Shelton dopo la finale di Parigi, «Contro Alcaraz fanno la differenza i piccoli dettagli»
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Ben Shelton lascia Parigi con il rammarico per le occasioni mancate e la soddisfazione per il livello espresso durante la settimana. Dopo la sconfitta per 7-6 7-5 contro Carlos Alcaraz nella finale del Rolex Paris Masters, lo statunitense ha spiegato in conferenza stampa dove si è decisa la partita e che cosa si porta dietro verso le ATP Finals di Torino.
«Sono contento del livello che ho espresso questa settimana, dopo la delusione della scorsa. Su questa superficie indoor non ho ancora giocato il mio miglior tennis, ma ogni anno mi sento più a mio agio. Carlos l’ha detto bene ieri, fanno la differenza i piccoli dettagli. È stato così nella nostra partita agli US Open ed è successo anche qui. Su una superficie così veloce i margini sono davvero stretti».
Le occasioni mancate e la prima di servizio
Shelton è tornato sulle palle break del primo parziale e sul vantaggio che aveva costruito nel secondo. «Nel primo set ho avuto uno 0-40 e poi un 15-40. Avrei voluto sfruttare una di quelle occasioni per potermi giocare il set al servizio. Nel secondo ero avanti di un break. Le opportunità ci sono state, ma contro i migliori al mondo hai poco margine. Se ti lasci sfuggire un’occasione, è probabile che non ne arrivi un’altra. Questo dice molto anche del livello di Carlos e della sua capacità di difendere il servizio nei momenti difficili».
L’americano ha individuato nella precisione della prima uno degli aspetti su cui lavorare. «Con la velocità di Carlos senti che puoi perdere il vantaggio che ti dà il servizio. Si muove benissimo, copre il campo aperto, anticipa e ha ottimi passanti. Con la prima mi piace provare a chiudere il punto entro due colpi o almeno arrivare a rete. Oggi era difficile, soprattutto per come colpiva i passanti di dritto. Contro un giocatore del suo livello devo essere molto più preciso con la prima».
L’adattamento al veloce e la voglia di Torino
Sul cemento indoor di Parigi, Shelton ha dovuto cambiare anche il modo di costruire lo scambio. «Mi piace far saltare la palla con il servizio in kick, giocare dritti carichi e variare il ritmo. Qui il kick rimbalza meno e perde efficacia, quindi lo uso meno. Da mancino, come Rafa Nadal, cerco spesso di giocare palle pesanti sul rovescio dell’avversario per metterlo in difficoltà. Su un campo così veloce è più complicato. Devi adattarti e giocare in modo un po’ diverso. È quello che sono riuscito a fare questa settimana, anche se l’esecuzione non è stata sempre perfetta».
Dalla finale degli US Open contro Alexander Zverev a quella di Parigi contro Alcaraz, Shelton vede in queste partite il modo più diretto per crescere. «È difficile non migliorare quando giochi contro ragazzi che ti costringono ad alzare il livello per competere. Voglio trovarmi in queste situazioni, a giocare per il titolo. Adesso vado a Torino con tanta fame e tanta voglia di giocare».
Dal nostro inviato a Parigi, Enrico Milani
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