Djokovic: «Non è un problema di resistenza. Shanghai resta in dubbio, Torino è un obiettivo». Buyunchaokete impressionato: «Io ero esausto, lui si stava scaldando» (Video)
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Novak Djokovic racconta le difficoltà, Buyunchaokete descrive la sensazione di affrontare un avversario capace di diventare sempre più forte con il passare delle ore. Le conferenze stampa dopo il successo del serbo per 4-6 7-6 6-2 a Pechino offrono due prospettive di una partita combattuta per quasi tre ore: da una parte la soddisfazione di Djokovic per aver trovato le energie necessarie a completare la rimonta, dall’altra lo stupore del cinese davanti alla qualità delle risposte e alla pressione esercitata nel momento decisivo.
Djokovic: «Una vittoria così vale doppio»
Per Novak, il significato del successo va oltre il passaggio del turno. Recuperare una partita iniziata in salita gli restituisce fiducia anche nella capacità di affrontare le difficoltà.
«Significa molto. Quando vinci dopo essere stato sotto di un set e devi lavorare davvero tanto per rientrare nella partita, è come se la vittoria valesse doppio. Sei orgoglioso di te stesso e dello sforzo che hai fatto. Mentalmente, quando sei costretto a inseguire, è sempre più difficile: ci sono più stress e più pressione, perché sai di dover fare le cose giuste per recuperare».
Il serbo ritiene di aver avuto le occasioni per evitare il tie-break del secondo parziale, ma riconosce i meriti dell’avversario nei punti più delicati.
«Sinceramente, nel secondo set pensavo che avrei dovuto chiudere prima. Ho avuto palle break sul 3-2, sul 4-3 e sul 5-4. Ogni volta che ne aveva bisogno, però, metteva la prima. La piazzava incredibilmente bene. Giocava un tennis aggressivo, ispirato».
Era il primo confronto tra i due e Djokovic ne ha ricavato un’impressione molto positiva: «Sapevo che quest’anno aveva battuto Jodar in tre set agli US Open e adesso capisco perché. È un ottimo giocatore, di grande qualità, un grande lottatore. Fisicamente sembra molto preparato».
«Quest’anno ho avuto problemi di salute: non voglio cercare scuse»
Il passaggio più significativo della conferenza riguarda le condizioni del serbo, nuovamente interrogato sul ricorso al medical timeout. Djokovic ha scelto di spiegare la natura generale delle sue difficoltà, senza entrare nei dettagli.
«Non voglio approfondire, perché poi sembrerebbe che mi stia lamentando o che stia cercando delle scuse. La verità è che quest’anno ho fatto molta, molta fatica con alcuni problemi specifici. Sto cercando soluzioni diverse per mettermi almeno in condizioni fisiche e di salute accettabili, così da poter scendere in campo e competere con chi ho dall’altra parte della rete. Se l’avversario mi batte perché è più bravo, va benissimo».
Djokovic ha voluto distinguere chiaramente questi problemi dalla capacità di sostenere lo sforzo.
«La maggior parte delle partite e dei tornei che ho giocato quest’anno è stata una vera lotta dal punto di vista fisico. Non ha niente a che vedere con la resistenza. Le persone confondono le due cose: non è la resistenza, è qualcos’altro, più legato alla salute. Non voglio rivelare di cosa si tratti, ma sto cercando di arrivare alla radice del problema insieme al mio team. A volte va meglio, altre volte no».
Contro Buyunchaokete, però, è arrivato un segnale incoraggiante proprio nella fase conclusiva.
«Sorprendentemente è successo qualcosa che quest’anno non avevo ancora sperimentato: nel terzo set mi sono sbloccato e mi sono sentito meglio. Verso la fine del secondo e per tutto il terzo mi sentivo più fresco rispetto all’inizio della partita».
Una sensazione che gli ha consentito di concentrarsi finalmente sul tennis: «Non è divertente stare così in campo, perché finisci per investire energie emotive, mentali e fisiche nei problemi che stai avendo, invece di pensare al gioco e a come battere l’avversario. Da questo punto di vista, il terzo set è stato davvero piacevole: finalmente ho potuto giocare senza pensare a tutto il resto».
Shanghai resta in dubbio, Torino è un obiettivo
Djokovic non ha ancora definito completamente il proprio calendario. La partecipazione a Shanghai dipenderà dalle sensazioni raccolte a Pechino, mentre resta il desiderio di disputare le ATP Finals.
«Al momento non ho un quadro chiarissimo. Non sono ancora qualificato per Torino, ma quest’anno mi piacerebbe giocare se riuscissi a qualificarmi. Ho anche in programma di giocare a Parigi-Bercy. Per Shanghai non lo so ancora: devo vedere come mi sentirò qui e poi deciderò».
Novak ha inoltre ringraziato il pubblico, rimasto sugli spalti fino a tarda sera e particolarmente caloroso anche contro un giocatore di casa.
«Ho ricevuto tantissimo sostegno ed è stato bellissimo, anche un po’ sorprendente. Affrontando un giocatore cinese, mi aspettavo logicamente che il pubblico fosse maggiormente dalla sua parte. Non potrei essere più grato per il sostegno che ho ricevuto».
Buyunchaokete: «Il mio servizio non funzionava più, tornava tutto indietro»
La conferenza del cinese restituisce soprattutto la sensazione di una pressione diventata progressivamente insostenibile. Buyunchaokete ha spiegato come la risposta di Djokovic abbia cambiato gli equilibri dell’incontro.
«Adesso mi sento svuotato. Lui ha fatto tutto così bene. Dopo circa due ore io ero stanco, il mio livello era sceso un po’. Per lui, invece, sembrava non essere successo niente: aveva appena cominciato, si era appena scaldato. La risposta era incredibile. Era come se il mio servizio non funzionasse più: tutto tornava indietro, sempre molto profondo. Non avevo possibilità».
La continuità del serbo lo ha costretto a cercare qualcosa in più, aumentando anche il rischio di sbagliare.
«Sentivo tantissima pressione perché la palla tornava sempre. Dovevo fare di più, sempre di più, e a volte finivo per forzare. Alla fine ho commesso il doppio fallo. Avevo la sensazione che il campo fosse troppo piccolo per me. Lui era ovunque, non sbagliava, non regalava punti. È così che gioca. Lo accetto e gli faccio i complimenti».
«Nel secondo set mi sentivo vicino alla vittoria»
Buyunchaokete non era entrato in campo soltanto per vivere l’esperienza di affrontare Djokovic. Il cinese credeva nella possibilità di vincere e, nel secondo parziale, aveva avvertito concretamente l’occasione.
«Sinceramente, nel secondo set mi sentivo molto vicino alla vittoria e vedevo che in quel momento lui era stanco. All’inizio del terzo, però, ha davvero alzato il livello. Mi leggeva perfettamente: metteva sempre la palla dove mi trovavo meno a mio agio. Ho subito due break all’inizio del terzo set e la vittoria si è allontanata».
Il confronto gli ha lasciato una forte impressione anche sul piano fisico: «Io ho 25 anni ed ero esausto. Il mio livello scendeva, lui invece stava appena iniziando. Sono senza parole. Tengo molto a questa opportunità, perché non ne ho tante per affrontarlo. Gioco nel circuito da tre anni ed era la prima volta contro Djokovic».
Da qui un riconoscimento netto del valore del serbo: «Ho lottato punto dopo punto. Nel complesso penso che sia stata una partita di altissimo livello. Questo è il suo tennis, il suo stile: ecco perché è il più grande, perché è riuscito a battere Federer e Nadal. Tutto torna».
Nessuna recriminazione, infine, per il sostegno ricevuto da Djokovic sugli spalti: «Ha dato tantissimo a questo sport e lo ha portato a un livello superiore. Merita rispetto. Ero preparato mentalmente a questa atmosfera e non mi ha condizionato. Ero completamente concentrato sulla partita. Pensavo che meritasse tutto questo: non ho nulla di cui lamentarmi».
Francesco Paolo Villarico
TAG: Buyunchaokete, Novak Djokovic

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