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Cobolli e Arnaldi verso gli US Open: Flavio sente il peso della nuova dimensione, Matteo riparte dopo i problemi ai piedi

30/08/2026 01:00 Nessun commento
Matteo Arnaldi - Foto Getty Images
Matteo Arnaldi - Foto Getty Images

Flavio Cobolli e Matteo Arnaldi arrivano agli US Open 2026 vivendo due momenti molto differenti della propria carriera. Il romano è ormai stabilmente tra i migliori giocatori del mondo, occupa la sesta posizione del ranking ATP e vede sempre più vicino il sogno delle Nitto ATP Finals. Il sanremese, invece, cerca continuità dopo una stagione condizionata dai problemi fisici, ma porta con sé la consapevolezza acquisita grazie alla straordinaria semifinale raggiunta al Roland Garros.

Entrambi si sono raccontati ai microfoni di SuperTennis alla vigilia dell’esordio nel tabellone principale di Flushing Meadows.
Cobolli: «Non sono mai stato così in alto nella mia vita»
Per Flavio Cobolli è inevitabilmente una vigilia diversa rispetto agli anni precedenti.
Il romano è numero 6 del mondo, quinta testa di serie degli US Open e soprattutto occupa la quarta posizione nella Race to Turin, alle spalle di Jannik Sinner, Alexander Zverev e Carlos Alcaraz.
Una situazione che lo mette in posizione privilegiata nella corsa verso la prima qualificazione della carriera alle Nitto ATP Finals.
«Non sono mai stato così in alto nella mia vita. Ovviamente la pressione c’è, si fa sentire, però mi dà sempre la forza di andare avanti e di migliorarmi giorno dopo giorno», ha raccontato Cobolli.
La pressione, quindi, non viene percepita soltanto come qualcosa da sopportare. È diventata anche una forma di motivazione.
Il 2026 ha completamente cambiato la dimensione del romano. Cobolli ha raggiunto la prima finale Slam della carriera al Roland Garros, dove si è arreso ad Alexander Zverev soltanto al quinto set, e pochi giorni fa ha disputato anche la finale del doppio misto degli US Open insieme a Belinda Bencic, persa contro Karolina Muchova e Jakub Mensik.
A Cincinnati è arrivata inoltre la sua prima semifinale in un Masters 1000, risultato che gli ha permesso di salire fino al numero 6 ATP.
«Sono contento di quello che sto facendo, di come lo sto facendo e anche perché lo sto facendo», ha spiegato.
Fondamentale il ruolo delle persone che lo accompagnano.
«Ho un team dietro che mi sta sempre dietro e mi sopporta molto, devo ritenermi molto fortunato. Naturalmente sento il peso di dover fare sempre qualcosa di più, però è anche bello e motivante».

Torino è sempre più vicina
A inizio stagione la qualificazione alle ATP Finals poteva essere considerata un grande obiettivo. Adesso è diventata una possibilità molto concreta.
Cobolli occupa il quarto posto nella Race con 3.430 punti e ha un margine importante sui giocatori che inseguono.
Dopo Cincinnati, Arthur Fils è quinto con 3.140 punti e Ben Shelton sesto con 3.130. La situazione può naturalmente cambiare rapidamente durante uno Slam, dove sono in palio moltissimi punti, ma Flavio si presenta a New York con un vantaggio prezioso.
Eppure non vuole cambiare il proprio modo di essere.
«Non cercherò mai di essere qualcun altro per farmi apprezzare dal pubblico», ha sottolineato.
L’autenticità è diventata una delle caratteristiche più riconoscibili del romano, dentro e fuori dal campo.
«Mi sento comunque abbastanza amato, sento tanto calore attorno a me soprattutto dalle persone che non mi sono tanto vicine».
Un affetto cresciuto parallelamente ai risultati, ma che Cobolli vuole continuare a conquistare senza costruire un personaggio differente da quello che è realmente.

Subito Comesana: «Il Tiburon è un grande amico»
Il cammino nel singolare inizierà contro Francisco Comesana.
Cobolli conosce molto bene l’argentino, soprannominato “Tiburon”, e tra i due esiste un ottimo rapporto anche fuori dal campo.
«Il Tiburon è un grande amico, è una persona molto buona anche fuori dal campo, abbiamo un bel rapporto».
L’amicizia finirà però nel momento in cui inizierà la partita.
«Sicuramente sarà una grande battaglia. Lui negli Slam e nelle partite lunghe si esalta molto».
Cobolli parte favorito e ha già sconfitto Comesana quest’anno a Monte-Carlo, ma conosce bene la pericolosità dell’argentino nelle partite al meglio dei cinque set.
Il romano, comunque, arriva a New York con ottime sensazioni.
«Sento di poter giocare bene su questi campi e di poter dare ancora di più rispetto alle scorse settimane».
Una frase significativa considerando che proprio nelle scorse settimane ha raggiunto la semifinale a Cincinnati e successivamente la finale del doppio misto a Flushing Meadows.

Arnaldi: problemi prima al piede destro, poi al sinistro
Il percorso di avvicinamento agli US Open è stato decisamente più complicato per Matteo Arnaldi.
Il sanremese ha dovuto convivere a lungo con problemi al piede destro e, proprio quando sembrava averli superati, durante la tournée americana ha cominciato ad accusare dolore anche al sinistro.
La partenza sul cemento nordamericano non è stata quindi quella sperata.
«Sicuramente non è stata la migliore partenza, però siamo andati a migliorare», ha raccontato Arnaldi.
Le ultime settimane sono state dedicate soprattutto al lavoro fisico e alla ricerca delle migliori sensazioni.
«Ho lavorato tanto in questo mese ormai, quindi stiamo migliorando giorno dopo giorno. Mi sto allenando molto bene qui a New York e mi sto sentendo sempre meglio».
Il messaggio alla vigilia è comunque positivo.
«Sono contento, non vedo l’ora di iniziare».

Il Roland Garros gli ha restituito una certezza
Per capire l’importanza di queste parole bisogna tornare indietro di qualche mese.
Al Roland Garros 2026, Arnaldi ha vissuto il miglior torneo Slam della carriera.
Il sanremese si è spinto fino alla semifinale, migliorando nettamente il precedente primato negli Slam rappresentato dagli ottavi raggiunti proprio agli US Open nel 2023.
Il percorso parigino si era però concluso nel modo più amaro possibile.
Nei quarti Arnaldi aveva raggiunto la semifinale dopo il ritiro di Matteo Berrettini. Avrebbe quindi dovuto affrontare Flavio Cobolli in quella che sarebbe diventata la prima semifinale Slam tutta italiana nel singolare maschile.
La partita, però, non si è mai disputata.
Nella notte precedente all’incontro Arnaldi è stato colpito da un virus gastrointestinale, con episodi di vomito che lo hanno costretto a rinunciare poche ore prima della semifinale.
Una delle delusioni più grandi della sua carriera.
Ma Parigi gli ha lasciato anche qualcosa di molto importante.
«Mi ha dato la consapevolezza che il mio tennis era ancora lì», ha spiegato.
Dopo mesi complicati, Arnaldi aveva bisogno soprattutto di una conferma.
«Per lungo tempo non ero riuscito più a giocare come avrei voluto. Quel torneo mi ha fatto di nuovo capire che se sto bene il mio livello è alto».
È probabilmente questa la convinzione più importante con cui arriva a New York.
Arnaldi ritrova il luogo del primo grande Slam
Flushing Meadows occupa già un posto speciale nella carriera di Arnaldi.

Nel 2023, praticamente all’inizio della sua esperienza nei grandi tornei, il sanremese raggiunse gli ottavi degli US Open battendo Jason Kubler, Arthur Fils e Cameron Norrie.
La sua corsa si fermò proprio contro Carlos Alcaraz, che si impose in tre set.
Quel risultato rimase per quasi tre anni il miglior piazzamento Slam della sua carriera, prima dell’esplosione vissuta al Roland Garros.
Il tabellone potrebbe offrirgli nuovamente Alcaraz.
Arnaldi debutterà contro l’australiano James Duckworth e si trova nella zona dello spagnolo. Se entrambi rispetteranno il proprio percorso, potrebbero incontrarsi al terzo turno.
Ma per Matteo sarebbe un errore guardare già troppo avanti.
Duckworth è un giocatore esperto, particolarmente a proprio agio sulle superfici veloci, e Arnaldi deve innanzitutto verificare in partita le sensazioni positive avute durante gli ultimi allenamenti.

Due percorsi diversi, la stessa voglia di essere protagonisti
Cobolli e Arnaldi arrivano quindi agli US Open da posizioni quasi opposte.
Flavio deve imparare a convivere con una realtà nuova: essere numero 6 del mondo, una delle principali teste di serie di uno Slam e uno dei favoriti per qualificarsi alle ATP Finals.
Il peso delle aspettative è inevitabilmente aumentato, ma Cobolli sembra aver scelto di trasformarlo in energia.
Arnaldi, invece, deve prima di tutto ritrovare continuità fisica.
La semifinale del Roland Garros gli ha ricordato quale può essere il suo livello quando il corpo gli permette di esprimersi liberamente. Ora deve riuscire a ritrovare quella condizione dopo i problemi prima al piede destro e poi al sinistro.
Per entrambi New York rappresenta quindi un esame importante.
Cobolli deve dimostrare di essere ormai stabilmente uno dei grandi del circuito. Arnaldi deve confermare che il magnifico Roland Garros non è stato un episodio isolato, ma la prova di un livello che può tornare ogni volta che il fisico gli concede continuità.



Francesco Paolo Villarico


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