Alcaraz, Rusedski teme il forfait allo US Open: intanto incuriosisce l’allenamento con un occhio coperto
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Il ritorno di Carlos Alcaraz continua a rappresentare uno dei principali interrogativi del circuito. La rinuncia al Masters 1000 di Cincinnati ha raffreddato l’ottimismo alimentato dalle recenti immagini degli allenamenti e sollevato nuovi dubbi sulla sua partecipazione allo US Open 2026.
Le informazioni provenienti dall’ambiente del murciano descrivono un recupero ancora in evoluzione e non parlano di una ricaduta. La decisione di saltare Cincinnati sarebbe legata soprattutto alla necessità di completare la preparazione senza accelerare i tempi. Alcaraz, però, non disputa una partita ufficiale dal 14 aprile e l’eventuale rientro a New York avverrebbe dopo quasi quattro mesi e mezzo di assenza.
Presentarsi direttamente in un torneo del Grande Slam, con incontri al meglio dei cinque set, rappresenterebbe una sfida considerevole. Il problema non riguarda soltanto la tenuta del polso destro, ma anche il ritmo agonistico, la capacità di sostenere diverse ore di gioco e il recupero tra una partita e l’altra.
Rusedski: «Senza Cincinnati non giocherà a New York»
Tra le voci più pessimiste c’è quella di Greg Rusedski, finalista allo US Open nel 1997. L’ex numero quattro mondiale aveva indicato Cincinnati come un passaggio indispensabile per verificare le condizioni di Alcaraz prima dell’ultimo Slam della stagione.
«Per avere qualche possibilità di disputare lo US Open, deve giocare a Cincinnati. Se non parteciperà , sapremo che non sarà neppure a New York», aveva dichiarato nel podcast Off Court with Greg Rusedski prima dell’annuncio del forfait.
La successiva cancellazione dal torneo dell’Ohio ha rafforzato le sue perplessità . Secondo Rusedski, tornare direttamente a Flushing Meadows esporrebbe lo spagnolo a un livello di intensità troppo elevato dopo un’assenza così prolungata.
Il britannico ritiene che Alcaraz debba concedersi tutto il tempo necessario, anche qualora questo comportasse la rinuncia alla parte restante della stagione. Si tratta, naturalmente, di una valutazione esterna e non di un’informazione proveniente direttamente dal giocatore o dal suo gruppo di lavoro.
Lo US Open rimane un obiettivo, non una certezza
Alcaraz risulta ancora regolarmente iscritto allo US Open, dove dovrebbe difendere il titolo conquistato nel 2025 e i relativi 2.000 punti. La presenza nell’entry list, tuttavia, non garantisce che possa effettivamente scendere in campo.
Le prossime settimane saranno decisive. Il murciano dovrà aumentare ulteriormente la durata e l’intensità delle sessioni, verificando soprattutto la risposta del polso al servizio e alle ripetute accelerazioni di diritto. Soltanto dopo questi test lo staff potrà stabilire se affrontare direttamente un torneo al meglio dei cinque set.
La rinuncia a Cincinnati non deve essere interpretata automaticamente come la prova di una nuova lesione. Allo stesso tempo, conferma che Alcaraz non ha ancora raggiunto una condizione sufficiente per affrontare un Masters 1000 e impedisce di considerare certa la sua presenza a New York.
En estos últimos dÃas hemos podido ver a Carlos Alcaraz, probando un método de entrenamiento absolutamente novedoso.
En él se le ha podido ver entrenando con un cono en su ojo derecho.
¿Qué posible beneficio puede tener esto?
Os cuento pic.twitter.com/E6Krkx1QaV
— José Morón (@jmgmoron) August 6, 2026
Il curioso esercizio con il cono sull’occhio destro
Nonostante il forfait, Alcaraz continua a lavorare sul campo. In una delle immagini condivise recentemente sui social, lo spagnolo è apparso mentre colpiva la palla con un piccolo cono posizionato davanti all’occhio destro.
L’oggetto non sembra essere collegato a un problema oculare e non rappresenta una protezione per il polso. Con ogni probabilità si tratta di un esercizio di occlusione visiva, utilizzato per modificare temporaneamente le informazioni ricevute dal giocatore e aumentare la difficoltà di un gesto ormai automatizzato.
Il cono non impedisce necessariamente di vedere, ma può ridurre parzialmente il campo visivo di un occhio. In questo modo il tennista deve adattare la lettura della traiettoria, la posizione del corpo e la distanza dalla palla utilizzando riferimenti differenti da quelli abituali.
Un lavoro sulla coordinazione tra vista e movimento
Seguire una pallina da tennis richiede di interpretarne in pochi istanti velocità , altezza, profondità , direzione ed effetto. Il cervello utilizza queste informazioni per organizzare gli appoggi, preparare il colpo e individuare il punto d’impatto.
Limitare temporaneamente la visione binoculare può rendere più complessa soprattutto la percezione della profondità . Il giocatore viene così costretto a prestare maggiore attenzione ai passi di aggiustamento, alla posizione del busto e alla coordinazione tra occhio, mano e racchetta.
Non significa che Alcaraz si stia allenando per giocare utilizzando un solo occhio, né che l’esercizio possa migliorare immediatamente i riflessi. L’obiettivo potrebbe essere quello di introdurre una difficoltà supplementare, facendo apparire più semplice l’esecuzione una volta ripristinate le normali condizioni visive.
La teoria della dominanza oculare
Nel tennis viene studiato anche il rapporto tra mano dominante e occhio direttore. Quando entrambi si trovano sullo stesso lato si parla di lateralità omogenea; quando sono opposti, invece, di lateralità incrociata.
Il fisioterapista e preparatore sportivo Paul Dorochenko ha approfondito a lungo l’influenza della lateralità sulla tecnica dei tennisti. Secondo questa teoria, l’occhio dominante può incidere sulla posizione della testa, sulla rotazione del busto e sulla maniera in cui il giocatore segue la palla fino all’impatto.
Non esiste però una conferma pubblica sufficiente per affermare che Alcaraz abbia l’occhio destro dominante. La scelta di coprirlo durante un esercizio non permette, da sola, di stabilirne il profilo di lateralità : potrebbe trattarsi semplicemente di una variante inserita all’interno di un programma più ampio di coordinazione visiva.
Nessun collegamento certo con l’infortunio al polso
Sarebbe inoltre azzardato sostenere che questo lavoro sia stato introdotto specificamente per impedire una ricaduta. Una migliore organizzazione degli appoggi e del corpo può contribuire all’efficienza complessiva del gesto, ma non esistono elementi per collegare direttamente il cono alla causa dell’infortunio o alla protezione del polso destro.
L’esercizio rappresenta più semplicemente uno dei tanti stimoli utilizzati durante una preparazione individualizzata. La riabilitazione dell’articolazione, il rafforzamento muscolare e l’aumento graduale dei carichi rimangono gli aspetti decisivi per stabilire quando Alcaraz potrà tornare a competere.
Rusedski considera ormai improbabile la presenza dello spagnolo allo US Open, ma la decisione definitiva non è stata ancora comunicata. Alcaraz continua ad allenarsi e a sperimentare esercizi specifici: le prossime settimane chiariranno se questi progressi saranno sufficienti per consentirgli di difendere il titolo a New York o se la prudenza imporrà un’assenza ancora più lunga.
Marco Rossi
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Ma non sembra un po’ anche Jena Plinssken?
.. ma non era Harlock?
Meglio ancora, con il con(n)occhiale…
Se non hai un’Academy a nome tuo non sei nessuno!
La Sinner Academy è a Montecarlo?
Dopo rasta, tatuaggi fighi e benda, ci manca la racchetta stile katana da samurai.
Se non vuole avere una ricaduta per disputare mezzo incontro è logico che lo rivedremo in Asia.
Rusedski è canadese naturalizzato britannico. Non mi risulta che il Canada si sia mai ritenuto il faro della compagine occidentale. il fatto poi che si alleni può anche significare di tenersi comunque atleticamente attivo, non che sia pronto a rientrare. Poi se davvero vorrà cominciare ex abrupto con il tennis 3 su 5, allora vorrà dire che la prudenza precedente è stata del tutto inutile. Da zero al massimo sforzo può mai risultare saggio oltre che proficuo?
Che stia per entrare nel cast di One Piece?
Alcacop
E dopo le trecce mancava solo la benda da pirati .
Marco Rossi, complimenti, un articolo ben dettagliato, a dimostrazione di una eccellente conoscenza delle prerogative psicofisiche dell’atleta. I riflessi per il tennista sono fondamentali, la dote numero 1. Niente di strano che il cono serva per migliorarli ulteriormente. Saluti enzo
Muscolatura in evidenza:fatto
Tatuaggi pregressi: fatti
Ora dite che servono capelli rasta e benda sull’occhio?
Ok,no problem :fatti anche quelli!
Ma tutto questo per il tennis?
Ma no,sono le basi per entrare nel Casting di One Piece!
Vamos Carlos!
Non andrà agli US Open
Capitan Carlos.
Anche secondo me Carlitos vede lo US Open col binocolo. Anzi no, col cono.
È possibile che sia come dice lui ma dire che chi non gioca Cincinnati non ha a priori la possibilità di disputare US Open è da americani che si ritengono il centro del mondo. Carlos potrebbe anche decidere di tentare la difesa del titolo ritirandosi opportunamente, anche nel corso di un match, se avverte sintomi sospetti. Se optasse per una cautela totale non dovrebbe neppure allenarsi
Ormai, purtroppo, il problema di Alcaraz temo che si stia cronicizzando per intenderci alla Draper. Inoltre è naturale che tema di rientrare e di avere una ricaduta. Mi chiedo con che animo potrà spingere alla morte come ha fatto fin qui? A me le sfide Alcaraz Sinner iniziano a mancare. Roland , Wimbledon sono già entrate nella storia. Forza Carlitos.
Ah,
Rusedski pensa quello che pensano tutti ?
Ahahahah. 🙂
Ma sará una novitá da farci un articolo ? 😉