Medvedev sul calendario: “Troppi tornei obbligatori, i giocatori hanno poco potere”. E su Sinner e Alcaraz: “Sono fenomeni”
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Daniil Medvedev chiede un cambiamento nella gestione del calendario e un ruolo più incisivo per i giocatori nelle decisioni dell’ATP. In un’intervista alla Gazzetta dello Sport, il russo ha affrontato il tema degli impegni obbligatori, raccontato le ragioni della propria ritrovata competitività e riconosciuto il valore di Jannik Sinner e Carlos Alcaraz.
Con 23 tornei disputati in stagione, l’ex numero uno conosce bene le difficoltà di un circuito che lascia poco spazio al recupero. La sua posizione parte dalla necessità di concentrare maggiormente l’attenzione sugli appuntamenti principali.
«Sono favorevole a dare molta importanza ai tornei più importanti. Non credo che il tennis sia organizzato bene, perché abbiamo l’obbligo di disputare troppi eventi durante l’anno. Oggi è normale ritrovarsi a competere per più di 35 settimane all’anno».
“Dobbiamo avere più voce nelle decisioni”
Per Medvedev, il problema riguarda anche il peso effettivo dei tennisti negli organismi che governano il circuito. L’esistenza di una rappresentanza, sostiene, non garantisce automaticamente un’influenza adeguata sulle scelte.
«Il problema più grande del tennis è che noi giocatori abbiamo pochissimo potere. È vero che esiste un Consiglio dei giocatori e che abbiamo diritto di voto, ma la nostra influenza reale quando vengono prese le decisioni è molto ridotta. E, in fin dei conti, siamo noi i protagonisti».
«Dobbiamo avere più voce quando si discutono temi come il calendario e sosterrò i tennisti che vorranno lottare per questo».
Le sue parole pongono una questione centrale per le future riforme: conciliare le esigenze dei tornei con la possibilità, per gli atleti, di programmare riposo e preparazione senza essere condizionati da un numero eccessivo di obblighi.
La risalita: quattro titoli e fiducia ritrovata
Sul campo, intanto, Medvedev ha ritrovato continuità. Il successo di Almaty, dove ha difeso per la prima volta un titolo nel circuito maggiore, ha portato a quattro i trofei conquistati nel 2026, rafforzando la sua posizione tra i protagonisti del finale di stagione.
«Sto giocando bene e mi sento bene fisicamente. Sono arrivato negli Stati Uniti senza una preparazione adeguata e ne ho pagato le conseguenze. Nel tennis entrano in gioco tanti aspetti diversi e, in un certo senso, non sai mai quale sia il più importante».
Il russo ha spiegato di aver espresso un buon livello in diversi momenti dell’anno e su superfici differenti. Nel confronto tra la trasferta nordamericana e quella asiatica, ha individuato anche nelle palline una componente favorevole al proprio gioco, aggiungendo che l’altitudine di Almaty rende la palla un po’ più veloce.
Sinner e Alcaraz restano il riferimento
La fiducia non impedisce a Medvedev di valutare con lucidità il confronto con l’italiano e lo spagnolo. Alla domanda sulla possibilità di superarli in classifica, la risposta è prudente.
«Probabilmente no. Nell’arco di un’intera stagione sono molto più forti di tutti gli altri, a meno che non siano infortunati, naturalmente. Anche se gli infortuni fanno parte del gioco».
«Se giochi tante partite contro Alcaraz e Sinner, probabilmente ne perderai più di quante ne vincerai. Ed è normale, perché sono, nel senso positivo del termine, fenomeni straordinari. Riescono a fare cose che gli altri non possono fare».
Il suo obiettivo diventa quindi migliorare progressivamente il proprio rendimento contro di loro: «Se riesci a vincere due partite su dieci, provi a vincerne tre. Magari quattro, o persino cinque. Ci provi ogni volta che entri in campo».
«Quando stanno bene fisicamente, hanno dimostrato nell’arco della stagione di essere i numeri uno e due del mondo, nell’ordine che preferite. Detto questo, anche restare sani fa parte del gioco. E quest’anno, per loro, non è stato così».
Medvedev riparte da queste ambizioni nel finale di stagione: a Vienna il primo avversario è Dani Mérida, mentre la corsa verso le ATP Finals resta uno degli obiettivi principali.
Marco Rossi
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Grande Danilo
Medvy
sempre una “testa pensante”,
e mai banale 🙂
A cosa gli serve giocare tutti sti tornei, che già a dicembre si cucca minimo 3/4 milioncini di euros x fare due palleggi con il goat serbo in Arabia? Cè crisi tra Moska e Montecarlo? È uscita la nuova Aston Martin placcata in oro?
E poi gioca ininterrottamente da 3 mesi. Facendosi TUTTI i 250 da Luglio!
Bah.