Ha plasmato e lavorato con Alcaraz fino a novembre 2025 Altro, Copertina

Ferrero presenta la sua autobiografia e sorprende: “Non ho niente di definito ma la competizione mi chiama. Difficile scegliere il migliore tra Carlos e Jannik, il cuore dice Alcaraz ma per i numeri è Sinner”

07/10/2026 10:27 4 commenti
Juan Carlos Ferrero (foto Getty Images)
Juan Carlos Ferrero (foto Getty Images)

Con chi ripartirà Juan Carlos Ferrero? Questo è uno dei interrogativi più “caldi” delle ultime settimane vista la recente dichiarazione del coach valenciano nella quale confermava un suo probabile ritorno sul tour ATP nel 2027 a fianco di nuovo giocatore. Ieri sera nel programma Tennis Talk su SuperTennis, Stefano Cobolli (padre e coach di Flavio) ha affermato senza peli sulla lingua di aver cercato diverse volte Ferrero offrendogli di collaborare con loro, ma la risposta dell’ex n.1 (2003) è sempre stata negativa. Ferrero è stato più volte indicato come possibile sostituto di Darren Cahill nel team Sinner, qualora l’australiano decidesse di ritirarsi dopo molti anni in giro per il mondo. Forte del lavoro splendido svolto con Carlos Alcaraz, raccolto bambino e condotto per mano fino ai grandi della disciplina e più giovane n.1 nella storia moderna del gioco, è chiaro che i servigi di Juan Carlos sono assai ambiti, ma lui pare voglia prendersi tutto il tempo per fare la scelta giusta. Il tour “chiama”, la voglia di rientrare è forte, anche solo per come si è interrotto, in modo brusco e inatteso, il suo percorso con Alcaraz lo scorso novembre, per incomprensioni che forse si potevano sanare. Tuttavia lo spagnolo pare voglia attendere l’occasione giusta, quella che più lo stimola, e probabilmente puntando su di un giocatore già maturo in modo da aver ritmi lavorativi meno intensi e totali rispetto a quelli vissuti per anni nella crescita di Alcaraz.

Ferrero ha parlato di questo e molto altro in una intervista concessa al collega Fernando Murciego su PuntodeBreak, in occasione della presentazione del libro autobiografico intitolato “Mentalità Vincente” (‘Mentalidad ganadora’ in spagnolo). Partendo dal libro, l’intervista ha spaziato su molti temi di gioco e di vita, e la parte conclusiva non poteva che essere dedicata al duo Sinner – Alcaraz. Curioso che JC affermi di considerare Sinner oggi migliore di Alcaraz, per i numeri complessivi raccolti dall’azzurro. Questi i passaggi più interessanti delle parole di Ferrero.

“L’idea di scrivere un libro ce l’avevo da tempo, ma non mi ero mai deciso fino in fondo perché ero quasi sempre molto impegnato” racconta Ferrero. “A pochi mesi dalla fine della mia collaborazione con Carlos, mi ha contattato la casa editrice Planeta proponendomi di scrivere un libro. Mi hanno dato diversi spunti e alla fine mi sono lasciato convincere, anche se era qualcosa che desideravo anch’io. Il libro racconta le difficoltà di una carriera tennistica, dall’inizio alla fine. Spero che la gente possa capirle, condividerle e apprezzare il libro. Immagino che non piacerà a tutti, ma mi auguro che possa piacere alla grande maggioranza”.

Interessante la risposta di Ferrero sul capito più difficile da scrivere: “Quello dei sei anni senza vincere un titolo è stato uno dei più complicati. Ricordo che il redattore mi chiedeva quale fosse il motivo, ma per me è sempre stato molto difficile trovare una risposta. Ancora oggi non saprei indicare una ragione precisa. È vero che in quel periodo ho giocato otto finali, ma tutto parte dal 2004, quando mi è capitato quello che mi è capitato con la varicella, mentre ero numero 2 del mondo. Da quel momento non sono più riuscito a tornare ai vertici, arrivando al massimo al numero 14 o 15 del ranking. Perché? È difficile da spiegare. Suppongo sia stata una questione di fiducia, di risultati che non arrivavano, del fatto di affrontare i migliori nei primi turni e quindi di non avere la possibilità di conquistare quei punti che vengono messi in palio nelle fasi finali dei tornei”.

Non facile mantenere una mentalità vincente quando… non vinci, ma la competizione dentro ti stimola. “Sì, anche quando ero ormai vicino al ritiro. La mentalità vincente ce l’hai sempre. Se oggi chiedessi a Novak Djokovic, che non sta ottenendo i suoi migliori risultati, ti direbbe che dentro di lui c’è ancora quello squalo competitivo. Quando entri in campo per competere ti trasformi. In qualche modo nasciamo con questo talento, che poi perfezioni durante i tornei, fino a trasformarlo in qualcosa di naturale settimana dopo settimana”.

Il libro è stata una occasione di introspezione per Ferrero. “Le carriere, una volta concluse, vengono viste da una prospettiva diversa. Nel libro vengono messi nero su bianco tutti i problemi che si affrontano nello sport, dagli infortuni alle tante altre difficoltà. È giusto che la gente ne sia consapevole, ma mi piacerebbe che avesse più peso anche la parte bella, ciò che significa costruire una carriera sportiva a questi livelli. Nonostante le difficoltà, i ragazzi di oggi devono sentirsi motivati a provarci e non fermarsi davanti agli ostacoli. Se mi è servito a conoscermi meglio? Sì, in parte. Finché non ripercorri tutto ciò che hai vissuto, sembra che molte cose rimangano nascoste nella memoria. Analizzare ogni aspetto e metterlo nero su bianco è stato bello, anche per poterlo raccontare”.

Interessante questo concetto espresso nel libro: “Quando finisce la motivazione, inizia la disciplina”,uno dei tuoi principi di Ferrero applicato poi come coach. “È una cosa vera in tutti gli ambiti della vita. Nel circuito non credo che tutte le persone affrontino i tornei o gli anni con lo stesso livello di motivazione, così come non vai in ufficio ogni giorno con la stessa voglia di lavorare. Nello sport, quando passi sei o sette anni a giocare gli stessi tornei e a vedere le stesse persone, la motivazione può passare in secondo piano. Bisogna distinguere la motivazione dall’essere mentalmente freschi per competere. Hai scelto di essere un atleta professionista sapendo di dover competere ogni settimana, quindi la cosa più importante è arrivare agli appuntamenti il più fresco possibile. Come si fa? Quando la motivazione cala, bisogna aggrapparsi alla disciplina. Se non ci si allena e non si lavora allo stesso modo, sarà difficile che continuino ad arrivare i buoni risultati“.

Ecco il pensiero di Ferrero su Carlos e Jannik, e pure Zverev che alla fine arriverà anche al tanto agognato n.1, anche se in gran parte favorito da un 2026 con troppi mesi “out” dei due più forti. “È difficile scegliere uno dei due. Quello che Jannik ha fatto dall’inizio dell’anno, vincendo così tanti Masters 1000, è qualcosa che merita un enorme riconoscimento. In questo momento, il migliore è chi occupa la prima posizione. Non possiamo nemmeno sminuire ciò che ha fatto Sascha. Alcuni dicono che ci sia riuscito perché mancavano gli altri, ma Sascha è sempre stato lì, a competere con Jannik e Carlos. È vero che non è mai riuscito a batterli, ma è sempre stato molto vicino. Quindi lasciamogli godere questo momento: con questa nuova fiducia sono sicuro che potrà giocarsela ancora più alla pari con loro”.

“Il migliore tra Alcaraz e Sinner? Potremmo assegnare il titolo a entrambi: sono giocatori straordinari ed è difficile scegliere. Con il cuore sceglierei Carlos, ma guardando i numeri dovremmo optare per Jannik“.

Invece questo il pensiero di Ferrero per i coach: “Bisogna dare grande merito agli allenatori di Jannik. Negli ultimi tre o quattro anni ha mostrato un miglioramento enorme, soprattutto si è vista la sua voglia di crescere in determinati aspetti del gioco. Prima era un giocatore che colpiva la palla fortissimo, mentre adesso ha aggiunto nuove soluzioni, come le discese a rete, i cambi di ritmo con il rovescio slice e un maggiore utilizzo dei colpi lungolinea. Gli allenatori hanno un grande merito in questo. Anche Samuel Lopez sta facendo un ottimo lavoro, anche se l’infortunio e i quattro mesi lontano dalle competizioni hanno complicato molto i loro piani per proseguire su quella buona strada. Sottolineerei anche il lavoro del team di Sascha e quello di Shelton”.

Il ritorno di Ferrero sul circuito è sulla bocca di tutti… “(Ride e risponde) Ora sto bene, ho voglia di tornare. Alla fine la competizione mi chiama. Per il momento non ho nulla di definito, lo dico con la massima sincerità. Tornerò soltanto se dovesse presentarsi qualcosa che mi entusiasmi davvero e che mi dia stimoli. Altrimenti starò tranquillamente in Accademia. In quell’intervista a bordo campo (quando aveva affermato un rientro nel 2027, ndr) sono state estrapolate alcune cose dal contesto. Se non ho detto con chi sarei tornato è perché non avevo assolutamente nulla di concreto. Al momento le cose stanno così. Preferirei una collaborazione più rilassata. Il rapporto con Carlos è iniziato quando era molto giovane e ha richiesto un grande investimento di tempo per completare tutti gli aspetti del suo gioco e mettere ordine nel suo arsenale tecnico. Ora sceglierei un giocatore un po’ più formato, qualcuno che abbia già raggiunto un certo livello di maturità e che non richieda la tua presenza al 200% ogni giorno. Sono sicuro che si presenteranno delle opportunità, quindi spero di tornare con grande entusiasmo” conclude Ferrero.

Una intervista interessante, sincera, e che non risponde alla domanda iniziale: in quale box si siederà JC? Avendo affermato nell’intervista di preferire il tour ATP, quello che conosce a menadito, e di privilegiare un tennista già formato, si depennano dalla lista vari prospetti. Jodar o Shelton, a fianco ai loro papà? Il giovane spagnolo Merida, salito molto nel 2026? O un nome a sorpresa come potrebbe essere Mensik o… perché no, Musetti? Non resta che attendere un prossimo annuncio, la sensazione è che Ferrero, sotto quello sguardo attento, in realtà abbia già le idee piuttosto chiare su chi potrebbe essere il suo prossimo “cavallo” da guidare.

Marco Mazzoni


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4 commenti

Silvy__89 07-10-2026 10:51

Per sbilanciarsi così su Jannik, un pensierino ce lo sta facendo? Mah chi vivrà vedrà

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Giambitto 07-10-2026 10:44

Mi sa che si candida.

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+1: Silvy__89, Passatore Cortese
Alex77 07-10-2026 10:41

Azz Ferrero, lo sai che hai finito di vivere per i fanatici tifosi di Carlitos, vero?

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antoniov 07-10-2026 10:36

Ma che dice Juan Carlos Ferrero ?

Forse si sarà incartato coi numeri … forse !

:mrgreen:

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+1: renzopii