Il croato allena Arthur Fils dalla scorsa primavera ATP, Copertina

Ivanisevic: “Croazia? Siamo una nazione ingrata, dimentichiamo che anche gli altri investono e molto più di noi. Fils ha potenziale da top 5”

21/07/2026 15:28 3 commenti
Goran Ivanisevic, classe '71
Goran Ivanisevic, classe '71

“Nemo propheta acceptus est in patria sua”? Non sempre un campione riesce ad esprime il massimo del suo potenziale di fronte al pubblico di casa, per mille motivi. Certi sport non offrono un grandissimo palcoscenico nella propria nazione e questo il caso di Goran Ivanisevic, che la scorsa settimana ha presenziato al torneo di Umag nella sua Croazia, seduto sugli spalti di un bel centrale a due passi dal mare che porta il suo nome, anche se… il diretto interessato ha giocato una sola volta quel torneo. Da qua è sbocciata una interessante intervista che l’ex campione di Wimbledon ha rilasciato al media nazionale Sportske Novosti, nella quale Goran con il suo solito stile ruvido e diretto ha spaziato su molti temi. Si dice molto soddisfatto di poter lavorare con Fils e critica seccamente la mentalità nel suo paese, non tanto per denigrare quanto per pungolare la opinione pubblica che non capisce quanto bene sport croato faccia in rapporto ai mezzi e disponibilità economiche. Il figlio inizierà un percorso al college negli USA, ed è un orgoglio per il padre. Questi i passaggi più interessanti dell’intervista concessa dal campione croato, ripartendo da 36 anni fa, agli inizi della sua storia con Umago…

“A dire il vero, non avevo mai sentito parlare di questo torneo e non volevo nemmeno venirci” afferma sorridendo Ivanisevic. “Nello stesso periodo si giocava Roma e noi volevamo essere lì. Fu però l’ATP a trasferirci a Umago, non per nostra scelta. Alla fine sono stato felice che sia andata così: è vero, persi quella prima finale contro Prpic, ma da lì è nata una storia speciale. All’epoca non avevo un’immagine particolare del torneo e certamente non potevo immaginare ciò che sarebbe diventato. Quella fu la mia prima e unica partecipazione a Umago e ancora oggi non so spiegarmi perché. In quegli anni ero spesso negli Stati Uniti e, curiosamente, non ho mai giocato bene i tornei americani prima degli US Open. No, non avevo alcuna idea di come sarebbe stato tutto questo trent’anni dopo”.

Nel torneo di doppio ha partecipato suo figlio Emanuel. Un adolescente, proprio come lo era Goran ai suoi tempi. “Ai miei tempi era tutto un po’ più triste: si giocava all’inizio della primavera, spesso con brutto tempo. Oggi questo è un evento di altissimo livello, molto più di un semplice torneo. Lo stadio è pieno indipendentemente da chi giochi ed è diventato uno degli appuntamenti preferiti del calendario ATP. È estate, l’atmosfera è completamente diversa”.

Nel frattempo, Emanuel sta per trasferirsi negli Stati Uniti per frequentare l’università: la scelta è ricaduta su Wake Forest. Uno degli atenei più importanti per lo sport e non solo. “Abbiamo trascorso dodici giorni negli Stati Uniti, solo io e lui, e sono stati tra i dodici giorni più belli della mia vita. Abbiamo visitato cinque università: io ero al suo fianco, ma la scelta spettava a lui. Sono davvero felice che sia andata così. Le strutture sono perfette, le opportunità incredibili, così come gli allenatori. Gli ho detto fin dal primo momento che avrebbe deciso lui. Wake Forest è un’università straordinaria per il tennis, con una grande tradizione e tanti campioni passati da lì. Negli ultimi tre o quattro anni molti giocatori arrivano dal tennis universitario e sono tutti atleti di alto livello. Sono orgogliosissimo, come padre, che abbia conquistato questa borsa di studio con le proprie forze e sono convinto che tornerà una persona migliore. Se poi diventerà un giocatore professionista, lo vedremo, ma sicuramente imparerà tantissimo e questo mi rende molto orgoglioso2.

Fanno notare a Goran che l’era delle grandi promesse del tennis croato sembra un po’ esaurita. Dopo anni e anni di interessanti giovani che si affacciavano spesso agli ITF e poi Challenger, ora la situazione è meno rosea, con i giovani croati non più protagonisti negli Slam juniores. “Forse, tutti insieme, siamo un po’ irrealistici. Ogni tanto dovremmo chiederci chi siamo. Siamo appena tre milioni e mezzo di abitanti, gli inglesi spendono più soldi per le palline di quanti noi ne investiamo in giocatori e allenatori. Eppure continuiamo a produrre talenti, ma quando arriva un piccolo vuoto generazionale ci disperiamo. Non è così drammatico: abbiamo Petra Marcinko, Donna Vekic è ancora lì, c’è anche Ruzic. Dino Prizmic sta crescendo molto bene e diventerà un grande giocatore, mentre Luka Mikrut sarebbe già in Top 100 se non fosse stato frenato dagli infortuni. Inoltre abbiamo ragazzi di 12 e 14 anni che stanno arrivando. Non è facile continuare a produrre campioni come CiliC, Ancic o Ljubicic”.

Non si è citato personalmente, il discorso continua: “Tutto dipende dagli investimenti. Non abbiamo un centro nazionale del tennis e continuiamo a basarci soprattutto sui progetti sostenuti dalle famiglie dei giocatori. Rispetto ai miei tempi le cose sono migliorate, ma facciamo passi da lumaca. O, per essere più precisi, è come se avessimo messo un motore dentro una lumaca. Può sembrare una sciocchezza, ma la nostra tradizione c’è e continuerà sempre a emergere qualche giocatore, che avrà anche il sostegno della Federazione”.

È tempo di mondiali di calcio e Goran qua diventa davvero pungente contro le critiche emerse nel suo paese… “Siamo una nazione ingrata. Dimentichiamo che anche gli altri investono, che anche gli altri hanno talento e sanno giocare. Ci sorprendiamo quando vediamo che possono vincere anche gli altri. I nostri calciatori ci hanno abituati a essere secondi e terzi al mondo in due Mondiali consecutivi, nel frattempo si qualificano sempre per tutte le competizioni e arrivano secondi in Nations League. E poi perdiamo contro il Portogallo, una squadra contro cui si può perdere tranquillamente. Noi siamo lì, vicini ai migliori. Abbiamo quello spirito, quel DNA, quella cultura sportiva che ci accompagna da sempre. Dovremmo essere un po’ più equilibrati e imparare a gioire delle piccole cose, così un giorno arriveranno anche quelle grandi”.

Novak Djokovic non sembra aver intenzione di fermarsi. Lo ha allenato e lo conosce bene come pochi altri. Quanto giocherà ancora? “Dice che vuole arrivare ai Giochi Olimpici di Los Angeles, quindi stiamo parlando di altri due anni. Sinceramente, conoscendolo, credo che possa farcela con il programma che si è costruito e con la sua incredibile forza mentale. È assolutamente possibile. Del resto, anche oggi è immediatamente dietro a Sinner, Alcaraz e Zverev. O, se preferite, loro quattro sono sopra tutti gli altri, quindi perché no?”.

Ultima nota per Arthur Fils, ottimo tennista ma spesso bloccato dagli infortuni. “Sono molto soddisfatto. È esattamente il tipo di giocatore con cui desideravo lavorare. È giovane, uno dei più grandi talenti della sua generazione, un tennista spettacolare da vedere, potente e molto attrattivo. Peccato che abbia avuto problemi fisici proprio nel momento in cui era in grande forma. Abbiamo individuato le persone giuste per risolvere questi problemi. Ha giocato Wimbledon, avrebbe potuto fare anche meglio, ma è stato già molto importante che sia riuscito a scendere in campo. Credo che entro la fine dell’anno abbia tutte le possibilità di entrare in Top 10, mentre il suo potenziale è sicuramente da Top 5. L’importante è che resti in salute“.

Marco Mazzoni


TAG: , ,

3 commenti

Giannino (Guest) 21-07-2026 14:56

Fils top 5 penso di no

3
Replica | Quota | 0
Bisogna essere registrati per votare un commento!
Giampi 21-07-2026 12:06

Beh, se Aliassime, DeMinaur e Shelton sono arrivati a essere top five a questo punto…

2
Replica | Quota | 1
Bisogna essere registrati per votare un commento!
+1: MarcoP
Zoey (Guest) 21-07-2026 11:30

E io che pensavo che solo l’Italia avesse tutti i difetti del mondo e gli altri paesi fossero perfetti

1
Replica | Quota | 1
Bisogna essere registrati per votare un commento!
+1: MarcoP