Alcaraz difende gli Slam: «Cambiare formato ne ucciderebbe l’eredità». E sul polso rassicura: «Migliora ogni giorno»

30/09/2026 15:24 2 commenti
Carlos Alcaraz (foto Getty Images)
Carlos Alcaraz (foto Getty Images)

Carlos Alcaraz torna a Tokyo con un titolo da difendere e una posizione netta sul futuro dei tornei del Grande Slam. Alla vigilia dell’esordio contro Alex Michelsen, lo spagnolo ha rassicurato sulle condizioni del polso destro e respinto l’idea di ridurre gli incontri maschili dei Major al meglio dei tre set.
Per il murciano, il formato tradizionale rappresenta una parte essenziale dell’identità dei quattro appuntamenti più importanti del calendario. Rinunciarvi significherebbe, nelle sue parole, «uccidere l’eredità dei tornei del Grande Slam».

Il polso migliora, adesso serve continuità
Prima del dibattito sulle regole, Alcaraz ha affrontato il tema delle proprie condizioni fisiche. Il lungo stop per il problema al polso destro ha inevitabilmente condizionato la sua stagione: dopo il rientro agli US Open, ogni partita è diventata anche un’occasione per ritrovare ritmo e verificare la risposta del corpo.
Nelle ultime settimane, alcuni aspetti del suo gioco, soprattutto il servizio, hanno alimentato interrogativi sull’eventualità che stesse ancora proteggendo l’articolazione. A Tokyo, però, Carlos ha descritto una situazione in evoluzione positiva: si sta allenando regolarmente e, come riportato da EFE, il polso «migliora ogni giorno».
L’obiettivo è recuperare continuità dopo mesi senza competizioni. Tornare ad allenarsi bene è un passaggio fondamentale, ma ritrovare automatismi, fiducia e tenuta durante una partita richiede anche tempo trascorso in campo.
Il Giappone offre almeno un riferimento incoraggiante. Un anno fa Alcaraz conquistò Tokyo alla prima partecipazione, battendo Taylor Fritz in finale e aggiudicandosi l’ottavo titolo della sua stagione 2025. Questa volta arriva in circostanze diverse, ma con il ricordo di un torneo nel quale si era trovato subito a proprio agio.

La difesa dei cinque set
Interrogato sulle possibili modifiche al formato degli Slam, Alcaraz ha difeso una tradizione che rende questi tornei differenti dal resto del circuito.
La distanza dei cinque set mette alla prova diversi aspetti del gioco. Un incontro può cambiare direzione più volte: chi parte male ha spazio per modificare la propria strategia, mentre chi si porta avanti deve continuare a trovare soluzioni per completare il lavoro. Alla qualità dei colpi si aggiungono resistenza, gestione delle energie e capacità di restare lucidi dopo ore di lotta.
È questa dimensione che lo spagnolo vuole preservare. La sua contrarietà riguarda la riduzione degli incontri al meglio dei tre set, una modifica che avvicinerebbe gli Slam agli altri tornei anche sul piano della durata delle singole sfide.

La proposta di Djokovic e il dibattito australiano
Tra le idee emerse recentemente c’è anche quella di Novak Djokovic: mantenere gli incontri al meglio dei cinque set, ma accorciare i parziali a quattro giochi ed eliminare i vantaggi sul 40-40.
Si tratterebbe di un cambiamento diverso rispetto al semplice passaggio ai tre set. L’intenzione del serbo è contenere la durata delle partite e rendere il tennis più compatibile con le abitudini di un pubblico che consuma contenuti sempre più rapidamente. Il traguardo ipotizzato sarebbe quello di incontri difficilmente superiori alle due ore, pur senza poter garantire una durata fissa.
Anche le riflessioni di Andrew Abdo, nuovo responsabile esecutivo dell’Australian Open, hanno alimentato la discussione sull’opportunità di mantenere i cinque set fin dai primi turni e sull’eventuale evoluzione del punteggio. Successivamente, il torneo ha ribadito pubblicamente il proprio impegno a favore del formato al meglio dei cinque set.

Perché una partita lunga può aiutare i favoriti
Il tema ha anche una conseguenza tecnica. Per giocatori come Alcaraz e Jannik Sinner, una distanza maggiore può offrire più possibilità di recuperare una partenza difficile e far emergere la propria superiorità nel corso dell’incontro.
Al meglio dei tre set, un avversario capace di disputare un ottimo primo parziale si trova già a un solo set dalla vittoria. Sulla distanza dei cinque, quello stesso vantaggio pesa diversamente: bisogna mantenere un livello elevato più a lungo e rispondere agli aggiustamenti del favorito.
Questo non significa che gli incontri lunghi proteggano automaticamente i migliori. Anche il dispendio fisico aumenta e le sorprese restano possibili. Ridurre la distanza, però, lascia meno tempo per correggere gli errori e ribaltare una situazione sfavorevole.

Alcaraz ha già chiesto interventi per evitare partite che terminino a notte fonda. La sua posizione distingue quindi la necessità di migliorare gli orari dalla scelta di cambiare il formato degli Slam: rendere più sostenibile la competizione, preservando la sfida dei cinque set.



Francesco Paolo Villarico


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2 commenti

Onurb (Guest) 30-09-2026 16:00

Dice giusto

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magilla (Guest) 30-09-2026 15:43

gioca bene….parla meglio…..

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