Djokovic sostiene Sinner: «Pensare al lungo termine è intelligente. Il tennis sente la sua mancanza. Contatterò Jannik per sapere come sta ». Alcaraz riparte da Shanghai: «Mentalmente sono fresco. Voglio vincere anche in questa parte della stagione»
3 commenti
Novak Djokovic approva la scelta di Jannik Sinner di fermarsi e pensare al futuro della propria carriera. Nella conferenza stampa prima del Masters 1000 di Shanghai, il serbo ha dedicato una lunga riflessione al recupero dagli infortuni, soffermandosi soprattutto sulle difficoltà mentali che accompagnano il ritorno in campo.
Djokovic arriva dal titolo di Pechino e dalla settimana che considera la migliore del suo 2026. Ma, accanto alle ambizioni personali, ha trovato spazio per parlare di Sinner, del rientro di Holger Rune e dell’addio al tennis di Kei Nishikori.
«Contatterò Jannik per sapere come sta»
Il serbo ha spiegato di non aver ancora parlato con Sinner dopo l’infortunio e di aver appreso la notizia della conclusione anticipata della stagione.
«Non sono stato in contatto con Jannik da quando si è infortunato. Ho visto la notizia due giorni fa. Lo contatterò per sapere come sta».
Djokovic ha precisato di non conoscere nel dettaglio il problema fisico dell’azzurro, evitando di entrare nella diagnosi. Ha però richiamato la propria esperienza per spiegare quanto possa essere complicato affrontare una lunga assenza.
«Ho attraversato alcuni infortuni importanti nella mia carriera. Uno, in particolare, mi ha tenuto fuori per sei o sette mesi: il problema al gomito nel 2017. Ho subito un intervento. So quanto sia difficile affrontare tutto questo e tornare».
Il recupero mentale dopo il via libera dei medici
Per Djokovic, ritrovare la condizione fisica rappresenta soltanto una parte del percorso. Anche quando lo staff concede il via libera, il giocatore deve recuperare la fiducia nei propri movimenti.
«Quando resti lontano dal circuito così a lungo, al ritorno devi affrontare più cose del normale. Soprattutto dal punto di vista mentale».
Il serbo ha descritto il dubbio che può accompagnare un atleta nelle prime partite: «Sei in campo e ti chiedi: sono davvero completamente guarito e libero di fare questo scatto?».
«Fisicamente valuti continuamente la situazione con il tuo team e torni a giocare al massimo livello quando ricevi il via libera per competere. Ma poi c’è l’aspetto mentale. Se per lui si tratta del ginocchio, ovviamente questo influisce su ogni singolo movimento».
La scelta di Sinner: «Bisogna guardare alla carriera»
Djokovic ha espresso fiducia nelle decisioni prese dall’azzurro insieme al suo staff, sottolineando quanto la sua assenza pesi sul circuito.
«Sono sicuro che lui e il suo team stiano facendo scelte sagge. È stato il miglior giocatore del mondo e una forza dominante negli ultimi due anni, insieme a Carlos. Il tennis sente sicuramente la sua mancanza».
La priorità, però, deve restare la possibilità di continuare a competere per molti anni.
«Allo stesso tempo deve pensare al lungo termine. Mi sembra di aver visto che ha detto proprio questo. È intelligente. Ho sempre ricevuto il consiglio di guardare al quadro generale e ho cercato di farlo: sostengo questo modo di pensare».
Il concetto è semplice: «È importante concedere più anni alla propria carriera, così da avere più possibilità di raggiungere tutti i propri obiettivi».
Rune e la differenza tra allenamenti e partite
Una riflessione simile ha accompagnato le parole dedicate a Holger Rune. Djokovic ha raccontato di essere rimasto in contatto con il danese durante lo stop e di aver seguito il suo ritorno.
«Sono molto felice che sia tornato. Mi piace Holger e mi piace affrontarlo: abbiamo sempre grandi battaglie. Ho visto le immagini dell’infortunio e, sinceramente, è stato terribile».
Il serbo ha ricordato che ritrovare buone sensazioni negli allenamenti non significa essere immediatamente pronti a esprimere lo stesso livello in torneo.
«Giocare una partita è completamente diverso da qualsiasi set di allenamento. Entrano in gioco i nervi, viene chiamato il punteggio e improvvisamente ogni colpo, ogni punto conta. Hai paura di sbagliare, diventi teso e stressato, e questo influenza tutto il gioco».
Per Rune, quindi, servirà soprattutto accumulare esperienza agonistica: «Ha bisogno di giocare più partite. Spero che ritrovi molto presto il suo miglior tennis».
Pechino come spinta per Shanghai
Sul proprio momento, Djokovic si è mostrato soddisfatto e desideroso di proseguire sulla strada tracciata nella capitale cinese.
«Pechino è stata una settimana fenomenale per me, la migliore di quest’anno, senza dubbio. Cercherò di sfruttare questa spinta anche a Shanghai, usare la fiducia e, spero, arrivare ancora una volta lontano».
Il sostegno del pubblico rappresenta una componente importante: «La scorsa settimana l’affetto ricevuto dentro e fuori dallo stadio è stato davvero speciale. È un’energia di cui ho sempre bisogno come giocatore e cerco di usarla per rendere al meglio».
L’omaggio a Nishikori e la battuta sul minigolf
Djokovic ha infine celebrato la carriera di Kei Nishikori, ricordandone la velocità, il talento e la straordinaria capacità di colpire la palla con il giusto tempo.
«Ha tantissimo di cui essere orgoglioso. Purtroppo ha avuto molti infortuni e ha faticato a mantenersi in salute. Quando giocava il suo miglior tennis era un giocatore da primi cinque del mondo».
Non è mancato un momento più leggero, dedicato al percorso di minigolf allestito per i giocatori a Shanghai. Djokovic ha ammesso di averlo provato l’anno scorso, con risultati inferiori a quelli ottenuti sui campi da tennis: «Non ero tra i primi dieci di quella classifica», ha scherzato.
Per il Masters 1000, invece, le ambizioni restano alte: portare a Shanghai la fiducia ritrovata a Pechino e costruire un’altra settimana da protagonista.
Carlos Alcaraz arriva a Shanghai con il titolo di Tokyo e una nuova spinta per il finale di stagione. Nella conferenza stampa prima del torneo, lo spagnolo ha parlato delle sensazioni dopo il ritorno alle competizioni, degli obiettivi ancora da inseguire e del percorso di recupero dell’amico Holger Rune. Il punto di partenza è una ritrovata energia mentale, che spera di trasformare in risultati durante un periodo dell’anno nel quale ha spesso incontrato difficoltà.
«Il corpo deve riabituarsi, ma mentalmente sono fresco»
I mesi trascorsi lontano dal circuito potrebbero far pensare a un Alcaraz fisicamente più riposato rispetto ai rivali. Il murciano, però, ha spiegato che tornare a competere dopo una lunga assenza comporta anche delle difficoltà.
«Non direi che il mio corpo sia più fresco, perché dopo così tanto tempo senza competizioni, quando torni nel circuito e giochi partite fisicamente molto impegnative, senti che il corpo non è abituato. Questo può provocare qualche piccolo problema. Per noi è normale avvertire queste sensazioni».
Diverso il discorso sulla condizione mentale: «Mentalmente mi sento fresco, e per me questa è la cosa più importante. Sono pronto ad affrontare la sfida di questo torneo».
Alcaraz non nasconde il desiderio di migliorare il proprio rendimento negli ultimi mesi del calendario.
«Se guardiamo agli ultimi anni, questa tournée o questa parte della stagione non è mai stata la mia migliore. Adesso voglio arrivare nelle condizioni giuste per questo torneo, perché desidero davvero vincere, un giorno, sia qui sia nei tornei che mi aspettano nei prossimi mesi. Penso che questo mi dia una motivazione in più per il resto della stagione».
Il ritorno a Shanghai e l’energia dei tifosi
Lo spagnolo torna nel Masters 1000 cinese dopo due anni e ha sottolineato il piacere di ritrovare il pubblico locale.
«È emozionante. Era da tanto tempo, due anni in realtà, che non venivo a Shanghai. Ho apprezzato tantissimo la calorosa accoglienza durante l’allenamento di oggi. È stato un piacere rivederli. Sono entusiasta e felice di essere tornato».
L’entusiasmo degli spettatori, secondo Alcaraz, può aiutare anche quando la fatica della stagione comincia a pesare.
«I tifosi sono davvero appassionati. Mi piace venire qui perché penso che apprezzino il buon tennis e le partite. Ovviamente siamo alla fine della stagione e a volte i giocatori arrivano un po’ stanchi, mentalmente e fisicamente. Ma grazie al pubblico troviamo una buona energia durante gli incontri e gli allenamenti».
Le parole per Rune: «Deve avere pazienza»
Alcaraz ha dedicato una riflessione anche a Holger Rune, tornato alle competizioni dopo una lunga assenza. I due hanno condiviso una settimana di allenamenti a Murcia e lo spagnolo conserva un’impressione positiva del lavoro svolto insieme.
«È un processo lento. L’infortunio che ha avuto è molto complicato, perché nel tennis il movimento è quasi tutto. Il suo stile si basa sul muoversi bene e coprire il campo il più possibile».
Le sconfitte di queste prime settimane, per Alcaraz, vanno lette all’interno di un percorso ancora in costruzione.
«Adesso può perdere qualche partita, ma personalmente sono molto felice di rivederlo in campo. È venuto a Murcia ad allenarsi con me per una settimana e l’ho visto giocare bene. Deve tornare dentro le partite e ritrovare il ritmo della competizione, che è davvero importante».
Il messaggio all’amico è di fiducia: «Gli auguro il meglio. Deve essere paziente, perché sarà un processo lento, ma arriverà al livello che vuole raggiungere».
La Davis resta un obiettivo centrale
Guardando agli appuntamenti conclusivi dell’anno, Alcaraz ha ribadito quanto tenga a rappresentare la Spagna.
«Il tennis a volte può essere solitario, perché è uno sport individuale e per la maggior parte del tempo giochi per te stesso. Avere la Coppa Davis per rappresentare il proprio Paese è bellissimo. Sono molto grato di essere spagnolo e rappresentare la mia bandiera è una delle cose migliori che possa fare».
«La Coppa Davis è sempre uno dei miei obiettivi principali e più importanti di ogni stagione», ha aggiunto. Prima, però, la concentrazione resta su Shanghai: giocare bene adesso significa anche prepararsi mentalmente e fisicamente alle sfide successive.
«Il tennis è una montagna russa»
Infine, Alcaraz ha commentato i cambiamenti nei rapporti di forza durante il 2026, dai successi iniziali suoi e di Sinner ai due Slam conquistati da Zverev. Un’alternanza che non lo sorprende.
«Il tennis è una montagna russa. Un giocatore può iniziare l’anno molto bene, vincendo due, tre o quattro tornei. Poi tutto può cambiare e un altro può dominare sulla terra o sull’erba. E durante la tournée americana può cambiare ancora».
Per questo, ha spiegato, nessuno può permettersi di fermare il proprio lavoro: «Devi essere pronto e concentrato in ogni torneo, allenarti ogni settimana per migliorare, perché gli altri magari si stanno allenando più duramente di te per raggiungerti. È questa la bellezza del tennis: tanti giocatori lottano per lo stesso obiettivo e il ranking continua a cambiare».
A Shanghai, Alcaraz vuole inserirsi nuovamente in quella lotta, sostenuto dalla fiducia ritrovata e dall’ambizione di lasciare il segno anche nel finale di stagione.
Francesco Paolo Villarico
TAG: Carlos Alcaraz, Masters 1000 Shanghai, Masters 1000 Shanghai 2026, Novak Djokovic

Sinner
Zverev
Alcaraz
Shelton
Medvedev
Auger-Aliassime
de Minaur
Fils
Rybakina
Sabalenka
Noskova
Svitolina
Swiatek
3 commenti
Zverev invece tace?
Stai zitto ruffiano, ti va di lusso che Jannik è assente
Lucida analisi.