Si è operata al gomito nel luglio del 2025 Copertina, WTA

Il ritorno di Qinwen Zheng: “Ho imparato a riconoscere le mie lacune e i punti deboli del mio carattere”

09/10/2026 18:07 Nessun commento
Qinwen Zheng (foto Getty Images)
Qinwen Zheng (foto Getty Images)

Il mondo del tennis saluta con un gran “Bentornata” i nuovi successi e gran livello di gioco di Qinwen Zheng. La 24enne di Shiyan è la protagonista di giornata al WTA 1000 di Pechino, forte di una prestazione impeccabile e gran vittoria contro Elina Svitolina che le apre le porte per la semifinale del torneo della capitale, dove non trova Iga Swiatek ma Elise Mertens, brava a sorprendere la polacca, sempre più altalenante. Qinwen sta ritrovando quella “magia” di gioco e continuità di prestazione che l’avevano portata in finale agli Australian Open e toccare un best ranking considerevole al quarto posto nel giugno del 2025. Poi una serie di problemi fisici al gomito e pure una operazione (luglio 2025) l’hanno penalizzata terribilmente, non solo a livello fisico ma anche di fiducia e di gioco, con crollo fragoroso in classifica ben oltre la centesima posizione.

Con pazienza e lavoro Zheng ha cambiato prospettiva: via i ricordi di un dolce passato diventato quasi scomodo e via a calarsi nella realtà, per ripartire. Così è riuscita a scrollarsi di dosso le incertezze della prima fase successiva al rientro e match dopo match sta recuperando energia, convinzione e quel livello tecnico che aveva impressionato tanti appassionati, affascinati dai suoi colpi e talento. Parlando dopo il successo su Svitolina, Qinwen si è detta emozionata e felice per il risultato ma soprattuto per vedere la fine di un tunnel fatto di troppe sconfitte e poca fiducia.

“È stata una vittoria davvero importante per me. Credo che anche Svitolina abbia espresso il suo miglior tennis, quindi sono contenta di essere riuscita a mettere a segno tanti vincenti durante la partita e, soprattutto, di aver avuto il coraggio di osare nei momenti decisivi. Ho chiuso l’incontro con alcuni vincenti davvero ottimi” afferma Qinwen Zheng, che poi torna sulla fatica necessaria a rimettersi in sesto, pezzo dopo pezzo dopo un lungo stop. “Quello che ho fatto durante la mia ultima preparazione rimarrà indimenticabile. Ho dovuto affrontare molte difficoltà fisiche, legate non soltanto al tempo e agli allenamenti, ma anche alla mia condizione mentale. Ricordo che non potevo disputare molti tornei e ho dovuto accettarlo. Avevo bisogno di quel periodo di lavoro e dovevo anche accettare che il mio allenatore fosse severo con me in campo. Ricordo che Pere mi disse: ‘In questo momento sei la numero 140 del ranking, mentre prima eri intorno alla 65ª posizione. Devi ascoltarmi di più, perché non sei più la giocatrice che era tra le prime dieci al mondo’. Dentro di me ero molto arrabbiata, ma ho dovuto calmarmi e accettare che quella fosse la realtà. A quanto pare, gli sforzi stanno dando i loro frutti”.

Una rinascita frutto non solo del lavoro ma anche per aver scoperto una nuova parte di se stessa, più matura e consapevole. “Ero troppo giù di morale per riuscire a guardare lontano e pensare al futuro. Ho attraversato tante fasi diverse, con momenti belli e brutti, fin dai miei anni da junior. Non immaginavo che quest’ultimo periodo difficile sarebbe durato così a lungo, ed è per questo che oggi apprezzo molto di più le opportunità che mi si presentano. Prima pensavo che vincere una partita fosse semplice come bere un bicchiere d’acqua, qualcosa di assolutamente normale. Adesso sono più grata per ogni vittoria, perché ho capito quanto lavoro ci sia dietro. Ho imparato ad apprezzare sia i successi sia il lavoro che svolgo in campo”.

“La lezione più importante che ho imparato è che i momenti negativi non sono necessariamente qualcosa di sbagliato” continua Zheng nella sua riflessione. “Essere positivi ogni giorno è davvero difficile. Quando attraversi una fase complicata, però, puoi trovare dentro di te l’energia necessaria per fare un passo avanti. Ho imparato a riconoscere le mie lacune e i punti deboli del mio carattere. Le difficoltà mi hanno aiutata a migliorare. Quando sei in alto sei felice, ma questo non ti aiuta molto a riflettere. È proprio quando sei in basso che devi affrontare le sfide: è in quei momenti che puoi pensare, crescere e imparare, perché alla fine trovi sempre un modo per uscirne”.

Una svolta importante dal punto di vista personale, ma c’è anche un lavoro sul gioco che sta portando risultati importanti: “Lavoro per diventare una giocatrice più aggressiva. È sempre stato il mio sogno e la mia ambizione, quindi sono molto contenta di essermi trasformata progressivamente nella tennista che desideravo diventare. In passato mi affidavo maggiormente alla mia solidità e agli errori delle avversarie, mentre adesso cerco di sfruttare le opportunità quando si presentano. Ho giocato molto bene gli ultimi due punti del tie-break, perché ho preso l’iniziativa. Sono in grado di controllare meglio il bilancio tra vincenti ed errori non forzati e, partita dopo partita, riesco a prendere decisioni più intelligenti. Ora ho 24 anni e il mio team mi dice che devo essere più matura e più scaltra. Credo di essere sulla strada giusta”.

Marco Mazzoni


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