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Djokovic dopo la rimonta a Parigi: «Per essere un vecchio, non è male. Sono ancora qui e do tutto quello che posso» (Video)

03/11/2026 20:20 1 commento
Novak Djokovic classe 1987 - Foto Patrick Boren
Novak Djokovic classe 1987 - Foto Patrick Boren

«Per essere un vecchio, non è male, eh?». Novak Djokovic accompagna con un sorriso una vittoria conquistata attraverso la fatica e la capacità di trovare soluzioni. Il serbo supera Valentin Vacherot per 6-7(5) 7-5 6-1 al Masters 1000 di Parigi e raggiunge il secondo turno, dove affronterà Rinky Hijikata.

Una rimonta che porta a 51 il numero dei suoi successi nel torneo e gli offre l’occasione per rispondere a chi mette in discussione la sua competitività a 39 anni. Dopo la partita, Djokovic ha parlato delle difficoltà create dal servizio del monegasco, della rapidità delle condizioni e dell’energia ricevuta dal pubblico.

Vacherot e un servizio difficilissimo da leggere
Novak sapeva di affrontare un avversario in fiducia, capace di metterlo sotto pressione fin dall’inizio dello scambio. Il servizio di Vacherot ha rappresentato il problema principale.

«È stata una partita con alti e bassi, ma alla fine sono riuscito a ribaltarla. Entrando in campo sapevo che sarebbe stata molto equilibrata. Lui ha tantissima fiducia ed è uno dei migliori battitori del circuito. Le sue seconde sono estremamente aggressive, più veloci della mia prima: è stato molto difficile affrontare un giocatore così in queste condizioni, che sono davvero rapide».

La risposta sull’età: «Sono ancora qui»
La soddisfazione per il risultato si accompagna all’orgoglio di riuscire ancora a emergere da incontri lunghi e complicati. Djokovic rivendica soprattutto la propria capacità di restare competitivo nei momenti decisivi.

«Per essere un vecchio, non è male, eh? La gente pensa che sia troppo anziano, troppo lento, ma in qualche modo sono riuscito a trovare la strada per vincere questo genere di partite, soprattutto quelle che si prolungano fino alla fine. Quindi sono ancora qui, resisto e do tutto quello che posso, cercando sempre di raggiungere il mio miglior livello quando conta di più».

«Adesso è come giocare sul ghiaccio»
Il ritorno a Parigi, tre anni dopo l’ultima partecipazione, gli ha fatto scoprire condizioni particolarmente veloci. Un elemento che ha reso ancora più importante proteggere i propri turni di battuta e leggere progressivamente meglio quelli dell’avversario.

«Non ho giocato qui l’anno scorso, ma i giocatori mi dicono che quest’anno è completamente diverso. Prima era molto lento, adesso è come giocare sul ghiaccio. Hai pochissime opportunità e devi provare a sfruttarle».

Il serbo ha individuato nel secondo set un passaggio importante per entrare con maggiore continuità nei game di risposta.

«Quando gli ho strappato il servizio all’inizio del secondo set, ho sentito di essere più presente nei suoi turni di battuta. Ho cominciato a leggere meglio il servizio e a partecipare di più agli scambi. Penso di aver giocato bene. Naturalmente si può sempre migliorare, ma è molto difficile stare in campo contro qualcuno che è in una serie positiva, ha fiducia e serve in quel modo. Per questo è una vittoria molto buona per me».

La fatica e la concentrazione nei propri game
Il netto punteggio del terzo set non racconta interamente lo sforzo necessario per completare la rimonta. Djokovic ha ammesso di aver dovuto gestire anche il recupero tra un punto e l’altro.

«Immagino che anche il punteggio influisca un po’ su come ti senti, ma dipende. A volte, come all’inizio del terzo set, ero molto nervoso, cercavo di riprendere fiato e di recuperare tra i punti dopo alcuni scambi lunghi. Per gran parte del secondo set non c’erano stati molti scambi: vedevo soltanto le palline passare a tutta velocità. Ho dovuto concentrarmi intensamente sui miei turni di servizio».

Il legame con Parigi e la spinta degli spettatori
Nel racconto di Novak trova spazio anche il pubblico, al quale attribuisce un ruolo importante nel sostenerlo durante l’incontro.

«Adoro giocare a Parigi: al Roland Garros, prima a Bercy e adesso a La Défense. È senza dubbio una delle capitali mondiali del tennis. I francesi amano questo sport e hanno una tradizione ricchissima. Il pubblico oggi è stato incredibile. Sono molto grato per il sostegno: mi hanno incoraggiato e mi hanno dato ancora più ispirazione per lottare».

Hijikata nel mirino: «Se starò bene, avrò buone possibilità»
Il prossimo ostacolo sarà l’australiano Rinky Hijikata. Djokovic ne conosce la capacità di muoversi sulle superfici rapide e la sensibilità nel gioco vicino alla rete.

«Spero di vincere. È sempre così, è la mia mentalità. Per quanto riguarda il gioco, devo guardare qualche suo video. So che ama le superfici rapide, sta molto basso sulle gambe, gli piace giocare smorzate e venire a rete. Credo abbia anche vinto un titolo Slam in doppio, quindi è molto abile a rete e nel gioco corto».

La condizione fisica resta il riferimento principale nella preparazione del prossimo incontro: «Ho già giocato contro di lui due volte. Spero soltanto di sentirmi bene fisicamente. Se sarà così, credo di avere buone possibilità di vincere».



Da Parigi il nostro inviato, Enrico Milani


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1 commento

Annie3 03-11-2026 20:51

Bellissima!!! “Per essere un vecchio, mica male, no”? Ma altro che ” mica male”, ” eccezzziunale veramente!!!”

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