Zheng, dai viaggi in autobus per raggiungere Flushing Meadows all’obiettivo seconda settimana a US Open
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Quando si dice giocare in casa… Lo è in tutti i sensi per Michael Zheng, 22enne statunitense entrato con una wild card nel tabellone di singolare di US Open 2026 e con una chance clamorosa di centrare gli ottavi di finale nello Slam di New York, visto che affronterà sabato al terzo turno il francese Gea, lucky loser. Laureato alla Columbia University, per Zheng passeggiare per Flushing Meadows è cosa naturale, visto che l’americano si è allenato all’USTA Billie Jean King National Tennis Center dai 9 ai 12 anni, sviluppando il proprio tennis proprio grazie al “Feeder Programme”, un progetto pensato per aiutare la crescita dei giovani giocatori di alto livello. Con lui, tra gli altri, la testa di serie numero 29 dello US Open Ann Li ed Eliot Spizzirri. ATPtour.com si è soffermata su Zheng, raccontando la sua crescita e il momento eccellente che sta attraversando nel torneo, con un sicuro balzo in classica e nella fiducia dei propri mezzi, anche con una chiacchierata con Jay Devashetty, ex allenatore nazionale dell’USTA che guidava il programma. “Michael era preciso, ordinato, si presentava regolarmente agli allenamenti ed era sempre motivato: lui e un suo amico partivano da casa in New Jersey, prendevano un autobus fino alla stazione ferroviaria, poi il treno fino a Penn Station e infine la metropolitana fino a Flushing. Era un viaggio bello lungo per loro, e lo facevano regolarmente. La sera i genitori andavano a prenderli. A volte tornavano anche da soli. Quei due ragazzi viaggiavano spesso insieme e Michael era uno di loro”.
Devashetty ha spiegato che, da giovanissimo, Zheng era sempre “piuttosto tranquillo”, aveva un buon atteggiamento ed era “più concentrato rispetto ad alcuni degli altri ragazzi che lo circondavano”. L’ex stella della Columbia University non si lasciava mai trascinare troppo né dagli entusiasmi né dalle difficoltà. “La cosa migliore di lui, sia oggi che allora, è la capacità di prendere decisioni. Raramente prende decisioni sbagliate in campo, non prova colpi folli e non tenta soluzioni che sa di non poter realmente eseguire”, continua Devashetty. “È molto disciplinato sotto questo aspetto. Credo che la selezione dei colpi sia probabilmente la sua più grande qualità. Quando era più giovane, non aveva ancora molte armi a disposizione. Nel corso degli anni ha trasformato il diritto in un colpo sempre più incisivo e, naturalmente, tutti i suoi fondamentali sono migliorati in qualità. Ma soprattutto il suo diritto è diventato una vera arma, perché oggi lo usa con maggiore aggressività. Nel tennis professionistico hai bisogno di questo e lui è riuscito ad aggiungere questa componente alla sua già grande capacità di prendere costantemente le decisioni giuste”.
Quando aveva 15 anni, per Zheng si presentò una occasione che poi si rivelata decisiva al suo futuro come tennista: Devashetty telefonò al padre di Michael per offrirgli l’opportunità di fare da sparring partner al New York Open, torneo che in seguito si è trasferito a Dallas ed è diventato un ATP 500. Zheng si allenò così con giocatori del calibro di John Isner e Ivo Karlovic a Long Island, accumulando una preziosa esperienza al fianco di stelle del circuito ATP. “Credo che quell’esperienza abbia contribuito a cambiare la sua mentalità e lo abbia motivato ancora di più”, racconta Devashetty. “In quel momento non era necessariamente il miglior giocatore a livello nazionale. Si stava avvicinando, ma non era ancora arrivato a quel punto. La maggior parte delle persone non lo avrebbe indicato dicendo che sarebbe diventato il migliore. Ma io pensavo che quel ragazzo, così concentrato e in continuo miglioramento, meritasse un’opportunità. E sono felice che la stia sfruttando”.
Zheng ha raggiunto la finale del singolare maschile junior a Wimbledon, prima di intraprendere una brillante carriera alla Columbia University, dove ha conquistato per due volte il titolo NCAA in singolare. È passato molti tempo da quei lunghi viaggi in autobus per raggiungere Flushing Meadows, e oggi il giovane del New Jersey è numero 88 nel Live Ranking. Una posizione destinata a salire drasticamente in caso di vittoria contro Gea, centrando per la prima volta in carriera la seconda settimana di uno Slam. Disciplina e pazienza nel crescere nel competitivo mondo del college USA prima di buttarsi nel mondo dei Pro, può portare frutti importanti.
Mario Cecchi
TAG: Michael Zheng, US Open 2026

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Mi sono sempre chiesto perché gli junior italiani , con poche eccezioni, non vengono avviati all’esperienza negli USA.