontri sono più brevi. Le donne hanno ormai un pubblico specifico all’interno del mondo del tennis: c’è chi preferisce seguire il circuito maschile e chi quello femminile. Aggiungo un’altra considerazione. Immaginiamo cinque partite al meglio dei cinque set nell’arco di una settimana, tra giocatrici appartenenti alle prime otto del mondo, dopo undici mesi di stagione. Sarebbe un rischio concreto di infortuni. C’è poi una questione legata alla logica stessa del formato. Le donne giocano da sempre al meglio dei tre set: cosa cambierebbe introducendo le cinque frazioni? Con la stanchezza, le giocatrici perderebbero brillantezza e capacità di trovare soluzioni. Il risultato sarebbe uno spettacolo meno naturale, quasi artificiale”.

Marco Mazzoni


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