Il britannico è stato n.4 al mondo nell'estate 2025 ATP, Copertina

Draper, un rientro difficile. Il parere dell’esperto di riabilitazione: “Il suo tipo di infortunio è notoriamente lento a risolversi, e le implicazioni psicologiche sono importanti”

15/08/2026 13:07 3 commenti
Jack Draper
Jack Draper

Gli ultimi mesi di Jack Draper sono stati un vero e proprio calvario sportivo. Il forte tennista britannico, n.4 al mondo l’estate 2025, da sempre combatte con infortuni di ogni tipo che gravano su di un fisico tanto imponente quanto fragile. L’ultimo grave problema è stato quello sofferto nella primavera dello scorso anno, un edema osseo all’omero del braccio sinistro che l’ha costretto ad un lunghissimo stop da US Open 2025 allo scorso febbraio, e quindi alcune ricadute che hanno impressionato il mondo della racchetta, come le crude immagini del “povero” Jack in lacrime nel corso del match perso a Montreal, troppa la frustrazione in corpo per la sua pesante situazione, i dolori continui, il futuro a dir poco incerto. Oltre al braccio, pure una infiammazione al ginocchio destro esplosa a Barcellona. Di tutto e di più, tanto che ogni ulteriore passo nella carriera del nativo di Sutton deve necessariamente passare da una attenta valutazione delle sue condizioni. Fermarsi a tempo indefinito non è una soluzione: i migliori esperti affermano che un recupero attivo sia la miglior via per riprendere, ma ogni fisico è diverso la sua situazione resta complicata.

Draper ha disputato appena 16 partite dalla sconfitta al secondo turno contro Marin Cilic al Wimbledon 2025, avvenuta oltre 13 mesi fa. Dopo un eccellente inizio di stagione nel 2025, Draper aveva raggiunto nel giugno dello scorso anno il best ranking della carriera, al numero 4 del mondo. Attualmente, però, occupa la 143ª posizione della classifica ATP, e il tentativo di rientro nei due Masters 1000 in Nord America l’ha visto subire due sconfitte. Sulla situazione di Jack è interessante il parere di Stephen Smith, fondatore e CEO di Kitman Labs, azienda leader mondiale nella scienza dello sport e nell’analisi delle prestazioni. Interpellato da tennis365, Smith ha risposto così alla domanda se sia comune che un edema osseo possa persistere così a lungo. “Non direi che sia una cosa insolita”, afferma l’esperto di riabilitazione. “Quello che abbiamo visto al Canadian Open è stato davvero difficile da guardare. Sta gestendo da parecchio tempo un edema osseo al braccio sinistro, e questo tipo di infortunio è notoriamente lento a risolversi. Se si continua a sovraccaricare quella zona, si potrebbe arrivare anche a una frattura da stress. Non si può accelerare più di tanto questo processo biologico. Bisogna gestire i carichi di lavoro di conseguenza”.

“Il calo della velocità del servizio durante la partita era un dato piuttosto evidente del fatto che ci fosse un problema” continua Smitch. “Quando la velocità del servizio di un giocatore scende così tanto rispetto ai suoi valori abituali, è un campanello d’allarme: significa che qualcosa sta limitando la sua capacità di generare forza attraverso la catena cinetica. Perché il suo ritorno alle competizioni possa proseguire, credo che la priorità debba essere un monitoraggio rigoroso e realistico dei carichi, e non limitarsi a valutare come si sente il braccio giorno dopo giorno. Servirebbe una quantificazione estremamente precisa del carico di lavoro, e non soltanto del tempo trascorso in campo, ma delle reali richieste fisiche: velocità, impatti, cambi di direzione, velocità della racchetta”.

Secondo Smith un ulteriore periodo di riposo potrebbe non essere la soluzione ai suoi problemi al braccio. “Anche il semplice riposo, da solo, non risolve questo tipo di problemi. Certo, i sintomi possono scomparire, ma poi si torna direttamente in campo e si passa da zero a cento all’ora in termini di richieste fisiche: ed è proprio questo che può essere all’origine di una parte del problema” spiega Smith. “È necessario costruire una solida base fisiologica. Non si tratta soltanto di gestire i carichi, ma dell’effettiva interazione tra carico e risposta dell’organismo”.

Un periodo così lungo di dolore, riabilitazione e ricadute ha pesanti ripercussioni anche sul lato psicologico, con un atleta che arriva a non fidarsi del suo corpo e quindi performare e spingere a tutta diventa molto difficile. Si innesta un perverso meccanismo di compensazioni e rigidità che non fa altro che acuire ulteriormente le problematiche… “È davvero dura sul lato mentale, soprattutto in uno sport individuale” afferma l’esperto. “In uno sport di squadra come il calcio o il rugby ci sono potenzialmente momenti in cui le telecamere non sono puntate su di te e puoi avere un attimo di respiro. È una dinamica completamente diversa. E loro lo sanno. Sanno perfettamente cosa significa. Sono atleti di altissimo livello e conoscono esattamente le sensazioni che si provano quando si è al massimo della propria forma. E sanno quando qualcosa fa male, quando sono in difficoltà, quando non riescono a fare le cose che normalmente fanno. E quando ti infortuni, passi mesi a lavorare per tornare a quel livello, poi rientri in campo pensando di essere pronto e ti accorgi che qualcosa non va… sì, è davvero difficile” conclude Smith.

Marco Mazzoni


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3 commenti

patric25 15-08-2026 14:21

secondo me avrebbe molto più potenziale come attore

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Milanese 15-08-2026 13:29

Beh, Draper ha dimostrato molto di più di Chung è ha ottenuto molti più risultati.

Purtroppo è dall’anno scorso che vive questo calvario e attualmente non è competitivo neanche per vincere i challenger, anche perché anche vince una partita, però poi in quella dopo il dolore è triplicato.

Purtroppo il britannico sta vivendo la cosiddetta fatica di Sisifo.

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+1: Juliette
Juliette 15-08-2026 13:23

Draper sembra seguire il destino avverso di quel koreano che battè Djokovic in Australia 10 anni fa….una fiammata di qualche partita, luci della ribalta e poi buio!

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