Laver Cup, Godsick: “Niente rivoluzioni. Vogliamo portare il torneo in Africa e Sudamerica”
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La Laver Cup guarda già al futuro, ma senza intenzione di stravolgere una struttura che continua a conquistare giocatori e pubblico. Alla vigilia del decimo anniversario della competizione, Tony Godsick e Steve Zacks hanno fatto il punto sui possibili sviluppi del torneo, spiegando quali aspetti resteranno centrali e quali potrebbero essere le prossime destinazioni.
Godsick, agente e storico collaboratore di Roger Federer nonché figura centrale del progetto Team8, ha sottolineato come uno dei punti di forza della manifestazione sia proprio il rapporto che si crea tra giocatori normalmente rivali per quasi tutto l’anno.
“Uno degli aspetti più importanti è vedere come i rivali diventino compagni di squadra. Non esiste un’altra competizione che dia loro la possibilità di stare nello stesso team con giocatori contro i quali competono per 51 settimane l’anno”.
A questo si aggiunge la possibilità di ricevere consigli da grandi campioni del passato. Nelle ultime edizioni sono stati coinvolti nomi come Andre Agassi, Pat Rafter, Yannick Noah e Tim Henman, dopo gli anni di John McEnroe e Bjorn Borg.
Secondo Godsick, un’altra chiave del successo è la volontà di creare un ambiente diverso rispetto a quello abituale del circuito: competitivo, ma allo stesso tempo più rilassato.
“Volevamo offrire ai giocatori la possibilità di disputare un evento competitivo e divertente allo stesso tempo, nel quale potessero portare amici e familiari”.
Anche la scelta delle arene ha un ruolo importante. Alcuni protagonisti hanno infatti la possibilità di giocare in impianti nei quali normalmente il tennis non arriva.
Godsick ha citato proprio Carlos Alcaraz, che non aveva mai disputato una partita alla O2 Arena di Londra prima di questa edizione. Nel 2027 la competizione si sposterà invece all’Intuit Dome di Los Angeles, casa dei Los Angeles Clippers e una delle strutture sportive più moderne degli Stati Uniti.
Nessuna rivoluzione in vista
Uno dei temi affrontati durante la conferenza stampa ha riguardato la possibilità di aprire in futuro l’evento anche alle donne o di modificarne radicalmente l’impostazione.
La risposta è stata molto chiara.
“Perché aggiustare qualcosa che non è rotto? Questo è un evento maschile. Esistono già competizioni miste come United Cup, Hopman Cup e World TeamTennis”.
Godsick ha ricordato inoltre che l’idea iniziale non era quella di copiare la Ryder Cup, pur riconoscendone l’influenza.
“Non volevamo diventare la Ryder Cup. Ci siamo ispirati a quel modello perché vedevamo avversari trasformarsi in compagni di squadra. Possiamo introdurre piccoli cambiamenti, ma non stiamo pensando di modificare la composizione delle squadre o l’impostazione generale”.
L’obiettivo resta invece quello di migliorare l’esperienza complessiva e rafforzare ulteriormente il rapporto con il circuito ATP.
“Vogliamo avvicinarci sempre di più all’ATP e attirare anche giocatori che non hanno ancora partecipato. Non vogliamo sostituire ciò che esiste già, ma offrire qualcosa di diverso”.
Il sogno Africa e Sudamerica
Tra gli aspetti più interessanti emersi c’è anche la volontà di portare in futuro la competizione in nuove aree geografiche.
“Ci piacerebbe moltissimo andare in Africa e in Sudamerica”, ha spiegato Godsick.
Il problema principale, però, è logistico. La natura itinerante del torneo richiede impianti indoor con caratteristiche molto specifiche per capienza, illuminazione, configurazione degli spalti e spazi tecnici.
Gli organizzatori hanno raccontato di essersi resi conto solo con il tempo di quanto fosse complesso trovare l’arena giusta.
“Quando abbiamo iniziato non avevamo capito quante cose ci servissero realmente all’interno di un palazzetto”.
A questo si aggiungono le richieste degli sponsor, la posizione geografica, i collegamenti internazionali e la necessità di inserirsi correttamente nel calendario ATP.
Zacks ha sottolineato come le arene moderne possano facilitare molto il lavoro organizzativo, anche dal punto di vista economico. Strutture con illuminazione avanzata, segnaletica digitale e configurazioni già adatte a grandi eventi permettono infatti di ridurre i costi e migliorare l’esperienza degli spettatori.
Los Angeles sarà la decima edizione
La prossima tappa è già definita. Nel 2027 la competizione approderà a Los Angeles per la sua decima edizione, in programma dal 24 al 26 settembre all’Intuit Dome.
La scelta della California segue l’esperienza positiva di San Francisco nel 2025 e rientra nella strategia di portare il tennis in grandi città che non ospitano abitualmente un torneo maschile di alto livello.
Dopo nove edizioni, quindi, il progetto nato dalla visione di Roger Federer sembra intenzionato a continuare sullo stesso percorso: preservare la propria identità, migliorare progressivamente l’esperienza e cercare nuove destinazioni nel mondo.
Africa e Sudamerica restano per ora obiettivi ancora da concretizzare, ma la direzione indicata dagli organizzatori è chiara: continuare a crescere senza perdere gli elementi che hanno permesso alla Laver Cup di ritagliarsi uno spazio ormai stabile nel calendario internazionale.
Francesco Paolo Villarico
TAG: Laver Cup, Tony Godsick

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