Shang Juncheng si racconta: “Per ritrovarsi dopo un serio infortunio servono tempo e pazienza, si riparte da zero”
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Con il tour ATP sbarcato in Cina per la “leg” asiatica, si torna guardare ad oriente anche per quanto riguarda i giocatori e non è un momento per niente facile per il paese della grande muraglia. Attualmente il ranking mondiale langue: nessun cinese è tra i primi 100 al mondo, tra infortuni e scadimenti di forma. Zhizhen Zhang era arrivato al n.31 nel luglio del 2024, poi diversi problemi fisici l’hanno penalizzato; stessa sorte per Yibing Wu (best al n.54 nel 2023), diventato famoso come il primo cinese a vincere un titolo ATP (Dallas, 2023). A fargli compagnia come campione in un torneo ATP arrivò nel 2024 Shang Juncheng, con la vittoria a Chengdu (in finale su Lorenzo Musetti), perla importante che lo issò all’attenzione del mondo della racchetta per quel tennis un po’ leggero ma rapidissimo e forte di traiettorie mancine davvero interessanti. Purtroppo per il 21enne di Pechino quella fiammata resta isolata per colpa di seri problemi fisici che dall’avvio del 2025 lo perseguitano e l’hanno costretto a lunghi stop e anche una operazione al piede. Nella stagione scorsa infatti Shang ha disputato appena 14 partite nel circuito ATP, quattro delle quali nella prima settimana della stagione, quando raggiunse la semifinale a Hong Kong. Dopo l’intervento chirurgico e il lungo stop successivo, il suo rientro non è stato per niente facile.
Dopo aver giocato a Dubai a febbraio, Shang non è tornato in campo nel circuito fino a Washington, a luglio. Per un giocatore che durante tutta l’adolescenza aveva spinto senza sosta per arrivare al professionismo, essere costretto a fermarsi ha rappresentato una sfida completamente diversa.
“Non è assolutamente facile, perché all’inizio la prendi così: “Ok, devo operarmi e devo stare fermo qualche settimana”. E pensi: “Va bene, quando tornerò tutto tornerà alla normalità”. In realtà è molto più difficile, perché devi ripartire da zero”, racconta Shang in una lunga intervista rilasciata al sito ufficiale ATP, nella quale ripercorre i passi più importanti della sua vita, il viaggio negli USA per crescere nello sport, l’arrivo del successo e tanti problemi fisici che dal best ranking al numero 47 l’hanno portato ben fuori dalla top 200 ATP.
Nato a Pechino nel 2005, Shang è cresciuto in una famiglia di sportivi: la madre, Wu Na, è stata campionessa del mondo di tennis tavolo, mentre il padre, Shang Yi, ha giocato a calcio come professionista, collezionando due presenze con la nazionale cinese nel 2000. “Lo sport faceva parte della mia vita fin da quando ero piccolo. Ricordo che giocavo a tutti gli sport con mio padre e mia madre, siamo sempre stati una famiglia molto sportiva”, ha raccontato Shang. “Quando ho iniziato a giocare a tennis avevo circa sei anni e lo facevo soprattutto per divertirmi, come qualsiasi altro bambino. Ho provato anche altri sport: il golf, il calcio e persino il tennis tavolo con mamma. Lo sport è sempre stato il mio mondo”.
Nel 2019, a 14 anni, Shang decise di volare in Florida per allenarsi alla IMG Academy, investendo tutto il proprio futuro nel sogno di diventare un tennista professionista. Il trasferimento non fu privo di difficoltà. L’inglese rappresentava un ostacolo, soprattutto per quanto riguardava la scrittura a scuola, e improvvisamente Shang si ritrovò circondato da studenti provenienti da tutto il mondo. Alla fine, però, quell’ambiente si rivelò una componente importante della sua crescita. “All’inizio l’inglese era un po’ difficile per me, soprattutto quando dovevo scrivere”, racconta. “Non è stato facile andare a scuola insieme a ragazzi provenienti da tutto il mondo e, allo stesso tempo, è stata un’esperienza stimolante e divertente, perché tutti erano molto gentili. Credo che l’ambiente sia davvero importante quando ci si trasferisce in un altro Paese. Se gli amici ti sostengono, i genitori ti sostengono e pensi che sia la cosa giusta da fare per te, allora tutto diventa più semplice”.
La vita in accademia era intensa: “Se vuoi giocare a tennis a tempo pieno devi svegliarti presto. Devi andare ad allenarti perché durante il giorno hai la scuola. Probabilmente iniziavo a colpire la palla intorno alle 7 del mattino e finivo verso le 10, poi andavo a scuola e, se ne avevo la possibilità, tornavo in campo nel pomeriggio e facevo anche preparazione fisica”. Un duro lavoro ma che non pesava perché la sua voglia di arrivare era forte e questo lo rese un giovane pronto a saltare le tappe. Shang debuttò a livello ATP a Rio de Janeiro a soli 17 anni. Un mese dopo superò le qualificazioni del suo primo Masters 1000 a Indian Wells. Più avanti, nel 2022, conquistò a Lexington il primo titolo Challenger della carriera. All’inizio del 2023 arrivò invece la prima vittoria nel circuito maggiore: da qualificato, batté Oscar Otte all’Australian Open e raggiunse il secondo turno. Si inizia a parlare di Shang, anzi “Jerry” come tutti ormai lo chiamano dal suo cartoon preferito.
Nel 2024 Shang alzò ancor più il suo livello, e arrivarono ottimi risultati. A maggio entrò per la prima volta nella Top 100 e, pochi mesi dopo, conquistò il titolo all’ATP 250 di Chengdu, diventando appena il secondo giocatore cinese a vincere un torneo ATP in singolare. “Sapevo di avere il potenziale per fare bene durante la trasferta asiatica, ma quando sono arrivato al torneo non pensavo certo di vincerlo”, ha ricordato sorridendo, e raccontando un torneo per nulla iniziato bene. “Il giorno dopo la partita contro Nishikori mi sono ammalato, stavo malissimo. Avevo la febbre e non mi sentivo bene, quindi mi sono detto: “Dai, cerchiamo almeno di finire il secondo turno”, perché erano venuti tutti a vedermi. Era un torneo in casa, quindi volevo provarci. In qualche modo sono riuscito a vincere e, alla fine della settimana, non ero più malato, anzi ero campione! È stata la settimana più bella della mia carriera. Un torneo fantastico, con tifosi fantastici, perché giocare in casa è sempre speciale”.
Quella settimana a Chengdu è scolpita nella memoria del classe 2005, ma purtroppo è rimasta al momento l’unica perla di una carriera diventata una corsa ad ostacoli. Arrivano problemi al piede, lo stop, la difficoltà nel riprendere con altri fastidi. “Parti da un punto in cui non puoi camminare e non puoi correre. Guardi tutti i tuoi colleghi competere nel circuito e non è certo la cosa più divertente del mondo. Dipende da come affronti la situazione. Se pensi positivo, può essere un’esperienza positiva. Se pensi negativo, potresti essere triste per tutto il tempo. Ci vogliono tempo e pazienza”
Dopo il rientro a Washington, Shang ha raggiunto il terzo turno del Masters 1000 di Montreal, compiendo un altro passo positivo verso il pieno recupero, ma la strada è ancora molto lunga. Il primo torneo in Cina, a Changdu, non è andato bene, subito estromesso dal sempreverde Mannarino. Il mancino ora è in tabellone nel torneo di casa, Pechino, dove con una wild card è capitato contro Baez. In caso di vittoria potrebbe trovare al secondo turno Zverev, ma dal suo punto di vista l’obiettivo primario è ritrovare fiducia nel suo corpo, in modo da poter scattare via come il vento sul campo, la sua qualità principale.
Marco Mazzoni
TAG: ATP, Juncheng Shang

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