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Djokovic racconta le origini del suo sogno: “A cinque anni capii che il tennis sarebbe stata la mia vita”

26/09/2026 17:59 Nessun commento
Novak Djokovic classe 1987 - Foto Getty Images
Novak Djokovic classe 1987 - Foto Getty Images

Novak Djokovic è tornato a raccontare alcuni dei passaggi decisivi della propria infanzia e del percorso che lo ha portato ai vertici del tennis mondiale. In una recente intervista, il serbo ha spiegato quando ha capito che quel gioco scoperto da bambino sarebbe diventato molto più di una semplice passione.
La sua storia è profondamente legata al contesto nel quale è cresciuto. La famiglia gestiva un’attività a Kopaonik, località montana della Serbia, proprio nei pressi dei campi sui quali il futuro campione cominciò a osservare e poi a praticare il tennis. Negli anni successivi arrivarono anche le difficoltà legate alla guerra nei Balcani e ai problemi economici affrontati dai genitori per permettergli di continuare ad allenarsi.

“A cinque anni capii che era quello che volevo fare”
Nole ha individuato un primo momento molto preciso.
“Il primo fu quando avevo cinque anni. Pensai: ‘È questo quello che voglio fare, amo questo sport’. Ma ero un bambino e non conoscevo davvero la realtà. Giocavo semplicemente perché mi divertiva”.
Un legame immediato con il tennis che sarebbe poi diventato sempre più profondo. Nella sua famiglia, infatti, nessuno aveva praticato questo sport a livello importante: proprio per questo i genitori dovettero affidarsi al giudizio di persone più esperte per capire fino a che punto valesse la pena sostenere quel talento.

L’incontro decisivo con Jelena Genčić
Il secondo passaggio fondamentale fu l’incontro con Jelena Genčić, la donna che il campione serbo ha più volte definito la propria “madre tennistica”.
Genčić lo notò ancora bambino e comprese rapidamente di trovarsi davanti a un talento fuori dal comune. Fu lei a iniziare a costruirne non soltanto il tennis, ma anche l’approccio mentale e personale alla disciplina.
Nel suo racconto, il 24 volte campione Slam ha ricordato anche le parole che l’allenatrice rivolse ai suoi genitori:
“Disse loro: ‘Ho allenato alcuni dei migliori giocatori e credo che vostro figlio abbia ciò che serve per diventare il migliore del mondo’”.
Fu un giudizio destinato a cambiare il corso della sua vita.

Pilić e la conferma definitiva
Qualche anno più tardi arrivò un altro incontro determinante. Ancora adolescente, il serbo si trasferì per alcuni periodi in Germania per lavorare nell’accademia di Nikola Pilić, altra figura centrale della sua formazione.
“Quando avevo 13 o 14 anni ero in un’accademia in Germania e conobbi un’altra persona straordinaria, Niki Pilić, che considero il mio ‘padre tennistico’. Mi disse esattamente la stessa cosa”.
A quel punto, suo padre comprese che non si trattava più soltanto di un sogno infantile.
“Mio padre pensò: ‘Non posso ignorare tutto questo’. Così investì in me tutto quello che poteva, e il resto è storia”.
Pilić è stato realmente una delle figure più influenti nella sua crescita: insieme a Genčić contribuì a formarlo non soltanto tecnicamente, ma anche sul piano mentale ed emotivo.

La guerra e le difficoltà economiche
Nel racconto c’è spazio anche per il periodo più duro vissuto dalla famiglia.
“Venivamo da un Paese in guerra, dove nessuno poteva entrare o uscire. Tutto questo ha costruito la mia resilienza e la mia perseveranza e ha rafforzato ancora di più il desiderio di riuscire nel tennis”.
Le difficoltà economiche furono reali. Il padre arrivò a indebitarsi pesantemente pur di sostenere i costi degli allenamenti e dell’accademia in Germania, mentre la madre contribuiva a tenere unita la famiglia in uno dei momenti più complicati.
Quella pressione, secondo il serbo, finì però per trasformarsi in una delle componenti del suo carattere competitivo.

Dal bambino dietro una rete alla storia del tennis
La forza di quel percorso sta anche nel contrasto tra le origini e ciò che sarebbe arrivato dopo. Era un bambino che osservava i campi da tennis costruiti davanti all’attività di famiglia; pochi anni più tardi lasciava la Serbia per provare a trasformare quel talento in una professione.
Il resto è diventato una delle carriere più importanti della storia di questo sport. Nel suo racconto, però, restano soprattutto tre passaggi: l’innamoramento per il tennis da bambino, la fiducia di Jelena Genčić e la successiva conferma ricevuta da Nikola Pilić.

Tre momenti che convinsero prima lui e poi la sua famiglia che quel sogno, nonostante guerra, sacrifici e difficoltà economiche, meritava di essere inseguito fino in fondo.



Marco Rossi


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