Davidovich conquista Shanghai facendo un passo indietro: la scelta tattica che ha cambiato la finale
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Alejandro Davidovich Fokina ha conquistato Shanghai anche grazie a un passo indietro. Letteralmente. Nella finale vinta contro Rafael Jódar per 1-6, 7-6(5), 6-4, lo spagnolo ha modificato progressivamente la propria posizione in campo, arretrando per trovare il tempo necessario a contenere le accelerazioni del connazionale e trasformare gli scambi in una prova di resistenza.
Un adattamento che ha contribuito a ribaltare una partita inizialmente dominata dal giovane madrileno, avanti di un set e di un break prima della reazione del futuro campione.
Il dato: dal 24% al 42% dei colpi oltre i due metri
Il cambiamento emerge dai numeri della finale: nel primo set Davidovich aveva giocato il 24% dei colpi da oltre due metri dietro la linea di fondo. Nel terzo parziale quella percentuale è salita al 42%.
Quasi un colpo su due, dunque, è stato eseguito da una posizione molto arretrata nella frazione decisiva. Una scelta per aumentare il margine di difesa, mantenere profondità e obbligare Jódar a costruire più volte il punto, senza concedergli soluzioni immediate.
Nel primo set Jódar aveva il controllo degli scambi lunghi
L’avvio aveva mostrato uno scenario completamente diverso. Jódar prendeva l’iniziativa, trovava angoli e profondità e riusciva a sostenere il ritmo anche quando lo scambio si prolungava. Nel primo parziale aveva conquistato tutti e sette i punti disputati con oltre nove colpi.
Davidovich, invece, faticava a individuare uno spazio da attaccare. Lo ha spiegato anche dopo il successo: «Nel primo set non vedevo spazi per trovare un vincente. Era ovunque. Serviva molto bene e rispondeva molto bene».
Per cambiare la partita serviva quindi qualcosa di diverso dalla ricerca di un’accelerazione risolutiva. Davidovich ha continuato a lavorare sulla durata e sulla profondità degli scambi, cercando di far muovere il rivale e di costringerlo a colpire ancora.
Prima della tattica, cinque palle break salvate
L’aggiustamento non avrebbe avuto il tempo di produrre effetti senza la capacità di superare i momenti più delicati del secondo set.
Dopo aver recuperato il break di svantaggio, Davidovich ha annullato una palla break sul 3-3, due sul 4-4 e altre due sul 5-5. Cinque occasioni nelle quali Jódar avrebbe potuto tornare avanti, prima del tie-break vinto dal malagueño per 7-5.
Il servizio ha avuto un ruolo importante nel proteggerlo, permettendogli di arrivare al terzo set e di insistere su una partita sempre più fisica.
Profondità, difesa e variazioni per togliere comodità a Jódar
Nella frazione conclusiva Davidovich ha accentuato la scelta di arretrare. Da quella posizione riusciva a recuperare più palline e a restituirle profonde, chiedendo a Jódar uno sforzo ulteriore per trovare il vincente.
Anche le variazioni hanno contribuito: il rovescio in slice costringeva il madrileno ad abbassarsi e a gestire una traiettoria diversa rispetto agli scambi più rapidi e regolari dell’inizio.
Secondo l’analisi statistica della finale, Davidovich ha conquistato il 63% dei punti tra cinque e otto colpi e il 64% di quelli oltre nove colpi. Il confronto con il dominio iniziale di Jódar racconta quanto fosse cambiata la partita.
«Rendere la partita fisica era la mia unica possibilità»
Lo stesso vincitore ha descritto con chiarezza il piano seguito: «Dovevo semplicemente restare lì, continuare a credere in me stesso su ogni palla e cercare di farlo correre. La mia chiave oggi è stata rendere la partita fisica: era la mia unica possibilità».
Arretrare, naturalmente, significa anche lasciare campo all’avversario. A Shanghai, però, Davidovich ha saputo adattare quella scelta alle condizioni della finale: ha resistito quando Jódar comandava, protetto il servizio nei passaggi decisivi e progressivamente aumentato il costo di ogni punto. Quel passo indietro gli ha permesso di trovare la strada verso il primo Masters 1000 della carriera.
Francesco Paolo Villarico
TAG: Alejandro Davidovich Fokina

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Le ultime vittorie, conseguite dopo anni d’incredibili sconfitte, hanno dato sicuramente fiducia a DF, assieme alla scarsa esperienza di Jodar sono i principali ingredienti della sua vittoria.
Vedremo se l’ispano-russo-svedese riuscirà a dare continuità a questa fase, dovesse riuscirci diventerebbe sicuramente un avversario scomodo per i primi, come ha dimostrato la vittoria contro Zverev.