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Alcaraz tra Laver Cup e Coppa Davis: “La Davis è un grande obiettivo, abbiamo una squadra forte”

27/09/2026 21:54 Nessun commento
Carlos Alcaraz (foto Getty Images)
Carlos Alcaraz (foto Getty Images)

Carlos Alcaraz è stato uno dei protagonisti del ritorno del Team Europe sul trono della Laver Cup. Lo spagnolo ha contribuito al successo della formazione guidata da Yannick Noah vincendo il doppio della prima giornata insieme a Jakub Mensik e superando Taylor Fritz il sabato per 6-3 4-6 13-11, dopo aver annullato due match point nel Laver Breaker.

Una volta terminata la competizione, per il murciano è arrivata anche una domanda inevitabile: se fosse costretto a scegliere tra Laver Cup e Coppa Davis, quale privilegerebbe?
Alcaraz inizialmente ha evitato una risposta netta, sottolineando soprattutto la difficoltà di inserire entrambi gli appuntamenti in un calendario già molto intenso.
“Ovviamente dipende. Ogni anno è diverso e non sappiamo cosa succederà. Ma, sinceramente, arriva un momento in cui devi scegliere tra giocare la Coppa Davis o venire qui, perché disputare entrambe le competizioni è complicato se hai avuto un lungo percorso agli US Open. Quindi dipende. Vedremo, sarà il futuro a decidere”.

La Davis resta un grande obiettivo
Quando il discorso si è spostato sull’importanza della competizione per nazioni, la posizione dello spagnolo è diventata più chiara.
“Per me la Coppa Davis è un obiettivo molto importante. Quest’anno abbiamo una grande squadra, con Jodar e con Marcel nel doppio, e penso che abbiamo possibilità di vincere. Non mentirò: è un obiettivo grande e importante per me”.
Il riferimento è a Rafael Jodar, protagonista nel recente successo della Spagna contro il Cile, e a Marcel Granollers. Le parole di Alcaraz, però, non rappresentano una conferma della convocazione per novembre: David Ferrer non ha ancora comunicato la squadra definitiva per le Final 8. Jodar ha debuttato in Davis proprio nel 2026, contribuendo alla qualificazione ottenuta a Santiago.
La Spagna affronterà l’Austria nei quarti di finale giovedì 26 novembre a Bologna. L’eventuale semifinale sarebbe contro la vincente di Gran Bretagna-Germania.

Un trofeo che manca ancora ad Alcaraz
La Coppa Davis rappresenta uno dei grandi obiettivi ancora assenti dal palmarès del sette volte campione Slam.
Alcaraz avrebbe voluto partecipare anche alle Final 8 del 2025, ma dovette ritirarsi prima del quarto di finale a causa di un edema al bicipite femorale destro. Il problema era emerso durante la finale delle ATP Finals di Torino persa contro Jannik Sinner e gli esami successivi portarono lo staff medico a sconsigliargli di giocare.
La Spagna, nonostante la sua assenza, riuscì comunque ad arrivare fino alla finale, dove venne battuta 2-0 dall’Italia. Gli azzurri conquistarono così il terzo titolo consecutivo.

“La Laver Cup mi aiuta a ritrovare la gioia”
L’importanza attribuita alla Davis non riduce però il valore che Alcaraz assegna all’esperienza vissuta a Londra.
Il murciano arrivava alla Laver Cup al suo secondo torneo dopo il lungo stop per l’infortunio al polso. Era rientrato agli US Open dopo circa cinque mesi lontano dalle competizioni e aveva quindi bisogno soprattutto di partite per ritrovare ritmo.
“Avevo bisogno di incontri per recuperare ritmo, vedere come reagiva il mio corpo e tornare a sentirmi competitivo”.
Lo spagnolo ha sottolineato anche quanto sia particolare vivere il tennis all’interno di una squadra.
“Mi piace stare in panchina e sostenere i miei compagni. Quando giochi un evento a squadre cambia completamente: giochi per te stesso, ma anche per gli altri e per quelli che ti stanno sostenendo da fuori”.
E ha aggiunto un concetto particolarmente significativo dopo i mesi trascorsi lontano dal circuito:
“Sto utilizzando questo torneo anche per recuperare la mia gioia. Amo giocare”.

Alcaraz: “Il problema sono soprattutto le palline”
Durante la conferenza stampa conclusiva c’è stato spazio anche per un tema tecnico molto discusso nel circuito: la progressiva lentezza delle condizioni di gioco.
Secondo il murciano, però, l’elemento principale non sarebbe tanto la superficie quanto le caratteristiche delle palline.
“Ne parlavo con Yannick e con la squadra. Le piste erano molto più veloci in passato e ora stanno diventando più lente, ma penso che non dipenda tanto dai campi. Direi che ha più a che fare con le palline”.
Il problema, secondo Alcaraz, è soprattutto il cambiamento del loro comportamento durante gli incontri.
“In molti tornei la reazione della palla sul campo cambia completamente. Diventa molto più grande e il gioco cambia. Quello che chiedo è che trovino la migliore pallina possibile per le superfici e per i tornei che dobbiamo disputare”.

Zverev: “La squadra mi ha aiutato a rialzarmi”
Il successo europeo ha avuto un significato particolare anche per Alexander Zverev, che ha conquistato contro Learner Tien il punto decisivo per arrivare al 13-5.
Il tedesco era uscito molto deluso dalla sconfitta del sabato contro Alex de Minaur, arrivata per 2-6 7-6(5) 11-9 dopo aver avuto occasioni importanti per chiudere la partita.
“Dopo aver perso contro Alex ero abbastanza giù e credo che la squadra mi abbia davvero aiutato a rialzarmi e ad andare avanti. Carlos ci ha dato una grande spinta con una vittoria molto importante. È stato un enorme lavoro di squadra”.
Zverev ha inoltre ricordato quanto sia stata speciale la sua stagione. Nel 2026 ha infatti conquistato i primi due titoli Slam della carriera: Roland Garros, battendo Flavio Cobolli in finale, e US Open, superando Ben Shelton. Tra i due successi aveva anche raggiunto la finale di Wimbledon.

Jodar: “Una settimana speciale”
Tra i giocatori che hanno vissuto l’esperienza con maggiore emozione c’è stato proprio Rafael Jodar, alla prima partecipazione.
“Significa molto per me vincere questo titolo con questi ragazzi. Mi hanno aiutato dal primo giorno. Sapevano che ero quello nuovo e hanno dovuto spiegarmi come funzionava questa competizione”.
Il giovane spagnolo ha dato il proprio contributo anche sul campo, battendo Alexander Bublik per 6-2 6-3 nel suo incontro d’esordio.
“Normalmente viaggi con il tuo team, ma giochi per te stesso. Qui giochi per una squadra e ricevi il sostegno di tutti gli altri giocatori. È qualcosa di molto speciale”.

Noah celebra il gruppo
A sintetizzare lo spirito della settimana è stato infine il capitano Yannick Noah.
“Per me è stata un’avventura umana. Questi ragazzi giocano durante tutto l’anno e provo gratitudine per la possibilità di vivere momenti come questi insieme a loro”.
Il Team Europe ha così conquistato la sesta Laver Cup della propria storia, prendendosi la rivincita dopo la sconfitta subita nel 2025 a San Francisco. Prima dell’edizione londinese l’Europa aveva infatti vinto cinque delle otto edizioni disputate.

Per Alcaraz, però, la stagione delle competizioni a squadre potrebbe non essere ancora conclusa. A Londra ha ritrovato partite, entusiasmo e un trofeo; a novembre spera di poter inseguire a Bologna quella Coppa Davis che considera uno dei grandi obiettivi ancora da raggiungere.



Marco Rossi


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