Pegula conferma: a Cincinnati sono iniziati i nuovi test genetici WTA per l’idoneità al circuito femminile
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Una nuova procedura è entrata concretamente nel tennis femminile. Jessica Pegula ha confermato che al Cincinnati Open sono iniziati i test genetici introdotti dalla WTA per stabilire l’idoneità delle giocatrici a competere nel circuito femminile.
La WTA aveva annunciato il cambiamento della propria politica nel mese di luglio, prevedendo per le atlete un test genetico una tantum sul gene SRY. Lo screening può essere effettuato attraverso un tampone buccale oppure un prelievo di sangue.
Pegula aveva già anticipato nei giorni scorsi che l’introduzione pratica dei controlli sarebbe potuta cominciare proprio durante la settimana di Cincinnati. Nelle ultime ore la statunitense ha quindi confermato a Front Office Sports che i primi test sono effettivamente iniziati.
Il gene SRY è normalmente localizzato sul cromosoma Y ed è coinvolto nei processi biologici che determinano lo sviluppo sessuale maschile. La nuova procedura WTA prevede che la verifica venga effettuata una sola volta nella carriera della giocatrice.
La nuova normativa modifica quella precedentemente utilizzata dal circuito. In passato una donna transgender poteva essere ammessa alle competizioni WTA dichiarando la propria identità di genere femminile e mantenendo i livelli di testosterone al di sotto della soglia stabilita per almeno due anni. Reuters precisa che al momento non risultano donne transgender attive nel tennis professionistico.
La WTA ha sottolineato come l’intera procedura dovrà essere accompagnata da rigorose garanzie sulla privacy e sulla riservatezza dei dati, oltre che da un programma di informazione rivolto alle giocatrici. L’organizzazione ha riconosciuto che si tratta di una questione particolarmente delicata e ha assicurato di voler applicare la nuova politica rispettando la dignità di tutte le atlete.
Il tema aveva già provocato reazioni differenti all’interno del mondo del tennis.
Coco Gauff, per esempio, aveva spiegato di comprendere l’obiettivo di tutelare l’equità nelle competizioni femminili, mostrando però preoccupazione per il rischio che la questione possa essere utilizzata per alimentare attacchi nei confronti della comunità transgender.
Nel corso degli ultimi anni posizioni differenti sono state espresse anche da grandi nomi della storia del tennis. Martina Navratilova e Aryna Sabalenka hanno manifestato contrarietà alla partecipazione delle atlete transgender nella categoria femminile, mentre Billie Jean King ha sostenuto che la loro esclusione possa rappresentare una forma di discriminazione.
La WTA non è peraltro la prima organizzazione sportiva a muoversi in questa direzione. Procedure basate su test genetici sono state adottate anche da federazioni internazionali come World Athletics e World Boxing, mentre il Comitato Olimpico Internazionale ha introdotto un sistema di verifica una tantum per l’idoneità alle categorie femminili dei Giochi.
Con Cincinnati, dunque, quella che fino a poche settimane fa era soltanto una nuova regola scritta entra concretamente nella quotidianità del circuito WTA. La conferma arrivata da Jessica Pegula certifica l’inizio di una procedura destinata inevitabilmente a rimanere al centro del dibattito tra sport, equità competitiva, privacy e inclusione.
Francesco Paolo Villarico
TAG: Circuito WTA, Test genetico

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Ci sarà stata qualche soffiata
Quanti soldi sprecati per nulla.