Omar Jasika e il confronto con Kyrgios: “Con le regole di oggi avrei perso solo un mese”
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La squalifica di un mese inflitta a Nick Kyrgios dopo la positività alla cocaina ha riportato alla luce la vicenda di Omar Jasika. Il tennista australiano, oggi ventinovenne, ricevette nel 2018 una sospensione di due anni per la presenza della stessa sostanza nel proprio campione.
Jasika non ha chiesto un trattamento più severo per Kyrgios e ha chiarito di essere felice che il connazionale possa ricevere un aiuto adeguato. Il suo intervento pone però una domanda diversa: i giocatori sanzionati secondo le precedenti norme antidoping avrebbero meritato le stesse opportunità di trattamento oggi previste dal regolamento?
Il caso Jasika risale al 2017
La positività di Jasika non risale al 2018: il campione venne raccolto l’11 dicembre 2017, durante gli Australian Open Wildcard Playoff disputati a Melbourne. La squalifica di due anni fu invece comunicata nel 2018.
Nel campione venne rilevata la benzoilecgonina, un metabolita della cocaina. Jasika rinunciò all’udienza e accettò la sospensione, che gli impedì di partecipare alle competizioni fino al 5 marzo 2020. Poco dopo la conclusione della squalifica, la pandemia provocò la sospensione del circuito e rese ancora più difficile il suo ritorno.
Non è invece del tutto corretto sostenere che la principale differenza tra i due casi consista nel momento del controllo. Sia Jasika sia Kyrgios fornirono un campione durante una competizione. Nel caso di Kyrgios, tuttavia, l’ITIA ha accettato, sulla base del parere di un esperto indipendente, che il consumo fosse avvenuto fuori competizione e in un contesto sociale.
La differenza fondamentale riguarda soprattutto il cambiamento delle norme WADA. L’attuale regolamento prevede per determinate “sostanze d’abuso” una sospensione standard di tre mesi, riducibile a uno qualora l’atleta dimostri l’assunzione fuori competizione e accetti di seguire un programma di trattamento approvato. Questa possibilità non era prevista nello stesso modo quando Jasika venne sanzionato.
Jasika: «Non è un attacco contro Nick»
Il tennista australiano ha voluto chiarire immediatamente la propria posizione, evitando che il suo intervento venisse interpretato come una critica personale nei confronti di Kyrgios.
«Prima di tutto, questo non è un attacco contro Nick. È un mio amico e lo sostengo sinceramente durante questo percorso. Sono felice che abbia avuto l’opportunità di seguire un programma di trattamento, prendersi cura di sé e andare avanti con la propria vita e la propria carriera. Ma leggere questa notizia ha risvegliato molte cose dentro di me».
Jasika ha quindi ricordato le conseguenze della propria squalifica: «Nel 2018 ricevetti una sospensione di due anni dopo essere risultato positivo alla stessa sostanza. Mi assunsi la responsabilità delle mie azioni e scontai ogni giorno di quella squalifica. Poiché il Covid arrivò poco dopo il momento in cui avrei potuto riprendere a competere, in pratica persi quasi quattro anni della mia carriera, durante una delle fasi più importanti della mia vita».
«Le regole sono cambiate»
Jasika non contesta la decisione assunta nei confronti di Kyrgios. Al contrario, considera positivo il nuovo approccio, maggiormente orientato al trattamento e al recupero dell’atleta. Il suo rammarico riguarda l’impossibilità di avere usufruito della stessa soluzione.
«Oggi le regole sono cambiate. Un giocatore che si trova in una situazione simile può ricevere una squalifica di un mese aderendo a un programma di trattamento approvato. Non sto dicendo che Nick avrebbe dovuto ricevere una sospensione più lunga. Non lo penso affatto. Sto dicendo che avrei voluto avere a disposizione lo stesso aiuto e la stessa comprensione».
Il tennista australiano riconosce il proprio errore, ma continua a interrogarsi sulla proporzionalità della sanzione ricevuta: «Commettere quell’errore significava dover affrontare delle conseguenze, ma perdere due anni della mia carriera fu incredibilmente duro. All’epoca non mi vennero offerti un trattamento o un percorso chiaro per tornare. Fui semplicemente allontanato dallo sport e lasciato ad affrontare tutto ciò che ne derivava».
La richiesta di riconsiderare i vecchi casi
Il ritorno di Jasika coincise con l’inizio della pandemia. Questo prolungò ulteriormente un’assenza iniziata in un momento delicato della sua crescita professionale. Il vincitore dei tornei junior di singolare e doppio agli US Open 2014 non è più riuscito a seguire il percorso che sembrava essersi aperto davanti a lui.
«Sono contento che il sistema sia cambiato e che adesso si concentri maggiormente sull’aiuto ai giocatori. Tuttavia, è difficile non chiedersi come sarebbero state la mia vita e la mia carriera se avessi avuto le stesse possibilità».
Il suo intervento si conclude con una riflessione che va oltre la vicenda personale: «Non si tratta di essere contro Nick. Si tratta di chiedermi se la punizione che ho ricevuto fosse giusta e se coloro che sono stati colpiti dalle vecchie regole meritino che i loro casi vengano riesaminati».
Kyrgios ha potuto beneficiare delle norme introdotte successivamente e la sua sospensione, iniziata il 4 agosto, è terminata il 3 settembre, subordinatamente al completamento del programma concordato con l’ITIA. La sua vicenda ha però riaperto il dibattito sulla disparità tra le sanzioni del passato e quelle attuali: non tanto per chiedere punizioni più pesanti oggi, quanto per valutare se quelle imposte ieri siano state eccessivamente severe.
Marco Rossi
TAG: Nick Kyrgios, Omar Jasika

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Ma la domanda giusta è:
“Chi è Omar Jasika?”
In ogni caso gli anni persi da Jasika nessuno potrà restituirglieli…