Il torinese è membro del Player Advisory Council ATP, Copertina

Vavassori: “Nella visione che hanno per il 2028, il doppio verrebbe svilito. Rispetto al passato, non è che si giochi molto di più, ma hanno dilatato molto il tempo che passi in giro per il mondo e questo contribuisce ai burnout”

28/09/2026 14:00 3 commenti
Andrea Vavassori (foto Getty Images)
Andrea Vavassori (foto Getty Images)

Promozione insufficiente del doppio, proposte di modifica dal 2028 che rischiano di svilire ancor più la disciplina in coppia e una visione chiara del perché oggi nel mondo del tennis siano ancor più frequenti infortuni e crolli mentali: Andrea Vavassori a 360° in una interessante intervista concessa a Marco Beltrami su Fanpage, nella quale il torinese si apre anche con discreta durezza su temi “caldi” dell’attualità tennistica. Da membro del Player Council, “Wave” ha una posizione se vogliamo privilegiata nelle discussioni interne all’ATP e tra i giocatori, ma questo rende il suo ruolo ancor più delicato visto che il settore a lui più caro, il doppio, è seriamente a rischio ridimensionamento sia nei prize money che nel peso sul tour ATP. Una situazione complessa che sta creando anche un po’ di tensione in seno al gruppo dei professionisti e che il torinese digerisce malvolentieri poiché sente come sorta di mancanza di empatia verso una categoria comunque rilevante. Riportiamo alcuni passaggi interessanti della lunga intervista concessa al collega.

Andrea Vavassori aveva già parlato nel recente passato del suo nuovo ruolo e sulla battaglia per la sopravvivenza e maggior visibilità della specialità del doppio, questione che vive “dal di dentro” essendo uno dei componenti del Player Council. “È un ruolo comunque difficile perché appunto è un Player Advisory Council dove ci vengono date le informazioni sui futuri movimenti che l’ATP farà e noi possiamo consigliare i board members sui cambiamenti e sulle decisioni da prendere” racconta il torinese. “Però diciamo che non sono decisioni nostre, dei giocatori. Noi consigliamo, cerchiamo di convincere i board members a prendere le decisioni giuste verso i giocatori. Ripeto, è un incarico comunque complesso”.

Purtroppo Andrea non vede alcun miglioramento nella promozione e visibilità della disciplina in seno all’ATP e nei tornei del tour stagionale: “Abbiamo fatto passi indietro, non avanti, purtroppo, perché la promozione è sempre rimasta uguale, più o meno” racconta Vavassori nell’intervista. “Non c’è stato un cambiamento di tipo positivo sul marketing, sulla promozione, su quello di cui abbiamo parlato anche tempo fa. Abbiamo detto che era importante e spero che in futuro venga presa in considerazione la cosa, perché penso che al giorno d’oggi ormai giri tutto intorno a quello: fai un bel lavoro di marketing, di promozione e raggiungi più persone. In questo modo viene valorizzato anche lo sport che vendi. Se vendi già l’evento come se fosse un evento di seconda fascia, la narrativa è già una narrativa che difficilmente diventa positiva e raggiunge una fascia di pubblico“.

La intervista si accende ancor più quando si parla del 2028, quando molti saranno i cambiamenti nella stagione ATP con una importante revisione del calendario – l’ingresso ormai certo del M1000 in Arabia Saudita, e l’effetto dominio che ne seguirà – ma con novità anche per il doppio, nient’affatto positive per gli “specialisti”: “Nella visione che hanno per il 2028 vorrebbero cambiare alcune cose sul doppio e quindi stiamo cercando di avere una conversazione attiva con l’ATP per far sì che non ci siano cambi in negativo, ma in positivo perché da quello che passa dal loro messaggio, è più una riduzione che è un miglioramento” racconta Andrea, che entra nel dettaglio di indiscrezioni già rivelate. “Si parla di riduzione del prize money, riduzione delle coppie. Però non c’è un progetto ancora. Al momento quello che so è che non ho visto ancora un progetto volto a migliorare il discorso della promozione, del marketing e renderlo più attrattivo. C’è stato più un discorso su: Come faccio a risparmiare soldi togliendo soldi al doppio”.

Una situazione che ha creato anche un certo attrito con chi si dedica prevalentemente al singolare: “Non mi è piaciuto tanto come si è messa la situazione, perché è come se si fosse creata una spaccatura tra i giocatori di doppio e i singolaristi. Perché i soldi che si tolgono al doppio, nella visione, nella formula che c’è in atto, non verrebbero reinvestiti in qualcos’altro, diciamo nel migliorare il prodotto: verrebbero solamente spostati al singolo. Quindi si parlava di passare dalla percentuale, 80%- 20%, a una percentuale estrema di 90%-10%. Si parla solo di prize money. Senza considerare che il singolare ha anche il bonus pool, profit sharing e sono tanti altri soldi che il doppio non ha”.

Ovviamente i “doppisti” si sono compattati sul no a questa prospettiva di ridimensionamento: “Abbiamo formato un gruppo molto attivo di doppisti, comunque di un certo background, perché siamo io, Arevalo, Herbert, Glasspool, Patten” racconta Wave. “Stiamo avendo conversazioni con l’ATP per cercare di capire cosa si può fare. Sono stati mesi, comunque, con molte riunioni anche al di fuori del campo da tennis. Comunque è un discorso che riguarda solo l’ATP, gli Slam sono un’altra cosa.

Vavassori non ritiene corretto in modo in cui la questione è stata posta: “A me proprio non piace come lo stanno impostando. Siamo già comunque una minoranza ed è brutto che si dica: ‘I doppisti guadagnano troppo’, quando in realtà, se tu guardi i ricavi, forse i primi dieci hanno degli ottimi guadagni, ma quelli indietro, con le spese e tutto, hanno dei guadagni normali. (…) Stiamo lottando per fare sì che la situazione migliori. Inoltre è tutto particolare perché molti appassionati di tennis e addetti ai lavori non sanno nemmeno che c’è in ballo questo discorso. (…) I doppisti sono comunque gente che ha fatto tanti sacrifici, che magari ha fatto una scelta di carriera, che ha comunque coach, fisioterapisti, allenatori che paga. Quindi non c’è solo un intero movimento di giocatori, c’è anche un intero movimento di accademie, di allenatori, di preparatori. E il doppio è una disciplina olimpica, cioè ci sono tante cose dentro. Se tu passi al 90%-10%, lo svilisci“.

Un alto passaggio molto interessante del pensiero di Vavassori riguarda il tema caldissimo relativo al calendario, il “si gioca troppo”, e gli infortuni. Il torinese ha una visione chiara dello status quo: “Secondo me rispetto al passato, non è che si giochi molto di più, ma hanno dilatato molto il tempo che passi in giro per il mondo. Cioè, mentre una volta giocavi il torneo, il Masters 1000 e facevi quattro, cinque partite in una settimana, adesso quelle quattro, cinque partite le devi giocare in due settimane. Tu spendi un sacco di tempo, a volte ad allenarti, altre volte a preparare le partite. Io passo ormai dieci mesi all’anno in giro. Molte volte magari è successo, come nella trasferta americana, che ho fatto Washington, Montreal, Cincinnati e New York. È successo che a Washington ho perso nei quarti, quindi ho giocato due partite. A Montreal ho perso al primo turno. Sono stato via 25 giorni tra Washington e Montreal e ho giocato tre partite. Quindi sono trasferte lunghissime che a livello mentale ti ammazzano, perché stai magari fuori due mesi in America, però senza un tempo realmente vissuto nei tornei. Cioè, stai tanto tempo ad aspettare di giocare. Secondo me i tanti infortuni che abbiamo sono anche dovuti a quello: hai pochi stacchi, sei sempre in giro. Fai una vita comunque bellissima, perché vedi posti bellissimi, però sei sempre in giro. Cioè, è sempre un po’ ripetitiva: sempre in giro, sempre pronto a partire, sempre in hotel. E quindi dopo un po’ è normale che la gente vada in burnout“.

Ultima nota interessante di Vavassori quella relativa ad un’altra questione sulla bocca degli appassionati: i match al meglio dei 5 set. Andrea li difende a spada tratta: “Se ti piace il tennis non puoi pensare di accorciare. Sono proprio belle queste battaglie. Il fatto che sia uno sport molto fisico, molto duro, molto mentale, cioè è una delle peculiarità del tennis. Se mettessi le partite da cinque set a tre set, non ci sarebbe più questa epica che c’è invece in alcune finali. Alla fine, quando tu parli di tennis, ti ricordi delle finali di Nadal e Federer a Wimbledon, di Djokovic e Nadal all’Australian Open, di Sinner contro Alcaraz a Parigi. Quindi ti ricordi l’epica, no?”.

Marco Mazzoni

 


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3 commenti

Morituri Te Salutan 28-09-2026 14:46

Ma ormai il doppio e peggio ancora il doppio misto sono eventi arcaici, che trovano qualche amante tra i nostalgici boomer degli anni 70/80, quelli che giocavano a tennis con le Superga e avevano i poster di Agassi col parrucchino in cameretta….
Hanno provato a resuscitarli accoppiando Raducanu allo spagnolo, hanno avuto l’ardire di riesumare il doppio tra sorelle Williams come tra i peggiori incubi che uno spettatore possa incontrare pagando un biglietto centinaia di dollari.
Il mondo va avanti, una volta cera la coppa Rimet, la coppa delle Fiere, se un evento è agonico bisogna accorciarne l’agonia

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-1: walden
cataflic (Guest) 28-09-2026 14:41

Ma insomma, basta prendere i guadagni dei primi 100 doppisti, vedere il monte complessivo e il decadimento che segue la classifica e prendere quello dei singolaristi per fare un punto di pareggio…il n.1 di doppio corrisponde alla posizione n.x di singolo e alla via così.
Poi si realizza l’ipotesi di ribilanciamento della distribuzione montepremi e si vede di quanto si incrementano le entrate dei singolaristi lungo la classifica ipotizzando un reimpiego dei doppisti in singolo.
Bisogna decidere dove far cadere i soldi…che 30k in più al singolarista 35ATP non spostano nulla, mentre fossero al n.150 è un altro paio di maniche.
Forse alla fine i doppisti per necessità, potrebbero rivedere i piani di carriera e farla nei challenger guadagnando non certo come n.4 della classifica di doppio, ma almeno mantenendosi come professionisti…

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walden 28-09-2026 14:09

Tanto varrebbe, a questo punto, eliminarlo il doppio…. veramnete un affronto alla storia del tennis.

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