Il torneo chiude la sua seconda edizione a la Plénitude Arena ATP, Copertina

Pioline: «Parigi resta su una settimana. Oltre 200 mila spettatori, è l’anno della conferma»

08/11/2026 17:28 1 commento
Cedric Pioline, direttore del Rolex Paris Masters (foto Patrick Boren)
Cedric Pioline, direttore del Rolex Paris Masters (foto Patrick Boren)

Seconda edizione alla Plénitude Arena, quarantesimo anniversario del torneo e una finale tra Carlos Alcaraz e Ben Shelton, numero 3 e numero 4 del mondo. Il Rolex Paris Masters arriva all’ultima giornata con oltre 200 mila spettatori per il secondo anno consecutivo e un’identità che comincia a consolidarsi nella nuova casa. Dopo il trasferimento da Bercy, questa era la prova della continuità, per di più affrontata senza la coincidenza con le vacanze scolastiche. Cédric Pioline traccia un bilancio positivo, ma non si limita ai numeri. Il direttore del torneo difende la superficie veloce, conferma il formato su una settimana con un tabellone da 56 giocatori e riconosce che qualcosa può migliorare nella gestione dell’atmosfera sugli spalti. Anche lasciando al pubblico qualche secondo in più per farsi sentire, prima di chiedere silenzio.
«Per il secondo anno consecutivo abbiamo superato i 200 mila spettatori. Il 2025 è stato l’anno del cambiamento, il 2026 è, in un certo senso, quello della conferma. Ricordo che quest’anno eravamo fuori dal periodo delle vacanze scolastiche: per il torneo era una sfida ulteriore e diversa. È importante per noi. Il Rolex Paris Masters si sta radicando in questa arena, creando un appuntamento abituale per tutte le persone che vogliono vedere in campo i migliori giocatori del mondo».

Pioline ha avvertito una differenza soprattutto sul Centrale, mentre i campi secondari avevano già convinto nella prima edizione. «Dal mio punto di vista, e spero che condividiate questa opinione, il campo centrale quest’anno è molto più vivo. L’esperienza sui campi 1 e 2 era già eccellente l’anno scorso. Forse ci aiuta anche la superficie, un po’ più rapida, che favorisce un tennis più offensivo, ma ho l’impressione che i tifosi abbiano cominciato a sentirsi a casa. Naturalmente ne siamo felici, perché vogliamo che ci sia atmosfera e che le persone trascorrano dei bei momenti».
La finale e il percorso dei francesi completano il quadro. «Abbiamo una finale magnifica, almeno sulla carta, tra il terzo e il quarto giocatore del mondo. Dell’attrattiva di Alcaraz nei confronti dei tifosi non c’è nemmeno bisogno di parlare. E poi c’è stato il cammino dei francesi in generale e, in particolare, quello di Luca Van Assche, che è stato la bella avventura di questo torneo. È sempre magnifico, perché sappiamo quanto il pubblico sia patriottico e affezionato ai propri giocatori. La maggior parte dei nostri spettatori è comunque francese».

Il torneo ha conservato anche il suo peso nella corsa a Torino, con gli ultimi posti alle Finals ancora in discussione durante la settimana.
«È un torneo che cresce, che è attraente e che ha trovato una collocazione stabile in questo appuntamento autunnale, subito prima delle ATP Finals di Torino. Va ricordato che Arthur Fils ha conquistato proprio qui la sua prima qualificazione. E c’è stata incertezza fino ai quarti di finale, con Fritz che ha avuto quelle palle match contro Alcaraz e Paul che è stato eliminato: erano gli ultimi due che potevano ancora qualificarsi. Ci tenevo a sottolineare questi aspetti. Penso sia importante dirlo: il torneo sta acquistando forza. Sono convinto che nelle prossime edizioni avremo ancora più grandi partite e ancora più atmosfera».

Uno dei temi della settimana è stata la velocità della superficie. Pioline non la considera un problema, pur riconoscendo che il giudizio cambia a seconda di chi si trova dall’altra parte della rete.
«È un argomento molto soggettivo. A seconda dello stile di gioco, alcuni giocatori sono più contenti di altri. Abbiamo ricevuto commenti sul fatto che la superficie fosse più veloce. Secondo me è una cosa positiva: era da molto tempo che non vedevo i giocatori venire a rete così spesso come questa settimana. È meglio di una superficie troppo lenta».

Non si annunciano quindi cambiamenti sostanziali per la prossima edizione. «Vedremo per l’anno prossimo, ma credo che avremo una velocità vicina a quella di quest’anno. Per me è un aspetto positivo. Cerchiamo sempre il giusto equilibrio: ogni stile di gioco deve potersi esprimere. Qualunque sia la superficie, bisogna trovare una velocità media, medio-alta se volete, né troppo lenta né troppo rapida».

Ancora più netta la posizione sul formato. Alla possibilità di allargare il tabellone e aggiungere qualche giornata, Pioline risponde ricordando prima i vincoli del calendario, poi la volontà del torneo di mantenere la propria formula. «È una questione complessa. Questo è un evento dell’ATP, non possiamo fare quello che vogliamo. Ci sono molti fattori in gioco: allargare il tabellone in questo momento sarebbe complicato, perché diversi eventi potrebbero sovrapporsi. Ci rifletteremo. Penso comunque che, per un torneo che si disputa alla fine dell’anno, sia meglio avere un formato contenuto, perché i giocatori sono stanchi».
Il direttore cita il carico di partite accumulato durante la stagione. «Zverev aveva disputato 80 incontri prima di giocare qui: è enorme. È una sua scelta partecipare a tanti tornei, e ottiene anche risultati, perché quest’anno è arrivato in finale in numerosi eventi. Noi siamo molto soddisfatti di un tabellone da 56 giocatori e di un formato su una settimana. È rapido, dinamico, molto impegnativo per i giocatori. Fin dal primo turno abbiamo incontri interessanti. Non vedo perché dovremmo cambiare».

Pioline conosce le perplessità espresse dai giocatori sull’allungamento di altri Masters 1000. «Naturalmente siamo al corrente dei commenti sulla durata di alcuni tornei. Non c’è stata una richiesta dell’ATP e non c’è nemmeno una richiesta da parte nostra. Resteremo così».
Il quarantesimo anniversario ha offerto anche l’occasione per sperimentare iniziative da riproporre. Una riguarda la celebrazione del vincitore, prevista dopo la finale.
«Faremo un bilancio al termine del torneo e vedremo che cosa potremo conservare per l’anno prossimo. La celebrazione del vincitore sarà diversa rispetto al passato. Sono abbastanza sicuro che la manterremo perché, secondo me, rappresenterà un miglioramento rispetto a quello che facevamo prima».

Anche il richiamo alla storia del torneo e ai suoi protagonisti ha funzionato. «Trattandosi della quarantesima edizione, era facile costruire un filo conduttore. Penso che mettere insieme generazioni diverse di ex campioni sia stato un successo. Abbiamo 29 campioni, non so per quanti anni potremo continuare. Spetta a noi portare ogni anno novità e idee nuove, rendendo l’evento sempre più attraente. È qualcosa che ci portiamo dietro da questa edizione».

L’ultimo passaggio riguarda l’atmosfera e il ruolo degli arbitri. In sala stampa viene fatto notare come, soprattutto all’inizio del torneo, alcuni richiami al silenzio siano arrivati proprio mentre il pubblico cominciava ad animarsi. Pioline riconosce il problema.
«Grazie per averlo sottolineato. Abbiamo presente la questione e anche noi abbiamo notato la stessa cosa. Senza entrare nei dettagli del funzionamento e dei regolamenti, facciamo capo all’ATP e ci sono delle regole. Avere delle regole è giusto. A volte, però, entrano in gioco la loro interpretazione e la sensibilità».

Non è una contestazione agli arbitri, ma una richiesta di leggere meglio il momento. «Senza voler attribuire colpe a nessuno, quando si è su una sedia con un microfono e si ha, in un certo senso, la gestione della situazione, serve sensibilità per sentire la sala. Bisogna capire se è il momento di chiedere silenzio perché il gioco possa riprendere oppure se si può lasciare che il pubblico si esprima. C’è un piccolo margine da gestire. Ne stiamo parlando con loro per sensibilizzarli su questo aspetto».
L’indoor, sottolinea Pioline, ha una dimensione particolare. «Noi abbiamo già una specificità: giochiamo al coperto. Non so quale sia l’atmosfera ogni settimana nei diversi eventi, ma penso che i giocatori siano contenti di trovare un bell’ambiente e, soprattutto, una sala viva, piena di energia. Giocare davanti a un pubblico in qualche modo indifferente è difficile, non è molto piacevole per un giocatore».

Il confronto con Bercy rimane inevitabile, ma per il direttore è destinato a pesare sempre meno. «Qui a Parigi sappiamo che il pubblico si fa sentire. Il riferimento era sempre la vecchia arena. Con il tempo questo confronto si attenuerà, perché stiamo vivendo il cambiamento e questa nuova casa, la Plénitude Arena. Scriveremo la nostra storia e sarà questa a diventare il punto di riferimento. È un tema che abbiamo notato anche noi, arrivando alla stessa conclusione».
Il saluto è rivolto alle finali, al plurale: «Buone finali, perché abbiamo dei francesi anche in quella del doppio».

Dal nostro inviato a Parigi, Enrico Milani


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1 commento

livio (Guest) 08-11-2026 17:38

1 settimana è la cosa migliore…vallo a dire a diversi caproni incluso il carisssssimo binaghi

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