Il “crepuscolo” Rublev, uscirà dalla top 20 (non accadeva dal gennaio 2020)
20 commenti
La cura Safin non sembra sortire gli effetti sperati nel tennis di Andrey Rublev. Il moscovita, oggi 28enne, sta provando insieme all’aiuto del carismatico connazionale a rilanciare una carriera che l’ha portato al n.5 del mondo, vincere due Masters 1000 e attestarsi appena sotto ai più forti, ma incapace di spiccare il volo e battere i migliori nei massimi appuntamenti. È piuttosto clamoroso che un giocatore dotato dei suoi colpi (un diritto terrificante), un buon servizio e una eccellente mobilità non sia mai riuscito ad abbattere la barriera dei quarti di finale in uno Slam, fermandosi per ben 10 volte a un passo dalla semifinale. Andrey nel tempo si è costruito stagioni discretamente continue con frequenti vittorie nei tornei 250 e 500, ma quando la posta in palio diventa più alta, i suoi pesanti limiti caratteriali – e qualche difetto tecnico mai superato, come il rovescio e la difficoltà nel cambiare ritmo – vengono a galla e gli avversari più competitivi sanno benissimo come metterlo in difficoltà, e batterlo. Quando il punto “scotta”, Rublev tende ad affrettare i tempi e gestire male la tensione, con le sue esplosioni auto-distruttive dopo errori gravi diventati ormai iconiche.
Andrey da tempo lavora sul piano mentale, ma il salto di qualità per non ora non arriva. Ha provato a cambiare attitudine imponendosi di restare calmo, ma per suo stesso dire questo cambio di rotta intrapreso qualche tempo fa non ha portato un miglioramento poiché paradossalmente lo ha un po’ “spento” a livello di competitività, mentre la tensione emotiva che riusciva a cavalcare – non sempre a controllare…- era il fuoco che gli permetteva di esplodere quella furia di pallate micidiali con il diritto e che gli ha portato i risultati migliori. Per questo dallo scorso anno ha provato ad inserire Marat nel suo team: amico, mentore, una ispirazione e soprattutto persona che lui rispetta terribilmente ed ascolta. Il carisma del due volte campione Slam è massimo, e con la sua durezza sta pungolando Andrey per provocare una reazione. “Deve partire da dentro di lui, questo processo richiederà tempo e solo Andrey può farcela con le sue gambe. Io gli mostro la via, ma sta a lui percorrerla”, affermava Marat parlando del suo pupillo. Un lavoro continuo, certosino, ai fianchi, per provare a farlo reagire e portarlo a conoscere meglio se stesso e gestire in partita emozioni che troppe volte lo travolgono e penalizzano oltremodo.
Non è un percorso facile. Rublev è dinamite in tutti i sensi: pochi picchiano la palla come lui, ma… la miccia si accende anche quando non vorrebbe e la esplosione diventa incontrollata, inevitabile, e avviene spesso giusto nelle sue mani. Se la carriera del russo si è mantenuta ad altissimo livello grazie a risultati piuttosto regolari e qualche acuto, la tendenza è in negativo, con una lenta ma inesorabile scivolata che l’ha fatto prima uscire dai top10, e che dalla prossima settimana gli costerà anche un posto tra i primi 20 del ranking ATP. Attualmente Andrey è n.18, ma con i punti ceduti al Masters 1000 di Cincinnati rispetto al piazzamento 2025 è già sicuro nel Live ranking di cedere sei posizioni, attestandosi virtualmente al n.24. È una scivolata significativa, anche simbolicamente: Rublev si è attestato in top 10 per molto tempo, dall’ottobre del 2020 al gennaio 2025 quasi ininterrottamente (solo una settimana al n.11), e dopo l’ingresso tra i migliori 20 nel gennaio del 2020 non era più uscito da questa élite. Lo farà lunedì prossimo e non è affatto una buona notizia ma la conferma di una tendenza negativa. La sua tra l’altro era la terza striscia attiva più lunga di permanenza in top 20 dopo Novak Djokovic (dal 16 luglio 2018) e Daniil Medvedev (dal 22 ottobre 2018). Con la dipartita del moscovita dalla prossima settimana, la terza striscia più lunga di permanenza tra i migliori 20 in classifica diventa quella di Jannik Sinner, iniziata il 9 agosto 2021 e ovviamente ancora in corso visto che l’azzurro è saldamente al n.1 (con 85 settimane complessive toccate lunedì scorso).
Rublev nel 2026 vanta un bilancio di 27 vittorie e 15 sconfitte. Ha trionfato a Bastad (ATP 250, battendo Darderi in finale), e come migliori risultati ha i quarti a Roma (demolito da Sinner), la finale a Barcellona (sconfitto da Fils), le semifinali a Dubai, Doha e Hong Kong. Discreti risultati, ma giusto da giocatore tra top 20 e top 30, niente di più. Mancano le vittorie contro i più forti (Davidovich Fokina, n.23 nel corso del torneo di Roma, il tennista di miglior ranking sconfitto in questa stagione) e mancano gli acuti nei grandissimi appuntamenti, soprattutto gli Slam, dove nel 2026 ha raccolto poco o niente. A US Open avrà la prima occasione per un riscatto, in un torneo che tecnicamente è perfetto per il suo gioco. Ma la sensazione è il buon Andy sia entrato in un “crepuscolo” sportivo non facile da invertire. A meno che dentro di lui non scatti qualcosa che finalmente lo porti a gestire la sua rabbia agonistica, incanalandola in energia positiva. Lo sguardo beffardo di Marat quando parla di Andrey tuttavia è foto migliore di una situazione non facile, con una concorrenza assai agguerrita e anche più giovane che spinge per entrare tra i migliori.
Marco Mazzoni
TAG: Andrey Rublev, ATP ranking, Marat Safin, Marco Mazzoni

Sinner
Zverev
Alcaraz
Shelton
Auger-Aliassime
Medvedev
Fils
de Minaur
Rybakina
Sabalenka
Noskova
Svitolina
Swiatek
E’ stato un ottimo giocatore, non un campione ma un ottimo giocatore. Non c’è da disperarsi se dalla top20 dopo 5 anni
Credo che Rublev avesse scelto Safin proprio per dare maggior variazione al proprio tennis, ma evidentemente non è stato sufficiente
Safin è sempre trasandato. Barba incolta, tshirt improponibili, imbolsito, pieno di tatuaggi, capello al vento, mi da l’immagine di un appassionato di Harley che va ad affrontare il deserto, pieno di grana e a godersi tante fanciulle.
Se da una parte questo ha del fascino (e beato lui che può farlo), non credo dall’altra sia utile a un Rublev, che ha bisogno di disciplina e di una figura come dire nei binari della “normalità” per quanto normali possano essere dei pluri milionari giramondo.
Per esempio un Chaill con la sua compostezza, la sua aria da “ragioniere” il suo stile sempre impeccabile, potrebbe rappresentare per il giovane russo un’immagine alternativa a dei comportamenti sopra le righe per troncare con gesti pazzeschi come spaccare le racchette, inveire contro i fotografi, urlare istericamente al proprio angolo, darsi la racchetta sulle gambe fino a procurarsi delle ferite…..
Il tennis a questi livelli è talento, ma soprattutto disciplina psicologica. Un allenatore per un top 10, magari non ha più senso da un punto di vista tecnico, ma acquisisce un importanza come mentore,
A un anno dalla loro collaborazione, i fatti parlano chiaro, il ragazzo non solo è peggiorato come risultati, ma spesse volte sparisce proprio dal campo
@ Marco Tullio Cicerone (#4668882)
Scusate, nella fretta ho scritto male, volevo dire che la lotta contro i demoni interiori è più difficile di quella contro l’avversario ma mentre rileggevo non mi sono accorto della svista.
Hai preso l’esempio giusto.
Concordo in pieno.
Cobolli è un esempio per tutti quelli che non hanno un talento cristallino, ma con dedizione e consapevolezza dei propri mezzi arrivano lontano.
Forse esagero ma è il David Ferrer italiano e non lo cambierei per dire con De Minaur
Deve lottare contro l’avversario e i demoni interiori ogni partita e la prima lotta è quella più difficile. Più facile sarebbe cercare di migliorare il suo gioco, avere un maggior numero di soluzioni ma non ne è stato capace. Rublev chiudeva il 2019 al n. 23 del mondo, un giocatore decisamente in ascesa, oggi però sa fare esattamente le solite cose che sapeva fare nel 2019 mentre tanti hanno messo il massimo impegno per migliorarsi.
Lasciamo perdere quel fenomeno di Sinner ma secondo voi Cobolli sa fare le stesse cose di quando si è affacciato tra i professionisti? Il rovescio anticipato di adesso se lo sognava, la prima era una rimessa in gioco, la volé molto più incerta e il diritto non viaggiava nemmeno a pagarlo. Ne ho preso uno a caso, tra gli italiani perché li seguo di più ma la maggior parte dei giocatori cerca di migliorarsi proprio come Flavio mentre Rublev è rimasto lì.
Dal lato umano sono d’accordo con te, non se la prende mai con l’avversario semmai a volte fa del male a sé stesso; sinceramente che riesca a rientrare in top ten io qualche dubbio ce l’ho, se dovessi scommettere direi di no ma il tennis sorprende sempre per cui lascio la porta aperta.
Andreij è un grande campione che per sensibilità interiore ha avuto momenti bui gli auguro di ritrovare la fiducia in sé stesso e stimoli nuovi per rientrare nella top 10 presto
È un campione elegante educato
molto serio presto si riscattera’ in campo non servono
inutili parole so che può farcela
Straconcordo… Ma, insomma, confrontare Rublev con la Giorgi anche no… Stesso ed unico piano, ma Rublev è 2, se non 3, livelli sopra la Giorgi
Il problema è che il suo gioco è monocorde e totakmente prevedibile, e tutti lo conoscono benissimo.
Lui è calato un pò, e ha perso fiducia (dopo tanti anni a mettercela tutta senza grandi risultati è comprensibile) ma sono anche gli avversari che sono cresciuti ed è arrivata gente nuova più attrezzata di lui.
Anche se Andrey fosse rimasto al suo massimo livello, non sarebbe comunque bastato a restare ai vertici e probabilmente sarebbe uscito dalla top10 in ogni caso.
Avrebbe dovuto evolversi, introdurre nuove soluzioni, lo sport è come un fiume in cui devi sempre nuotare controcorrente anche solo per mantenere la tua posizione. Chi resta fermo inevitabilmente viene trascinato a valle.
Ha iniziato a lavorare con Safin ad aprile 2025 e da allora, non solo non è migliorato, ma è addirittura peggiorato. Non riesce neanche più a fare un quarto slam o vincere un 500.
Non so se avrà la personalità per realizzare che il suo idolo non sta facendo il suo bene. Solo perché uno è stato un gran giocatore e ha carisma non vuol dire che sia un ottimo coach, soprattutto per te che lo adori. Certo che per Marat non è una gran pubblicità eh.
Ex
Spernacchiano
Più di 6 anni consecutivi sempre in top 20, e la maggior parte di questi nei primi 10, qualificandosi spesso alle Atp finals sono un risultato pazzesco a parer mio. E credo che il buon Andrej abbia tutti i mezzi tecnici e non solo per ritornarci in tempi brevi ,alla faccia di quelli che invece lo spelacchiato dal divano sfondato.
Fate un resoconto di quanti atp 1000 hanno vinto negli ultimi 3 anni togliendo quelli vinti da Alcaratz e Sinner!
Shelton ha vinto l’ultimo 1000 perché non c’era uno forte…
Ci sono solo i primi tre che danno garanzie gli altri possono perdere in qualsiasi momento da un top 80/90! Vedi Darderi, Shelton, fritz ,bublik ….etc….!!!
Ma ve ne siete accorti adesso il crepuscolo del tennis c’è da un po’!
… qs anno il divario si allarga i top 30 non sono competitivi se non a momenti e ad esempio (un mediocre forte)Jodar riesce ad arrivare in top 10!
Ma almeno la Giorgi aveva un notevole lato B.
Ci sta.
Rublev, ma in parte anche Medvedev, Ruud, De Minaur e ovviamente Tsitsipas sembrano aver passato il loro prime.
Qualche ruggito qua e là, ma difficilmente torneranno e/o resteranno ai vertici.
lo scrivo anche qui e lo sintetizzo.
Rublev è afflitto, da inizio carriera, dalla sindrome Giorgi.
Non ha un piano B, non dispone di variazioni ( non gli ho mai visto fare dei back) ..picchia picchia e se non riesce a sfondare ( e tra l’altro ci sono anche giocatori che lo sfondano di ritmo) si avvilisce e si autopunisce.
Avrà cambiato allenatore, ma se la materia grigia tennistica non si sviluppa c’è poco da fare.
E questo vale per la maggior parte dei russi ( Khachanov, Karatsev, Safiullin, Kotov)..
Solo Medvevev è pensante ma anche li’ ci sarebbe lavoro per il dottor Freud..