Il francese convive da mesi con problemi al polso ATP, Copertina

Moutet (k.o. a US Open) riflette sulla durezza del tennis attuale: “Impossibile giocare senza dolore. Il livello è sempre più alto, bisogna allenarsi sempre di più e ci facciamo male. È un circolo vizioso”

02/09/2026 11:51 9 commenti
Corentin Moutet nella foto
Corentin Moutet nella foto

Sembra un disco rotto, ma purtroppo non lo è. Parlare di tennis & infortuni, di quanto la disciplina sia diventata durissima e praticamente insostenibile per i giocatori, anche i più strutturati fisicamente e pronti a battaglie su cinque set, è il pane quotidiano per chi vive – e scrive – di tennis. US Open 2026 è scattato con assenze importanti per colpa di infortuni (da Jannik Sinner, il n.1 del mondo, in giù), con una lista di tennis malmessi e mezzi rotti seppur in tabellone, e già dopo tre giornate di gare fioccano altri problemi, dolori e ritiri. A questa lista si è aggiunto il francese Corentin Moutet, costretto a gettare la spugna contro Sweeny per un dolore al polso, ma anche Kokkinakis ha mollato prima di scendere in campo, come Ruud, caviglia per il primo e schiena per il secondo. Uno scenario che dovrebbe far riflettere chi governa il gioco e provocare risposte concrete che possano tutelare gli atleti, passando attraverso una revisione profonda di calendari, condizioni di gioco, materiali. Intanto Moutet ha parlato in modo franco dopo il ritiro: un amore enorme per il tennis il suo, ma anche accuse precise per una situazione diventata pericolosa e che non sembra migliorare, anzi peggiora perché tutti vogliono il massimo e si spingono oltre quello che si può sopportare. Un circolo vizioso, lo definisce senza mezzi termini. Spesso le parole del francese sono sopra le righe, stavolta invece è assai lucido e centra il punto.

“È il polso che mi ha fermato” afferma Moutet, parole riprese dal quotidiano L’Equipe. “Mi dà fastidio da tempo e non vuole saperne di lasciarmi in pace, nonostante tutti gli sforzi che stiamo facendo. Non so bene cosa dire al riguardo, è da molto tempo che convivo con il dolore. Dallo scorso torneo di Vienna (quindi dallo scorso ottobre, ndr). Il problema è che ho cercato di giocare e di forzarlo ogni volta. E questo ha provocato dolore anche in altre parti del corpo. A Cincinnati ho deciso di fermarmi, nel tentativo di lasciare da parte la racchetta e prepararmi per questo torneo. Ho lavorato duramente dal punto di vista fisico, senza giocare a tennis. È stato un percorso lungo, difficile, ed è frustrante non essere pronto per giocare l’ultimo Slam dell’anno”.

“Nonostante tutto, mi sento fortunato ad avere la vita che ho” continua Corentin. “Sono fortunato nell’esser potuto scendere in campo nonostante tutto. A Cincinnati non era affatto scontato che potessi farlo. Dopo la mia partita contro Jodar a Montreal, non riuscivo nemmeno ad allenarmi a un’intensità elevata. Non era affatto chiaro che oggi sarei riuscito a essere in campo. Ho cercato di godermela il più possibile, ma è vero che a questo livello è molto difficile presentarsi senza riferimenti. Ho commesso molti errori, non avevo automatismi. Non so cosa dire: lavoro duro, mi impegno ogni giorno… Non posso dire che tutto questo non dia i suoi frutti, perché oggi sono nel circuito e ho la fortuna di poter vivere della mia passione. Poi, ovviamente, vogliamo sempre di più. Vorrei avere una classifica migliore, vorrei vincere più partite, vorrei avere meno dolore. Vogliamo sempre di più ma bisogna anche essere contenti di ciò che la vita ci offre. Il tennis mi ha fatto tanti bei regali nella quotidianità. Non posso certo rimproverargli qualcosa, ma è vero che è frustrante”.

Ecco il passaggio dove Moutet punta il dito contro gli eccessi del tennis attuale sui fisici degli atleti, ma anche contro gli atleti stessi per la loro bramosia di aver sempre di più. “Ritengo che non siamo del tutto consapevoli dell’intensità del nostro lavoro. Lo sport di alto livello è estremamente impegnativo per il corpo. Spingiamo i nostri corpi fino ai limiti, e persino oltre quei limiti. È inevitabile che ci siano dei dolori. Il corpo non è fatto per questo. Non è soltanto una questione di palle troppo pesanti o di superfici più lente. Dipende anche dal fatto che il livello dei giocatori è sempre più alto. Il livello fisico cresce continuamente. Per questo praticare il nostro sport richiede moltissimo. E per riuscirci bisogna allenarsi sempre di più. È un po’ un circolo vizioso. Ma è anche ciò che ci piace. A me piace. Mi piace superare i miei limiti e spingermi fino in fondo nello sforzo. È anche per questo che amo il tennis. È ciò che mi mette alla prova ogni giorno”.

“Quando non giochi le partite, non hai un lavoro. Per questo la maggior parte dei giocatori compete anche quando è infortunata. Giocare senza dolore non esiste. Bisogna trovare il giusto equilibrio tra ciò che è ragionevole e ciò che non lo è. È quello che cerchiamo costantemente di trovare. Ci sono stati momenti in cui ho preso decisioni pensando che non fosse ragionevole giocare, ma ho deciso comunque di farlo perché amo questo sport e perché avevo obiettivi ambiziosi. A volte, però, alla fine ne paghi il prezzo. Bisogna saper mettere da parte la racchetta ed essere prudenti, e io non sono riuscito a farlo. Ora ci siederemo con il mio team e vedremo cosa succederà. Oggi, comunque, ho resistito per più di due ore in campo. E meno di una settimana fa giocavo trenta minuti al giorno con palline morbide. È un segnale piuttosto positivo per il futuro, almeno lo spero”.

Le parole di Moutet mettono spalle al muro la disciplina e i suoi attori: l’amore per il tennis e la voglia di ottenere sempre il massimo, sempre più in termini di risultati – e ovviamente anche guadagni – spinge tutti al limite. Ma questa competizione estrema ha un prezzo: convivere col dolore, spingendo  propri corpi oltre quello che è sopportabile, fino al “crack”, scontato anche per i migliori. Per quanto si potrà continuare così?

Marco Mazzoni


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9 commenti. Lasciane uno!

Meera (Guest) 02-09-2026 20:56

Non v’è lo ha prescritto il medico. Non vi piace, ritiratevi e cercatevi un lavoro normale per quattro lire come tutti i poveracci che vi seguono e vi riempiono le tasche

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-1: Thetis., j, Lory99
Re dei commenti censurati (Guest) 02-09-2026 16:05

come mai sinner è stato 5 anni senza farsi male e tutti cadono dopo pochi mesi che hanno bisogno di fermarsi? Alcaraz ogni anno si è assentato almeno un mese.

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-1: j
Vae victis (Guest) 02-09-2026 16:02

Si può chiamare dolore, sì si può dire così. Il dolore come ultima ratio che divide il gioco del tennis dal gioco play station mode dove il tennis compare solo come controfigura di sé.
Non sono mere esagerazioni passatiste, magari potevano sembrarle una volta ma adesso il tennis play station, senza nulla togliere a nulla piangendo sterilmente su un tennis presuntamente perduto (una su tutte il rovescio non bimane)….oramai e semmai il dolore, l’infortunio, in questo senso, è forse l’ultimo iato per sentirsi ancora al di qua, in un certo qual modo… è una sorta di messaggio in una bottiglia, un granello di tessuto diremmo organico – anche se qua il discorso si complicherebbe -lanciato dentro un ingranaggio invincibile ed auto posizionato che ormai gioca senza giocatore che non sia che mero portavoce, porta gesti di questo automaton autonomo che basta a sé stesso.

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Giampi 02-09-2026 14:59

Scritto da dan (non peterson)
@ Giampi (#4675997)
gioco (con risultati modesti ma grande divertimento) a badminton (il tennis abbandonato in gioventu’ e mai piu’ ripreso purtroppo) ma non seguo i pro se non alle Olimpiadi (quando si vede qualcosa).
mi potresti dire qualcosa in piu’ sugli infortuni: quali parti del corpo sono le piu’ colpite? quali le cause?
mi scuso per l’off-topic

Più o meno gli stessi del tennis e se pensiamo alle racchette abbiamo un paradosso: “Effetto “Over-swinging” (Sforzo eccessivo): Una racchetta leggera ha meno massa e, di conseguenza, genera meno quantità di moto autonoma sull’impatto. Per fare un rinvio a fondo campo (clear) o uno smash potente, il giocatore è costretto a spingere e sferzare il braccio con molta più forza bruta. Questo sforzo extra grava direttamente sui tendini della spalla e del gomito”..

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fate come il koala se non vi vuole non provate a ucciderla: mettetevi a dormire ( (Guest) 02-09-2026 14:33

Io parlo per i campioni tipo Top 5, che non hanno bisogno più dei soldi, dei punti, ma, per così dire, dei trofei. Poi, è ovvio, che non sputano sui soldi, ci mancherebbe …
1 torneo di preparazione per ogni Slam + gli Slam + ATP FINALS.
Basta. Punto. Fine. Per loro che possono puntare alla qualità e non alla quantità. Non superare comunque le 50 partite ufficiali l’anno. Vedrete che con quattro mesi di riposo all’anno (i top) non si infortuneranno più, o comunque molto poco. Per gli altri invece si continuerà ad andare nell’arena dei leoni con il coltello tra i denti, tra punti, sudore, infortuni più o meno gravi, morte tua e vita mia.

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dan (non peterson) (Guest) 02-09-2026 14:14

@ Giampi (#4675997)

gioco (con risultati modesti ma grande divertimento) a badminton (il tennis abbandonato in gioventu’ e mai piu’ ripreso purtroppo) ma non seguo i pro se non alle Olimpiadi (quando si vede qualcosa).

mi potresti dire qualcosa in piu’ sugli infortuni: quali parti del corpo sono le piu’ colpite? quali le cause?

mi scuso per l’off-topic

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tinapica 02-09-2026 12:56

Ritornare ad attrezzi (quindi strategie) di gioco che essendo meno “efficaci” infliggano meno sollecitazioni al corpo è la sola via sanamente percorribile.
Ma già ben sappiamo che non accadrà e che, sfruttando queste giuste lamentele, con questa scusa sfigureranno ulteriormente questo gioco per renderlo più telegenico.

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Giampi 02-09-2026 12:30

Non c’è una vera soluzione giacché il 75% degli infortuni subentrano in allenamento, quindi le palline, i campi, saranno anche importanti ma in allenamento queste variabili sono sotto controllo. Semplicemente il tennis, come la maggioranza degli sport, compresi il badminton, il golf, il biliardo e le freccette, è arrivato al limite per le caratteristiche del corpo umano..come dimostra il badminton anche con delle racchette leggere leggere ci si fa male lo stesso..

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+1: Aquila., Rovescio al tramonto
Beta (Guest) 02-09-2026 12:21

Magari puoi aumentare un pò le tue dosi di coca

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-1: Giampi, Marco M., brunodalla, robdes12, Thetis., j, Lory99