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Draper riparte dal punto più basso: «Non mi riconoscevo più in campo, ma ora vedo una via d’uscita»

13/08/2026 16:13 4 commenti
Jack Draper GBR, 2001.12.22 - Foto Getty Images
Jack Draper GBR, 2001.12.22 - Foto Getty Images

Le lacrime mostrate da Jack Draper durante il cambio di campo nell’ultimo set della partita persa contro Terence Atmane a Montreal non erano legate soltanto all’imminente sconfitta. Quel momento ha rappresentato l’esplosione emotiva di oltre un anno trascorso tra dolore, tentativi di recupero, modifiche tecniche e continui passi indietro.

Il britannico, sconfitto dal francese per 6-3 2-6 6-2 al primo turno del Masters 1000 canadese, ha raccontato le proprie difficoltà in un’intervista concessa al Guardian prima dell’esordio a Cincinnati contro Martin Landaluce.

A 24 anni Draper si trova a dover ricostruire una carriera che sembrava destinata a portarlo stabilmente ai vertici. Semifinalista allo US Open 2024, campione a Indian Wells nel 2025 e arrivato fino alla quarta posizione mondiale, il mancino britannico è precipitato al numero 143 del ranking ATP.

Il problema principale: l’edema osseo al braccio sinistro

La principale causa delle difficoltà di Draper è un persistente edema osseo al braccio sinistro, quello con cui impugna la racchetta. Non si tratta quindi di un generico problema muscolare, ma di una condizione particolarmente delicata per un tennista, perché servizio e colpi da fondo sottopongono continuamente l’arto a forti sollecitazioni.

Un edema osseo può richiedere tempi di recupero lunghi e difficili da prevedere. Anche quando il dolore diminuisce nella vita quotidiana, il ritorno ai carichi estremi del tennis professionistico può provocare una nuova reazione. È proprio questo il circolo nel quale Draper sembra essere rimasto intrappolato: riposo, ripresa graduale, ritorno in campo e nuova comparsa del fastidio.

Alla problematica al braccio si è aggiunta una forte tendinite al ginocchio, avvertita soprattutto nel mese di maggio. Draper ha ricordato una sessione di allenamento durante la quale il dolore era diventato quasi insostenibile.

«Non mi capita spesso di emozionarmi. Era già successo durante un allenamento a maggio, quando avevo una tendinite molto forte al ginocchio e anche il braccio mi faceva davvero male. Provavo dolore mentre correvo e mentre colpivo la palla», ha raccontato.

«Non riconoscevo più il giocatore che ero»

Le immagini di Montreal hanno suscitato preoccupazione, ma Draper ha spiegato che quel pianto non deve essere interpretato come una resa. È stato piuttosto il risultato della frustrazione accumulata dopo quindici mesi di difficoltà e della sensazione di aver perso la propria identità tennistica.

«Avevo tantissime cose da gestire e molti cambiamenti nel mio tennis. Ero arrivato al numero quattro del mondo attraverso un lavoro costante, poi ho affrontato una lunga serie di contrattempi e sofferenze. Tutto questo mi ha tolto molto».

«Quando attraversi così tante difficoltà puoi dimenticare chi sei in campo. A Montreal sentivo di non poter dare altro e mi sono emozionato perché, a causa degli infortuni e di come mi sentivo da tempo, non riconoscevo più il giocatore che ero».

Il problema mentale descritto da Draper appare quindi come una conseguenza della situazione fisica, non come la sua origine. Il dolore modifica i movimenti, induce a proteggere inconsciamente la parte interessata e genera dubbi prima di ogni accelerazione. Quando un atleta non può più affidarsi agli automatismi costruiti negli anni, anche la fiducia viene inevitabilmente compromessa.

Ra​​cchetta e corde cambiate per ridurre le sollecitazioni

Nel tentativo di proteggere il braccio sinistro, Draper ha apportato modifiche profonde al proprio materiale. È tornato a utilizzare un’incordatura ibrida con budello naturale e sta giocando con un telaio completamente diverso e più flessibile.

Una racchetta meno rigida e corde più elastiche possono ridurre le vibrazioni e rendere l’impatto meno traumatico. La modifica, però, comporta anche conseguenze tecniche: cambiano la risposta del piatto corde, il controllo, la potenza e le sensazioni al momento dell’impatto.

Per un professionista abituato da anni allo stesso materiale, adattarsi durante una fase di recupero significa dover ricostruire parte dei propri riferimenti. È una delle ragioni per le quali Draper è apparso così lontano dal proprio livello a Montreal.

«Dopo un periodo così lungo, la mia attenzione si è allontanata dalla prestazione. Sto cambiando le corde e la racchetta, anche se non vorrei farlo. Devo però accettare la realtà e trovare un modo per competere in circostanze molto scomode».

Il rischio del circolo tra dolore e compensazioni

La situazione di Draper è resa complessa anche dalla possibile comparsa di compensazioni. Quando un atleta cerca di proteggere un arto dolorante, può modificare il servizio, la rotazione del busto o la distribuzione dei carichi sulle gambe. Questi adattamenti possono trasferire lo stress su altre zone del corpo.

Non è possibile stabilire dall’esterno un collegamento diretto tra il problema al braccio e la tendinite al ginocchio, ma la necessità di cambiare tecnica, materiale e preparazione rende più difficile mantenere un equilibrio biomeccanico stabile.

Il britannico non deve quindi soltanto guarire dall’edema osseo: deve recuperare la capacità di allenarsi per più giorni consecutivi, ricostruire la condizione atletica, adattarsi al nuovo materiale e ritrovare fiducia nei movimenti. Disputare una singola partita senza dolore non sarebbe sufficiente per considerare concluso il problema.

Dal numero quattro alla posizione 143

Il crollo in classifica rappresenta un’altra conseguenza particolarmente pesante. Draper occupa ora il numero 143 e, a causa dei suoi rientri intermittenti, non possiede i requisiti necessari per usufruire del ranking protetto. Per partecipare ai principali tornei deve quindi ricevere una wild card, disputare le qualificazioni oppure scendere nel circuito Challenger.

«Se quando ero numero quattro mi avessero chiesto quale sarebbe stato lo scenario peggiore, probabilmente avrei descritto proprio la situazione nella quale mi trovo adesso. Ma provo anche una certa pace nell’accettarlo: devo ricominciare e sarà una grande sfida».

Cincinnati come nuovo punto di partenza

Il britannico ha continuato ad allenarsi anche il giorno successivo alla sconfitta di Montreal e ha confermato la presenza a Cincinnati, dove ha ricevuto una wild card. Più del risultato, conteranno la risposta del corpo e la capacità di esprimere nuovamente il proprio tennis senza essere dominato dal timore del dolore.

Draper assicura di aver raggiunto una fase di maggiore accettazione: «Quando tocchi il fondo puoi soltanto risalire. Da Montreal mi sono allenato molto bene e ho ricevuto un sostegno straordinario dalle persone che mi circondano. Ora vedo una via d’uscita, giorno dopo giorno».

Il talento che lo ha portato al numero quattro del mondo non è scomparso. La vera sfida sarà interrompere la successione di dolore, recuperi incompleti e nuovi stop. Cincinnati non dovrà necessariamente restituire subito il miglior Draper: potrà però rappresentare il primo passo di una ricostruzione nella quale la salute viene finalmente prima del risultato.



Francesco Paolo Villarico


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4 commenti

Losvizzero 13-08-2026 17:52

Aveva detto più o meno le stesse cose anche 1 mese fa

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+1: Peter Parker
NonSoloSinner (Guest) 13-08-2026 16:52

Scritto da NonSoloSinner
Tutta la carriera di Draper, e parliamo di un classe 2000, e

è stata condizionata dagli infortuni, ovviamente auguro ogni bene al britannico, ma è evidente che ha palesi limiti fisici

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NonSoloSinner (Guest) 13-08-2026 16:51

Tutta la carriera di Draper, e parliamo di un classe 2000, e

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Psyco Fogna 13-08-2026 16:51

Ma perchè parla sempre? Non capisce che si porta sfiga da solo?

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