Montreal, le parole dei semifinalisti. Shelton: «Nulla è stato facile», Nakashima: «Merito questa finale». Jodar: «Le sconfitte aiutano a crescere», Tien: «Avrei finito anche servendo dal basso»
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Il Masters 1000 di Montreal si prepara a incoronare un campione statunitense. Ben Shelton ha superato Learner Tien per 6-2 6-3, mentre Brandon Nakashima ha interrotto la corsa di Rafael Jodar imponendosi per 7-6(3) 6-4. Shelton proverà così a difendere il titolo conquistato lo scorso anno a Toronto, mentre Nakashima disputerà la prima finale Masters 1000 della carriera.
Sarà la quindicesima finale tutta statunitense nella storia dei Masters 1000 e la prima da Cincinnati 2003, quando Andy Roddick sconfisse Mardy Fish.
Shelton ritrova continuità: «È stato un anno sulle montagne russe»
Shelton ha impiegato un’ora e 24 minuti per battere Tien, contro il quale aveva perso entrambi i precedenti confronti diretti. Il numero 10 del mondo ha salvato tutte e quattro le palle break concesse e ha vinto l’81% dei punti giocati con la prima di servizio.
«Sono molto felice della prestazione. Learner è un giocatore che crea parecchi problemi al mio tennis e superare una sfida così difficile in questo modo mi soddisfa molto», ha spiegato Shelton.
Lo statunitense non ha ancora perso un set durante il torneo, ma ha respinto l’idea di aver avuto un percorso agevole: «Sarebbe irrispettoso dire che questi incontri siano stati facili. Contro Jenson Brooksby e João Fonseca mi sono trovato in seria difficoltà in alcuni momenti. Essere riuscito a vincere sempre in due set è stato molto importante, ma non ho ricevuto nulla gratuitamente».
Durante la semifinale Shelton è entrato in contatto con una parete, procurandosi una piccola ferita. Il campione in carica ha però escluso qualsiasi problema in vista della finale: «Nessuna limitazione, soltanto un po’ di sangue. È qualcosa alla quale sono abituato».
Il ritorno in finale assume un significato particolare dopo mesi poco lineari: «È stato un anno sulle montagne russe. Aver ritrovato continuità nelle ultime settimane e potermi giocare nuovamente un titolo così importante significa moltissimo».
Nakashima alla prima finale Masters 1000
Nell’altra semifinale Nakashima ha avuto la meglio su Jodar al termine di due ore e quattro minuti. Il venticinquenne californiano ha realizzato 28 vincenti e conquistato l’81% dei punti con la prima, chiudendo soltanto al quinto match point dopo aver cancellato quattro palle break nell’ultimo game.
«Sono felicissimo. Tutto il lavoro svolto per arrivare a questo momento sta finalmente dando i suoi frutti», ha dichiarato Nakashima. «All’inizio del torneo sapevo di esprimere un livello molto alto e pensavo di poter andare lontano, ma non stavo certamente immaginando già la finale».
Le chiavi della vittoria sono state il servizio e l’aggressività con il diritto: «Sapevo di dover colpire il diritto con grande velocità, farlo muovere e cercare di avanzare il più possibile. Se fosse stato lui a costringermi a correre lontano dalla linea di fondo, mi sarei trovato in una posizione molto difficile».
Nakashima ha poi raccontato la tensione dell’ultimo turno di battuta: «Sapevo che sarebbe stato complicato e che avrei avvertito un po’ di nervosismo. Ho cercato di ricordarmi tutto ciò che avevo fatto per arrivare fin lì e che meritavo di trovarmi in quella posizione».
Per l’americano si tratta di uno dei momenti più importanti della carriera: «Il primo titolo ATP conquistato a San Diego rimane al primo posto, ma questa finale rientra sicuramente tra i tre risultati più significativi che abbia mai ottenuto».
Jodar: «Le sconfitte aiutano a crescere»
La sconfitta non cancella lo straordinario torneo di Jodar, arrivato per la prima volta in semifinale in un Masters 1000. Il diciannovenne spagnolo ha riconosciuto i meriti dell’avversario, senza cercare attenuanti legate alla stanchezza accumulata tra Washington e Montreal.
«Non ho espresso il mio miglior livello, ma Nakashima ha giocato bene e ha gestito i punti più importanti meglio di me. Non è stata una questione di stanchezza: fisicamente mi sentivo bene e ho provato a giocare il mio tennis durante tutto l’incontro», ha spiegato.
Jodar vuole trasformare la battuta d’arresto in un’occasione di apprendimento: «Cercherò di non commettere gli stessi errori la prossima volta. Anche le sconfitte aiutano i giocatori a crescere».
Lo spagnolo ha inoltre escluso di voler guardare troppo avanti, nonostante la scalata fino all’undicesima posizione del ranking live: «Il mio obiettivo è prepararmi per la prossima partita a Cincinnati».
Tien convive con un fastidio al braccio
Tien ha ammesso che Shelton ha progressivamente alzato il livello dopo un avvio incerto: «Non ha cominciato benissimo, ma dopo i primi game ha iniziato a giocare davvero bene. È stato molto solido da fondo campo e ha servito con grande efficacia. Ho avuto alcune opportunità iniziali, ma non sono riuscito a sfruttarle».
Il ventenne lascia comunque Montreal con sensazioni positive, dopo essere arrivato in Canada senza grande fiducia: «È stata una buona settimana. Non stavo giocando particolarmente bene e alcuni colpi non mi davano le solite sensazioni. Disputare più partite e ottenere alcune vittorie rappresenta un progresso».
Tien ha anche chiarito di convivere da oltre tre settimane con un fastidio al braccio, che lo aveva spinto a rinunciare al doppio. Non è ancora chiaro se il problema richiederà ulteriori accertamenti, ma lo statunitense intende prendersi qualche giorno di riposo prima di Cincinnati.
«A volte non lo avverto durante il riscaldamento, poi ricompare verso la fine dell’allenamento. Sto cercando di gestirlo, anche se non è una situazione ideale. Se posso giocare senza rischiare di peggiorare il problema, scendo in campo. Anche se avessi dovuto servire dal basso ogni punto, avrei terminato la partita», ha assicurato.
Una finale tra due giocatori in grande fiducia
Shelton ha vinto tutti i precedenti contro Nakashima, ma molte delle loro sfide sono state particolarmente equilibrate. Il campione in carica non sottovaluta il connazionale: «Il suo diritto è diventato un’arma enorme, ha sempre avuto un servizio molto potente e possiede uno dei migliori rovesci del mondo. Può giocare su tutto il campo e questa settimana ha espresso un livello eccezionale».
Per Shelton sarà l’occasione di confermare il proprio dominio in Canada e conquistare il quarto titolo della stagione. Nakashima, invece, proverà a completare la settimana più importante della carriera sollevando il suo primo trofeo Masters 1000.
Francesco Paolo Villarico
TAG: Ben Shelton, Brandon Nakashima, Learner Tien, Masters 1000 Montreal, Masters 1000 Montreal 2026, Rafael Jodar

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Ma chi, il night king al comando degli estranei, dei non-morti? L’eroe è il guardiano della notte Naka Shima che da poco è stato assegnato alla barriera….
E quando vi ricapita? Forse a Shelton, ma non è detto…
In assenza di Alcaraz e con un Sinner che compare solo a tratti, dopo aver “incendiato” la stagione con 5 Masters filati, il panorama tennistico non offre molti spunti per i giornalisti e per chi segue il tennis senza giocarlo…
… oltretutto Zverev, malgrado l’ottima annata, non riesce a creare grandi entusiasmi mediatici, poi si vede raramente Djokovic e non riesce proprio a “sfondare” quel predestinato (almeno per i transalpini) di Fils che, dopo la vittoria a Barcellona (con Carlos infortunato), non ha più brillato nel tour.
Allora non resta che parlare di RAFA, il giocatore con un nome che evoca straordinari successi, giovane di belle speranze e pure introverso, aspetto interessante per gran parte del pubblico, su cui stanno pesando aspettative forse eccessive.
Il ragazzo spagnolo è bravo a reggere tutte queste attenzioni, forse favorito dai suoi grandi piedi che sembrano della stessa misura di un giocatore di basket!
Ahahahah 😀
Hai ragione. La gente ha bisogno di nuovi eroi a cui credere. Mancando Sinner e Alcaraz si prende il nuovo che avanza. E poi si sa, gli eroi sono tutti giovani e belli, come diceva il maestro
@ Giannino (#4666484)
Rune
Non ricordo nella storia un giocatore giovane tanto celebrato mediaticamente come Jodar. Nemmeno Alcaraz all’epoca.
Poi jodar stava preparando Us open non poteva essere al top,a New York sicuramente vedremo un Rafa versione top 3
Non hai perso Jodar,tu non perdi mai o vinci o impari