Da Parigi ATP, Copertina

Berrettini supera Nakashima: “Hammer non se n’è mai andato”. E sulla Davis: “Se mi chiamerà, sarò pronto” (Video partita)

03/11/2026 18:27 1 commento
Matteo Berrettini ITA, 1996.04.12 - Foto Patrick Boren
Matteo Berrettini ITA, 1996.04.12 - Foto Patrick Boren

Una vittoria sofferta, due match point annullati e la soddisfazione di essere rimasto lucido quando la partita poteva sfuggirgli. Matteo Berrettini supera Brandon Nakashima 6-4 3-6 7-6(8) al primo turno del Rolex Paris Masters e si presenta al colloquio con la stampa con la tranquillità di chi sente di aver affrontato nel modo giusto anche i momenti più complicati. Il servizio lo ha sostenuto, ma nel finale sono serviti anche coraggio e fiducia nelle proprie scelte. È soprattutto questo l’aspetto che Matteo sottolinea ripensando alla battaglia con l’americano. “Sì, da brivido. Su questi campi ci sono queste partite: si giocano su pochi punti e bisogna avere i nervi saldi, provare a fare le cose giuste, perché secondo me facendo le cose giuste poi le cose buone succedono. Sono molto contento di come ho gestito quei momenti, di come ho giocato, secondo me, nel modo giusto nei momenti importanti. E molto contento della vittoria”.

Dall’esterno ha colpito la concentrazione mantenuta anche dopo aver perso il servizio nel secondo set e, soprattutto, quando Nakashima è arrivato a un punto dal successo. Gli viene suggerito che forse “Hammer is back”. Berrettini corregge subito la prospettiva. “No, Hammer non se n’è mai andato. È che comunque il tennis, come la vita, come tutte le cose, ha dei momenti di difficoltà e dei momenti buoni, degli alti e dei bassi. Bisogna essere bravi a gestirli e non farsi prendere dalla fretta di uscirne”.

Non c’è la ricerca di una svolta improvvisa nelle sue parole. C’è piuttosto la consapevolezza di dover attraversare le difficoltà senza lasciare che condizionino ogni scelta. “Bisogna affrontare tutto con calma e accettare soprattutto che le situazioni più complicate possano arrivare. Però io mi sento molto solido, mi sento molto tranquillo. So quello che mi succede in campo e fuori e so che il tennis è così”.

Il punto conclusivo offre lo spunto per tornare sul confine sottile tra merito e fortuna. La risposta colpita male da Matteo ha sorpreso Nakashima, ma Berrettini è rimasto attento e ha seguito l’azione per chiudere. Il romano preferisce leggere quell’episodio nel contesto di una partita giocata su margini minimi. “Sì, ho bloccato, poi la palla è andata lì. Però, sai, in quei momenti è sempre difficile dire fortuna o non fortuna. Lui in un paio di momenti ha fatto un paio di lob: lì poi è veramente una questione di millimetri e centimetri. Quello che posso dirti è che ero pronto ad andare a prendermi la partita e ho annullato i match point nella maniera giusta. Quindi bene così”.

Le condizioni rapide di Parigi hanno accompagnato tutta la sfida: poco tempo per organizzare la risposta, pochi scambi nei turni di battuta più efficaci e la necessità di farsi trovare pronti appena si apriva uno spiraglio. Matteo spiega che il rapporto con questo tipo di tennis è cambiato nel corso della carriera. “Mi piacciono queste condizioni. All’inizio della carriera non mi piacevano molto, poi mi ci sono abituato. La mia superficie preferita è l’erba, che è piuttosto veloce e sulla quale la palla scivola. Qui mi piace giocare, quindi penso che queste condizioni si adattino molto bene al mio gioco. Allo stesso tempo, però, le partite si decidono su pochi punti”.

Al secondo turno troverà Ugo Humbert. Un avversario che sul veloce indoor sa esprimersi ad alto livello e che potrà contare sul pubblico di casa. Berrettini si aspetta una serata impegnativa, ma anche un’atmosfera nella quale ha voglia di misurarsi. “Humbert è un giocatore molto ostico, soprattutto su questi campi. Poi gioca in casa, ci sarà un’atmosfera pazzesca, quindi sarà bello, sarà difficile. Però mi sento pronto”.

Con la stagione vicina alla conclusione, il discorso si allarga al bilancio dell’anno. Gli vengono chieste soddisfazioni e delusioni, ma Matteo parte da ciò che spesso resta fuori dalla valutazione di una vittoria o di una sconfitta: il lavoro quotidiano per riuscire a essere in campo. “Sono davvero contento di come ho gestito la mia stagione. Naturalmente voi non vedete tutto quello che succede dietro le quinte: affrontare gli infortuni e le altre situazioni che si presentano. Credo di aver sopportato davvero molto, mentalmente e fisicamente”.

La continuità era il primo obiettivo. Per Berrettini, poter giocare e arrivare a questo finale di stagione sentendosi bene è già una parte importante del risultato. “Sono molto contento perché ho giocato tanto, che era il primo obiettivo quando ho cominciato la stagione. Sono contento perché ho giocato bene in un paio di Slam nei quali tenevo davvero a fare bene. E la stagione non è ancora finita: sono ancora qui, mi sento bene e sono soddisfatto delle mie condizioni fisiche. Ci sono tante cose positive da portare con me e sono contento di questo”.

Resta poi la Coppa Davis. Un giornalista gli ricorda il contributo dato alla nazionale nelle ultime due stagioni e gli domanda quanto sia deluso di non essere, al momento, tra i convocati. Matteo riconosce la concorrenza all’interno del gruppo, ma considera ancora aperta la possibilità di farne parte. “Prima di tutto, naturalmente, abbiamo tanti giocatori in squadra e sapevamo che farne parte è sempre difficile. Allo stesso tempo, avete visto quello che ha detto Andrea: le convocazioni arrivano un mese prima, quindi possono succedere tante cose e dobbiamo essere pronti”.

Il confronto con il capitano Filippo Volandri gli ha lasciato un’indicazione chiara: continuare a lavorare e farsi trovare nelle condizioni giuste qualora arrivasse la chiamata. “È quello che mi ha detto Filippo: se voglio giocare, devo essere pronto. E lo sono. È per questo che sto giocando, che continuo a sperarci e ad aspettare di vedere che cosa succederà nelle prossime settimane. Se mi chiamerà, sarò pronto”.

Il legame con la maglia azzurra resta forte. Berrettini non rivendica un posto, ma conferma la disponibilità e il desiderio di tornare a dare il proprio contributo.“Adoro giocare la Coppa Davis e ogni volta per me è un grandissimo onore. Vedremo. Credo che sia ancora tutto piuttosto aperto”.



Dal nostro inviato a Parigi, Enrico Milani


TAG: , ,

1 commento

Scarlett 03-11-2026 18:36

Ma perchè a ogni dichiarazione cè poi il commento del giornalisti?
Lo si riesce a capire il concetto, non è che si parla di fisica quantistica

1
Replica | Quota | 0
Bisogna essere registrati per votare un commento!