Yannick Noah critica la pressione esagerata sui tennisti francesi: “Fils a US Open? Non aveva ancora giocato il primo turno che era già diventato campione Slam. La Davis? Oggi conta poco”
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La pressione è uno dei principali “impostori” che ogni tennista di forte ambizione deve gestire, a 360°, incluso il contesto che si crea intorno, altrimenti arrivare al vertice e vincere i massimi appuntamenti diventa impossibile. Ma quando la pressione da parte di media e pubblico diventa esagerata, questo è un fattore contro producente e che deve essere evitato per il bene degli atleti stessi. Il nostro sport potrebbe raccontare una serie infinita di casi di tennisti stritolati da un eccesso di aspettative e pressione, con cadute fragorose e inattese; per questo chi ha vissuto sulla propria palle questa situazione può mettere in guardia dal pericolo reale dell’eccesso di aspettative, raccontando la difficoltà nell’imporsi e la necessità di dare tempo ai giocatori per fare esperienza e crescere fino al punto di essere davvero pronti.
In questo rientrano a pieno le parole espresse da Yannick Noah sul team di Davis Cup francese all’indomani della sconfitta dei Blues in Canada, soprattutto della cocente eliminazione del n.1 di Francia Arthur Fils a US Open per mano di uno Tsitsipas in ripresa. Intervenuto nel corso del programma Retour gagnant su Eurosport, l’ultimo transalpino campione Slam (Roland Garros 1983) e più volte campione in Davis Cup come capitano, si è soffermato su questo tema di attualità. Queste le sue interessanti dichiarazioni, che mettono in guardia il pubblico e media francesi da eccessi di aspettative assai contro producenti.
“Per me questa non è la vera Coppa Davis” tuona Noah. “Ai miei tempi, e fino a quel cambiamento, eravamo disposti a tutto pur di essere convocati, perché era una competizione che aveva un significato, che faceva parte della storia. Non avrei mai vinto tre Coppe Davis da capitano se non avessi avuto i migliori giocatori”.
Noah ha poi commentato la sconfitta di Arthur Rinderknech contro Liam Draxl (n. 205 ATP) nel primo singolare della sfida tra Francia e Canada. “Arthur ha perso contro un giocatore che aveva una classifica inferiore. Oggi un giocatore numero 200 del ranking ATP gioca comunque molto bene a tennis. Se arrivi con un po’ di pressione, non necessariamente al 100%, non è facile e può arrivare una sconfitta che non rappresenta una sorpresa così grande. La prova è che il giorno dopo Rinderknech è andato vicino a battere il numero 5 del mondo, Félix Auger-Aliassime. Non vedo nessuna catastrofe”.
L’intervista si è poi concentrata sulle difficoltà dei giocatori francesi nel mettersi in luce nei tornei del Grande Slam: nessun francese ha raggiunto i quarti di finale dagli Australian Open 2022, quando ci riuscì Gael Monfils. Noah ha parlato spontaneamente di Arthur Fils, eliminato all’esordio allo US Open dopo aver conquistato a Cincinnati il primo Masters 1000 della carriera, un tennista nel quale crede molto, a cui va dato credito e tempo. “La settimana prima di US Open si parlava di Arthur, accendo la radio e sento: ‘Yannick Noah verrà cancellato da Arthur Fils?’. Perché aveva appena vinto Cincinnati. Ci stavamo lasciando prendere dall’entusiasmo. Non aveva ancora giocato il primo turno che era già diventato campione Slam“, afferma l’attuale capitano del team Europe in Laver Cup.
“Arthur è stato infortunato, ha giocato poco e la stagione che ha disputato è semplicemente incredibile: essere arrivato al numero 10 del mondo (attualmente è 11°, lunedì prossimo sarà 9°) giocando così poco è qualcosa di notevole. Arthur ha il livello per arrivare facilmente alla seconda settimana di uno Slam, ha già dentro di sé il potenziale per raggiungere quarti e semifinali. È un anno difficile per i nostri giocatori, Arthur è nettamente il leader. Quando è infortunato, non rimane granché. Da qui a due o tre anni, Arthur trascinerà con sé anche altri giocatori: ci sono motivi per essere fiduciosi”.
“Se riuscirà a mantenersi in buona forma fisica e senza infortuni, punto su di lui perché lo conosco, perché so che è un ragazzo che lavora durissimo, che ha intorno a sé persone di grande qualità e un ambiente molto professionale. Ha tutto ciò che serve per riuscirci. Se riuscirà a giocare senza problemi per due anni, sarà tra i primi cinque. E quando hai un giocatore ai vertici, si crea una naturale emulazione: tutti ne sono contenti”.
Yannick sarà protagonista della Laver Cup, in programma questo weekend a Londra, come capitano della squadra europea che comprende tra gli altri Alcaraz, Zverev e Cobolli. Un ruolo quello del capitato che ha ricoperto con successo sia in Davis Cup (con tre titoli vinti, 1991, 1996, 2017) e anche in Fed Cup (1997).
Marco Mazzoni
TAG: Arthur Fils, Davis Cup, tennis francese, Yannick Noah

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Lo sostengo da sempre…
“Iannich” (o, al limite, “Iannicq”), e non se ne parli più!-)
Definendo la Davis “conta poco”, Noah è stato generoso enzo
Porcate ne abbiamo subite, penso solo a Maceiò, dove di nuovo Panatta stava per tiarte giù dal seggiolone il giudice arbitro, e la più clamorosa ad Astana, da quel match cambiarono le regole per la scelta dei giudici di linea.
@ Giambitto (#4687112)
Me lo ricordo arbitraggio scandaloso
Ottima analisi ed ottima riflessione.
D’altronde in Italia era simile l’ambiente con un certo personaggio che precedette per anni l’ottimo successivo presidente Angelo Binaghi, lui che ha diversi meriti per i successi italiani degli ultimi 20 anni del nostro tennis, sia maschile che femminile.
Poi Noah parla della Davis che conta poco oggi… chiaramente i mangiarane la guardano col binocolo ora…
la Francia ha una quantità incredibile di buoni giocatori.. nei 100 mi pare siano 13/14.. E sicuramente Fils puo’ essere un top ten stabile.
Aggiungi anche che nel 1996 eliminarono l’Italia che conduceva 2/0 in casa loro solo per le continue ladrate nei confronti dei nostri nella terza giornata e soprattutto nei confronti di Gaudenzi. Il giudice arbitro fu quasi scaraventato a terra dal suo trespolo da Panatta dopo l’ennesima chiamata out per Gaudenzi e le non chiamate per Boetsch ed il suo totale silenzio di fronte a quei continui dolosi errori. Saremmo andati in finale e probabilmente quella solida squadre avrebbe portato a casa la Davis.
La Davis non vale nulla, fatevene una ragione
vabbè, chiedo umilmente scusa e mi appiglio all’alfabeto italiano che non contempla quelle consonanti, o lettere ?
Più che altro quello con la Y al posto della J, fai più attenzione 😉
mi sa che hai fatto confusione, Noah si scrive con la Y
Sulle pressioni esagerate ha stra ragione.
Ogni volta che nel mondo in generale vedono un giovane promettente sembra abbiano visto il Messia, il ragazzo di turno si sente il peso della Nazione sulle spalle!
Caro Yannick, quando eri capitano di Davis voi francesi la vincevate anche perchè la Svezia nel 1996 era senza i suoi migliori, e lo stesso Gran Bretagna e Serbia nel 2017, ai quarti ed alle semifinali..
PS: non leggere però su Live Tennis quelli che scrivono “beati i francesi”
Troppa pressione? Figuriamoci se leggevano i pronostici in questo sito… sarebvero andati in depressione definitiva
Fils, VanAssche, Perricard, Debru, Kouame tutti pronosticato sicuri vincitori slam (vero… hanno anni di carriera davanti ma comunque pronosticato multivincitori slam).
P.S.
Poi sempre i soliti a criticare e sotterrare Cinà che qui al massimo è stato pronosticato come top 30.
Vorrei fare una piccola riflessione: le 3 nazioni (esclusi USA) che ospitano gli Slam non hanno (oppure “a malapena” nel caso di Australia e Francia) top-10 in classifica e magari nessun altro top-30…
…eppure introitano almeno 500 milioni in occasione dei loro tornei Slam, attraverso strutture fiscali dedicate (ad es. FONDAZIONI) dove c’è pochissima “trasparenza” sia per le entrate che per le uscite.
Ufficialmente gli utili servono a sviluppare il tennis ed i tennisti nei loro paesi, ma i risultati “pratici” (occhi alla classifica e non orecchie alle chiacchiere) sono assolutamente risibili.
Personalmente mi sono fatto l’idea di un gruppo di amministratori “aristocratici” che maneggiano i soldi a loro piacimento (probabilmente in case ed auto di lusso, viaggi faraonici e spese irragionevoli) piuttosto che metterli in mano alle Federazioni che si occupano direttamente del tennis e dei loro giocatori.
Ormai la Davis Cup vale davvero poco…
… soprattutto quando non hai la possibilità di vincerla!!!
Ahahahah 😀
Si chiama “essere stati alla canna del gas” per diversi anni, soprattutto nel maschile, per cui i francesi ora vedono qualsiasi loro giovane emergente come il Messia, un po’ come l’Italia con Sinner anche se almeno, prima di lui, con Berrettini negli Slam di azzurro ce n’era eccome
Come sempre il grande Jannick, quello con la C prima del K, dice cose sagge e vere